Breathe and reboot / goin’ faster than a rollercoaster —> RED again.

La mia vita senza te non è così diversa
faccio tutto un po’ più piano ed ho tempo per me
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò
la sua vita senza te io che lo vedo spesso
non capisco bene come farà ma sopravviverà
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò
c’è un momento per tutto vai pure dritto sai
devi farti un po’ male che dopo capirai
è un momento poi passa giuro PASSERA’
puoi chiamarla se vuoi LIBERTA
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò
c’è un momento per tutto VAI BENE COME VAI
qualche cosa si spegne altre ne riaccenderai
al dolore rispondi col SORRISO che hai
LE RAGAZZE NON PIANGONO MAI
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò.

Tre allegri ragazzi morti – La mia vita senza te

http://soundcloud.com/latempesta/lamiavitasenzate

A me che piace tagliare e cucire, prendere frammenti di me qua e là, che distorco il senso originario di quello che altri hanno voluto dire per adattarlo a ciò che mi accade attorno.
A me che oggi sono di nuovo rossa e mi piaccio tanto.
A me che sto sorridendo e ce la faccio a fare tutto.
Questa è per me.

Finalmente il browser ha deciso che posso, in grazia di Dio, accedere al fottuto dashboard di WordPress.
Misteri dell’informatica, o forse la mia menomazione mentale ha raggiunto i livelli di guardia. Non lo so.
Sembra che la musica, Brezsny, la tv, Pisa e Lucca mi parlino.
In ogni cosa, in ogni pietra, in ogni pensiero.
Sempre io e qualche volta tu. Ma sono IO.
E sto bene, non so come sia umanamente comprensibile, ma sto bene.

And there is time to kill today, ma tipo “ammazzare oggi”, proprio.

Una volta il fluire del tempo mi piaceva. Amavo ritrovarmi a capo di una settimana e sorprendermi di tutti i momenti diversi che l’avevano composta. Mi sono scoperta spesso a pensare che passa troppo velocemente, che non è possibile che sia già mercoled’ quando tre secondi fa era sabato, e il giorno prima ancora che abbiamo fatto quella passeggiata, e l’altro che mi sono addormentata a lezione, e ancora.
Mi piaceva guardarmi scorrere lungo le ore, i giorni e le settimane ed individuare quei momenti e quelle situazioni che, un po’ come in Sliding Doors, mi avevano portata ad un certo stato d’animo o in una certa biblioteca ad un’ora imprecisata.
Io amo il passare delle ere, l’avvicendarsi delle stagioni ognuna con le sue piccole gioie. Amo lo spuntare delle luci di Natale ad ogni palazzo proprio quando mi comincio a stufare del buio che arriva alle cinque e mezza, e l’allungarsi delle giornate quando ancora il freddo punge la punta del naso e mi fa arrossare le dita.
Mi danno profonda soddisfazione i germogli e gli alberi che cambiano verso aprile, li guardo e penso che solo cinque secondi prima studiavo al freddo avvolta nel plaid con una tazzona di thè a scaldarmi le mani.
E passa e passa e passa, lo rivedo nei blog e nei miei diari sempre più consunti e numerosi ad occupare quei due cassetti segreti in un angolo della mia stanza a Lucca. Pieni di me, di cazzate e di cose delle quali un giorno mi vergognerò.

Sta di fatto che oggi il tempo io lo odio. E’ la prima volta che mi viene da pensare che vorrei fermarlo, mai ho voluto arrestare tutto.
Semmai l’avrei voluto più veloce. Svegliarmi alla fine delle sessioni d’esame  tutte ‘ste baggianate qua.
Adesso odio non capire dove finisce la simulazione ed inizia la realtà. Non riesco a discernere se preferirei essere una macchina per non avvertire certe cose o perlomeno riuscire ad elaborarle properly. O vorrei tornare a vedermi girare in analogico col corredo di auto maledizioni che m’infliggo da lustri, le riflessioni, lo scorrere angosciante e tutto il corrimidietro.
Non so niente. I know nothing like John Snow, pure peggio a dirla tutta.
E mi dispiace vivere il tempo come un nemico che mi porta via due occhi incredibili e una sintonia indescrivibile.
Quel tempo che mi è sempre stato amico e mi ha fatta guarire ogni volta che mi sono fatta male, da quel graffio sugli scogli all’amore finito e le persone che non ci sono più.
Quel tempo che adesso mi sta ammazzando e che spero un giorno mi aiuterà a smettere di ficcare la testa nella merda e poi lamentarmi se puzza.
Sono molto stupida, io.

