Ne hai di tempo da perdere.

E’ bello cazzeggiare. Così bello che penso potrei farci un abbonamento semestrale…
E’ bello anche ridere di sé stessi nel rendersi conto che lo studio, quando non è obbligo ma piacere, torna come leitmotiv(si scrive così?) delle giornate. Come una droga della quale non si riesce a fare a meno. Il “che vuoi farci, sei nata per questo” mi riempie di un orgoglio strano, quell’orgoglio del quale a tratti ci si vergogna perchésseiunanerddelcazzo.

E’ bello avere tremila aspettative e giocare ogni volta con la propria serata. Young and wild and free a fare ciò che mi piace. Bere, sostanzialmente, e ballare come una deficiente in modo poco bello alla vista. Degenerare.
E’ bello anche capire che nel proprio degenero si è sempre fieri del modo in cui si è degenerati. Il modo tale per cui resta sempre una grande performance da raccontare a mesi di distanza in cene, aperitivi e momenti conviviali. Fare il proprio show e sentirlo ri-raccontare ad oltranza perché è stato memorabile.

E’ bello avere tempo per pensare a un mare di puttanate, riscoprire interessi, spalmarsi creme e lozioni sul corpo e dedicarsi a sé stessi.
E’ bello anche prendere contatto con la parte più scabrosa di sé ed andarne fieri, scoprire che c’è un piccolo Bukowski ubriacone, sfigato e misero dentro ognuno di noi che ogni tanto necessita di fare capolino.

E niente, è bello bello bello.

[tamarritudine is in me]

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Rincretinendo.

1) la prima serie che hai seguito – Friends

2) Serie anni ’90 preferita – Streghe(Charmed)

3) Serie anni 2000 preferita – Scrubs

4) Serie preferita in corso? – Girls

5) Series creator preferito – Shonda Rimes(Grey’s anatomy)

6) Series creator più odiato – Josh Schwartz(Gossip girl)

7) Ship preferita – Cox & Jordan

8) Personaggio per cui hai una cotta vergognosa – JD

9) Il peggior finale di ogni tempo e il migliore – Peggiore: Gossip girl(per adesso) – Migliore: Scrubs

10) Chi non ha saputo fermarsi? – Gossip Girl & Dr. House

11) Miglior episodio pilota – Don’t trust the bitch in apt 23

12) La cancellazioni che ti ha spezzato il cuore – Don’t trust the bitch in apt 23

13) Personaggio preferito – John JD Dorian(Scrubs)

14) Attore che sarà per sempre il suo personaggio, non importa cosa faccia dopo – Hugh Laurie(Dr. House)

15) Migliore theme song? Echoes by The Rapture(Misfits), Skins theme

16) Preferisci guardare le serie quando siano finite o settimana per settimana? Settimana per settimana

17) Serie che stai aspettando con più trepidazione? – Misfits season 4, Grey’s anatomy season 9

18) La serie che ti ha cambiato la vita? ER, Scrubs, Sex and the city

19) Serie per ridere – How I met your mother, Community, Greek

20) Serie per piangere – Grey’s anatomy, ER

21) Serie per riflettere – Scrubs, Game of thrones

22) Story arc preferito – Desperate Housewives

23) Hai mai pianto su un episodio e se sì quale? Scrubs finale, SaTC finale, G’sA, Skins… Avoja!

24) UK o US? – UK tutta la vita!

25) A quale personaggio somigli? Carla Espinoza(Scrubs), Lynette Scavo(DH), JD(Scrubs), Naomi(Skins), Miranda(SaTC), John Snow(Game of thrones) and many more.

26) Serie che non riesci a guardare perché la detesti – Boris

Pretty little liars – Season 3 REVIEW: “Penniènte proprio!”

Io l’ho sempre detto di avere serie difficoltà di comprendonio. Sono di una lentezza esasperante quando si tratta di tenere le fila di un discorso. Ho bisogno di schemi coi riquadri ed i colorini uno diverso dall’altro come un paziente DCO per rinvenirmi di cosacazzovogliadire una mezza insignificante pagina di libro.
E possibilmente datemi un’insegnante di sostegno, o ci faccio notte. Grazie.