 

Soltanto che adesso ho mal di testa.

la nostra festa di ieri sera mi è piaciuta
io mi sono divertita
soltanto che adesso ho mal di testa
e mi prendo un’aspirina
secondo te cancellerà il sapore della tua saliva
o il fatto che non ho capito un cazzo della vita?
io stasera non esco saldamelo tu il conto
con il resto del mondo io resto a letto
perché mi sento uno schifo
e non è la prima volta non è neanche la seconda
che io mi sento uno schifo
e non è la prima volta no non è la prima volta
e poi tu non sei migliore di me
anzi com’è che siamo sempre i peggiori
e io non mi sforzo neanche troppo
è una specie di vocazione naturale
l’aveva sempre detto mia madre
io stasera non esco saldamelo tu il conto
con il resto del mondo io resto a letto
perché mi sento uno schifo e non è la prima volta
non è neanche la seconda
che io mi sento uno schifo
e non è la prima volta no non è la prima volta
perché ti odio
ma fingo bene sono molto intelligente
quando mi conviene
perché ti odio ma fingo bene
sono molto intelligente
quando mi conviene

 

Maria Antonietta- Saliva

 

Non mi ricordo nemmeno se ho già bloggato questo pezzo o meno. La ragazza ha una voce insopportabile ma scrive in un modo che mi fa impazzire. E brava Tizia, ti cagherò.
Hai capito tutto di me.

Tutto sommato.

Ho ragionevolmente pensato che potesse essere quella volta. La volta in cui ci si accorge della macchia scura sulla mia iride destra, come ho sempre detto per esemplificare stupidamente la cosa che dovrebbe essere diversa dalle altre.
Ho supposto con relativa certezza che il vento girasse da un’altra parte e tuttora sono convinta di aver fatto ben a seguire questo refolo forse solo immaginario.
Ho scommesso su tante cose senza nemmeno accorgermene, ma per adesso sono così serena che magari mi vien da pensare che l’ho infilata giusta.
Ma c’è da valutare.
Ho bisogno di silenzio interiore. Di capire se sto facendo bene o male tipo tutto.
Di zittire tutte le ansie insensate, abolire le domande ed il sempiterno pippone autoinflitto.

Riuscirci così mi lascia quasi un vuoto. Come se senza la mia dose di nervosismo non fossi io.
Ma da queste parti si sta bene.
Brezsny mi ha detto di sperimentare un qualche tipo di morte come liberazione e fresh start. Bell’oroscopodemmèrda, grazie, ma tutto sommato è attinente a questa strana pace.
Come chiudere la porta uscendo dalla sala prove. Basta affacciarsi mezzo secondo dentro e c’è un gruppo di sedicenti sedicenni alle prese con la prima cover di Smell like teen spirits che fa un chiasso allucinante e no, non infila una nota a pagar oro…
Ma qui fuori si sta bene, ci si può accendere una sigaretta e fumarla in pace… In attesa di tornare a fare il tifo per sbrogliare il delirio della sala prove…

E’ venerdì.

 

You and your sweet smile
You and your tantalizing ways
You and your honey lips
You and all the sweet things that they say
You and your wild wild ways 
One day you just up and walked away 
You left me hurting

But I can forgive you for that now
You taught me something 
Something took half my life to learn 
When you give all yourself away
Just tell them to be careful of your heart

Be careful of my heart, heart
Be careful of this heart of mine
Be careful of my heart, heart

It just might break and send some splinters flying 
Be careful of my heart, heart
Be careful

You you you 
You you you 
You you you 
Took my love 
Thought you took it all

You you you
You you you
You you you
Took my love
And now you’re gone 

But I’m not breaking down 
And I’m not falling apart 
I just lost a little faith 
When you broke my heart
Given a chance I might try it again
But I wouldn’t risk it all this time

I’d save
A little love for myself
Enough for my heart to mend 
A little love for myself
One day I just might love again
One day some sweet smile might turn my head
One day I just might give all myself away
One day
One day
One day

(Tracy Chapman – Be careful of my heart)

Sigaretta IN CAMERA, Tracy in sottofondo e quiz di Neurologia. Also known as: rock bottom.
Ma la prendo con ironia, domani è un altro giorno.