Figuriamoci quindi se riesco a star dietro a una trama che aspira alla complessità di Cent’anni di solitudine con la profondità di una televendita Eminflex…
Questo sta diventando PLL.
Il concept è nient’altro che GENIALE nella sua semplicità, ma lasciatemi dire una cosa: non si sostiene. Non si sostengono nuovi personaggi che spuntano dalle erbette ad ogni puntata(vedi la vecchia compagna di merende di Alison, il dottorino figo che rispunta dopo X puntate d’assenza…) e sparizioni improvvise di personaggi su cui c’eravamo costruite tremila film mentali(Byron? Fratello di Arya che non mi ricordo come ti chiami?! Where are you?!).
Non si sostengono le mises di Arya che pare scappata da un circo e la velocità con cui tutto succede senza aggiungere alcun tassello alla chiusura del cerchio che appare insostenibilmente lontana. E siccome la prima stagione è stata qualcosa d’indicibilmente coinvolgente noi vogliamo a tutti i costi capire cosa cacchio è successo quella notte. Dov’è finito quel mostro macabro di Ali, chi c’ha fatto il favore di levarla dal mondo e soprattutto come mai in quella città tutti si comportano come pazzi schizoidi.
Non è possibile concludere ogni puntata con un vaffa e uno “maccheccazzo c’entrano adesso tutti ‘sti indiziucci?”. Insomma, Marlene King ha fatto il primo scivolone con la storia di Mona, adesso spero vivamente che voglia stupirci con effetti speciali… Smentiscimi, o somma autrice. Dimostra di aver creato un grande show e non una robetta rimpapocchiata stile Beautiful…
La serie rischia di perdere pubblico, non c’è che dire.
Alla prossima, bitches.
-A

Qualcosa dalla testa di qualcuno #3.

“Frà, ci sei? Davvero io non so che ti prende! E dire che mi sembravi uno normale! Bon, fammi sapere se torni per pranzo!”
Marcello si alzò ridacchiando, spiaccicò la sigaretta nel posacenere e caracollò verso la  sua stanza.
“Ok…”
Alessandro tirò un sospiro e decise di dare un senso alla giornata.
Doccia, vestiti, scarpe, schiaccia quel brufolo schifoso ed esci, si diceva.
Non ci pensare, si diceva.
Ma proprio nei momenti in cui le trame dei suoi pensieri diventavano leggere e superficiali cominciavano ad affacciarsi i soliti concetti non suoi. Come se gli stessero squattando il cervello a gruppetti. Camminando per Borgo udì la preoccupazione di un’assistente al suo primo giorno di lezione, e non poté fare a meno di sorriderne:
“Maia… Maia, Maia Maia Maia. Io mi chiamo Maia, sono una fregna mostruosa e ce la posso fare. Certo che se non ancheggi come un’ubriacona magari assumi un po’ di più l’aspetto della professoressa. Ma non c’è verso, continuo a dimostrare diciott’anni. Nessuno mi prenderà sul serio, e Sant’Iddio perché mi sono messa questi inutili tacchi…”.
Tutto questo abitava dentro Maia e ciò agli occhi di Alessandro aveva dell’incredibile: si era sempre fatto i fatti propri, era vagamente consapevole che le sue spalle larghe e la sua aria da intellettuale sinistroide gli avrebbero sempre, bene o male, assicurato l’interesse di diverse ragazzine. Ma non si credeva il Dono del Cielo e, nonostante la sua estrema cortesia, non era ciò che si definiva uno spaccone. Uno di quelli piacevoli della serie “è brillante ma tende a stare nel suo”.
Maia invece appariva esattamente l’opposto: aveva capelli biondo miele lunghi e liscissimi, trucco perfetto, tacco dodici, viso duro e una camminata da runway che ispirava una sicurezza fuori ogni misura, quell’atteggiamento spavaldo che ad Ale non apparteneva affatto, ma che era impossibile non notare.
E proprio lui, a cui fondamentalmente non era mai importato niente di soffermarsi sull’interiorità di un’apparente spaccone/a, si trovò a riflettere sui luoghi comuni e sulle banalità che troppo spesso si sentono dire: “è dura e arrogante per nascondere la propria insicurezza!”.
Due anni di tormento, eros e thanatos con Giada gli avevano insegnato che si possono accampare tutte le scuse di questo mondo a comportamenti viscidi ed indecenti. Vedi: padri assenti o morti, disturbi alimentari, occhiali e ciccia in età infantile. Ma no.
Esistono anche gli stronzi e le stronze al mondo, a prescindere da esperienza spiacevoli.
Leggere la mente di Maia lo riportò ad una nuova fede nel luogo comune e nelle persone che si mostrano in un certo modo per rifuggire il mostro della paranoia.