Life makes echoes if you seem them.

Questi sono i momenti in cui, per quanto riguarda la sottoscritta, il mondo se ne può anche andare a spigare.
Uno di quei momenti in cui non desidero null’altro che avvolgermi fra le mie coperte con un bicchierone di succo ACE, un paninozzo e la Fetta al Latte per quando mi verrà voglia di dolce, le sigarette… E SPARIRE per una tre ore buone.
E’ un processo che richiede almeno un’ora di attento listening and comprehension con relative bestemmie e ricerca febbrile di trascrizioni adeguatamente fedeli e spulciamento compulsivo di Urbandictionary.
Un’operazione che vuole un’attenta analisi dei nuovi elementi comprese nazionalità e formazione professionale, che magari m’aiutano a capire checcazzodicono.

E’ l’inizio di una nuova era.
E’ l’ennesimo freno alla mia carriera accademica.
E’ il sogno di un pomeriggio di mezzo autunno.

Io e la prima puntata della quarta stagione di Misfits.

Insieme.
Per vincere.

****

V-I-S-T-A.

Sarebbe più appropriato dire “spazzolata”, “mangiata”, “divorata”.
Divorata con la sempreverde ansia, aspettativa e tachicardia con cui ho aspettato ogni episodio di Misfits…
La paura era tanta stavolta. Siamo alla stagione quattro, abbiamo perso Robert Sheehan alla fine della seconda e il calo è stato inevitabile.
Voglio dire, avevamo Robert Sheehan e avevamo Nathan Young.
Avevamo questo:

Non che Joe Gilgun sia da meno, intendiamoci. Joe Gilgun c’ha uno stile che più creepybritish non si può, un personaggio fenomenale e una mimica facciale unica.

Un pezzo assolutamente esplicativo della bravura di quest’uomo, direttamente dalla terza stagione del miglior TF èvah:


Il fatto che faccia parte degli uomini oggettivamente brutti che mi farei in qualsiasi momento e contesto insieme al plurime volte citato Eugene Hutz è un discorso a parte, ma certamente contribuisce al mio amore sconfinato per questo personaggio.

Se la presenza di Joe/Rudy ci rallegra e fa pensare che la sua storyline abbia ancora un sacco di sviluppi e direzioni da prendere, la presenza di Curtis(Nathan Stewart-Jarrett) pare quasi rassicurante, a ricordarci che Misfits è sempre quello e che c’è un filo conduttore che non si spezza. Una presenza alla quale siamo abituati ma che, nonostante sia stata decisiva in molti snodi della storia, non ha mai veramente “riempito” lo schermo con la sua interiorità, nonostante l’abbiamo esplorata più volte con interesse e partecipazione. E’ il solito bravo ragazzo, un punto fermo su quel che è stato.
Ma non è una Kelly, un’Alisha, un Simon.

Tenera anche la presenza di Seth che ci parla di Kelly e di come adesso se ne sta a disinnescare bombe in Uganda. Kelly mia, perché non torni? Quanta saudade per te, mitica grezzona. Voglio ricordarti così:

Ma ora veniamo alla puntata.

Abbiamo due cuccioli che per adesso ci hanno detto poco o nulla e forse meritavano di essere un attimino introdotti meglio. Inevitabile l’associazione con Simon ed Alisha, un po’ per i colori, un po’ per la timidezza del piccolo Finn e per l’aria da badass di lei.
Jess(Karla Crome – ecchiccazzoè Karla Crome? Anche sul web se ne sa proprio poco, staremo a vedere) vede attraverso i muri a quanto pare, Finn è una specie di Prue Halliwell incapace di usare il proprio dono.
Lui faccetta childish, lei figlia della wastedyouth o che cosa? Non cadetemi nel banale per cortesia, che poi mi rovinate un amore senza precedenti.
I cuccioli arrivano nell’inaffondabile Community Centre ed ovviamente figurati se possono passare la mattinata a raccogliere rifiuti o tinteggiare panchine… Prima che possano dire “twats” si ritrovano rinchiusi in un frigorifero in compagnia d’un mezzo cadavere.
Seth, come da copione, s’è prodigato nella tortura del suddetto quasi-cadavere tagliando genitali e simili carinerie, Rudy ha completato il tutto segandogli una mano come se stesse preparando il compensato per le casette degli uccelli.
L’Eroe è come sempre Good Rudy, di una dolcezza sconfinata,