Ale si sentiva stranamente potente ed emozionato, aveva scoperto un interesse forse malsano individuandovi il potenziale di crescita che mai si sarebbe aspettato.
E senza rendersene conto era solo dentro Maia, il rumore di fondo sembrava completamente annullato.
Come per molte altre situazioni di vita da studente, ecco un’altra procedura che necessita di concentrazione per essere portata a termine nel migliore dei modi.
Senza accorgersene seguì Maia in un bar. La sentì ragionare fra sé e sé di un tal Jack. L’ascoltò ripercorrere una notte di sesso particolarmente intensa, formulare frasi e elaborare verbalmente ricordi che le provocavano un certo effetto. Subito dopo il disagio e la paura che qualcosa trasparisse: Maia incrociò le gambe. Appariva come la più tranquilla, navigata e serena professoressa, eppure nascondeva pensieri di tutt’altro tipo.
Decise di mollarla lì per due motivi fondamentali: LEI stava diventando bordeaux e a LUI veniva da ridere. Scappò saggiamente, ma lo fece dopo averle rivolto uno sguardo fra lo spaventato e l’interrogativo e aver pagato un caffè che non aveva più bevuto.

“Ma quel tizio…”
La sentì scandire nella mente prima d’infilare la porta del bar in preda ad una vergogna senza precedenti.
Non poté negare che era stata una delle esperienze più strane e sensuali della sua vita.

Wondering.

“Il mio problema è che ci sei e sei qui in ogni mia oscurità. Everytime I pause. Ogni volta che mi guardo dentro ti affacci e quando mi sei accanto penso che non posso sentirmi più vivo.”

Decisamente, ho perso le parole. Non ne ho più. Si rompono appena mi arrivano alle labbra. Si estinguono… Ed io non esisto più.

Our time is running out.

Ho bisogno che qualcuno tiri il freno e fermi questa giostra diabolica. Non è materialmente possibile che sia finito un altro anno. Cccccccè, proprionò!
Che io abbia sei o sette esami in saccoccia e che l’anno prossimo sia l’ultimo. Il mio ultimo anno. Teorico chiaramente, perché temo che un po’ di più ci vorrà, e va bene così.
Dove sono finiti questi cinque anni? Sembrano spariti in una sillaba.
Sono stati evanescenti, brillanti, bellissimi. E ho trovato il mio posto nel mondo proprio qui, a pochi chilometri da casa. Il posto per questo momento della mia vita, il lavoro che vorrò per sempre e le persone attorno alle quali posso splendere.
E’ bellissimo, tutto, ogni dettaglio.
Nonostante questo ne penso mille ed il problema è che ne faccio novecentonovantanove, e sarà l’ora di regolarsi.

“Now you know that I want to give you all the things that you want, right? But I can’t, because they’re gone… They’re broken.”

 

Dannato vivere.

Io voglio essere debole. C’è una personcina un po’ impaziente e stufa di tutto dentro di me che ha voglia di piantare grane infinite, lamentarsi di fronte ad aperitivi e birre con una persona di fronte che annuisce ed ascolta.
Io voglio crollare. Voglio uno di quei pianti che riempiono la gola ed il naso, quelle fiumane di fastidio e dolore che scendono e gonfiano gli occhi, che dopo cembri Cassius Clay al centomilionesimo round.
Io voglio rannicchiarmi ed accettare che tante cose mi fanno male, coprirmi con le braccia per impedire agli eventi paranoido-genici di investirmi e scombussolarmi anche la più tranquilla delle serate.
Io voglio camminare a braccia conserte con un’espressione triste. Ascoltando “Just breathe” e facendomi il videoclip nel cervello senza preoccuparmi di esibire la camminata fiera e baldanzosa da chi ha, tutto sommato, passato un’altra favolosa serata a Pisa con gli amici.
Pisa è sempre qui ed è sempre più mia. E’ triste e tremendo vedere un altro anno finire. Perché il prossimo è il mio ultimo anno e c’ho una botta allo stomaco per quello che mi aspetta da non potersela immaginare… Lasciare, cambiare, restare o forse aspettare…
Ma è un’altra storia.
Adesso è adesso.
Io voglio il mio adesso e sono incazzata nera perché non me lo vivo appieno. Non mi miglioro, ricado sempre sulla stessa via spianata. Quella che conosco. Fatta di lamentele e comportamenti infantili.
Io voglio cambiare e restare sempre la stessa. Far prevalere la parte orgogliosa e felice di me, smettere di sentirmi come in due e concedermi di essere debole allo stesso tempo. E’ possibile?