Another regular saturday night.

“Mi vuoi bene anche se sono così pesante?”
“Io ti voglio bene PROPRIO PERCHE’ sei così.”

Non ho molte parole in verità. Mi si sono seccate in gola.
Solo…
Certe persone non hanno bisogno di mostrarsi, atteggiarsi né tantomeno sforzarsi per essere meravigliose ed illuminare qualsiasi cosa tocchino. Sono le stesse persone che ciononostante a volte si mostrano e si atteggiano perché in quel momento prende bene così. Esagerate e immensamente cretine.
Ma non si sforzano per farlo, mai.
Non si sforzano nemmeno di mantenere il contegno.

Che poi fondamentalmente… A che serve il contegno quando siamo tutte insieme? A un bel niente, perché il nostro star così bene elimina ogni ipotetica conseguenza di danno dovuto a figure di merda, escoriazioni, intossicazioni alcoliche e quant’altro.

“Oh, you’ve got GREEN eyes,
oh you’ve got blue eyes
oh you’ve got grey eyes,
and I’ve never seen anyone
quite like you before,
no I’ve never met anyone
quite like you before.”

[Forse non lo immaginano ma per me sono state una scoperta indicibile. Una cosa che non ho mai avuto. Una cosa che mi fa sorridere ogni giorno della mia vita.]

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Bloggando con sempre minor spessore.

“Stai respirando
ma questo non è ossigeno.”

Come mai passo di livello tipo un Pokémon?
Ma, più che altro, perché lo faccio nel giro di una notte e  trattasi di un processo reversibile?
A volte mi setto mentalmente in determinati status di concentrazione ed emotività completamente diversi da quelli tenuti fino a quel momento. E’ quello che è successo da lunedì mattina. Non è una cosa negativa, anzi, l’iperattività è quello che ci vuole in questo momento d’impegni e sclero perpetuo.
Ma mi chiedo come mai deve ogni volta scattarmi qualcosa nel cervello, indipendentemente dalla mia volontà.
Per quanto ci provassi non riuscivo a ragionare ed organizzare la mia vita ed i miei pensieri fino alla settimana scorsa. Ho fatto un sacco di cretinate delle quali sicuramente mi pentirò nel mio nuovo setting ipercinetico, eppure ero come non in grado di controllarmi dal punto di vista delle uscite e dello svago.
Se solo potessi decidere io quando farmi venire le botte di buona volontà sarei una persona sana, tranquilla e perfetta, ma so già da anni che mi è fondamentalmente impossibile. Non ci riesco, gli eventi mi trasportano. Anche quelli più cretini, e magari trascuro cose, persone e situazioni alle quali dovrei dedicare più energia.
Le mie amiche non trovano definizione all’ossimoro della mia quoditianità, non capiscono mai un cacchio dei miei ritmi e dei miei tempi. Si chiedono come sia possibile che una che si scorda i compleanni e anche quello che ha detto cinque minuti prima sia allo stesso tempo la più utile quando si tratta di rinvenirsi nelle situazioni con tempi stretti. O in grado di fare il medico un giorno, per esempio. O di studiare e riuscire effettivamente a infilarne qualcuna nel posto giusto.
Sono totalmente inaffidabile per appuntamenti, lezioni, esami ed occasioni, fossero pure lauree, matrimoni e funerali. Io arrivo in ritardo.
Geneticamente incapace di svegliarmi la mattina se non sono svenuta la notte prima per almeno sette ore. Sette ore d’orologio e sento la sveglia, mi alzo, metto la musica e faccio trecentomila cose. Sono Mary Poppins, Cristina Yang, Carrie Bradshaw e Margherita Hack in un colpo solo.
Se dormo anche sei ore e cinquantacinque apro gli occhi alle 10:30 e comincio a bestemmiare perché addirittura i miei coinquilini si sono svegliati prima di me. Faccio partire i consueti tre messaggi di scuse alle ragazze perché magari era il mio turno di andare a lezione. Non mi faccio la doccia, giusto le fondamentali. Esco coi capelli sporchi – mai esistette disagio maggiore – perché i miei capelli di due giorni fanno veramente vomitare.
Esco e mi rendo conto – dopo X minuti od ore – che mi sono dimenticata, non necessariamente nell’ordine:
– documenti del motorino
– occhiali da sole(di solito alle 11:30 con una luce accecante fuori)
– ombrello(quando dopo due ore si scatenerà l’uragano Katrina)
– lettore mp3, con variante “è scarico”, proprio il giorno che ho lezione di pediatria con quell’idiota che non la finisce più di parlare di latte e di come si deve mettere il bimbetto per attaccarlo alla tetta. No, niente fuga tramite Nobraino o Muse o quel che è, perché o non ce l’ho o è deceduto.
– occhiali da vista(e lì è fatta, giornata totalmente d buttare)
A quel punto schizzo nella prima aula studio che mi si para davanti. Non mi concentro un cazzo e torno a casa arricchendo il sempre presente rosario di moccoli. Solitamente penso e decido: “beh oggi è andata, mi girano, rilassiamoci”.
E qui, come se non fossero bastate le precedenti, infilo la Stronzata Definitiva: accetto i classico evergreen “giretto + birretta dell’infrasettimana“(con variante “spettacolo al Teatro Rossi Aperto“, che ieri sera ho piacevolmente scoperto, mi ha nutrito l’anima, bellissimo progetto, tanta stima e tutte ‘ste robe qua) che puntualmente diventa “pasta da noi alle 4.30?! dai, tanto non dormo e domani mi alzo!“, e fallisce tutto.
Fallisce il mio proposito di non fermarmi mai, falliscono quelle due once di concentrazione magari trovate durante la giornata. Fallisce la mia serenità, perché poi tutto si accumula e non so gestirlo, perché, come ripetuto plurime volte, io sono una cretina.

Pare che da lunedì il ritmo sia ristabilito, è questione di far passare il weekend senza eccessivi colpi di testa. Oggi lavatrici e poi finisco quel dannato libro. Anche stasera sotto, e speriamo che duri. Ho bisogno di sentirmi così. Di riposarmi quando mi riposo, tipo adesso, di studiare quando sto studiando, di dormire e di non pretendere troppo se troppo non dò…

Peccato che di livelli di coscienza ce ne siamo centottantasette circa, e speriamo di non precipitare in un cazzo di limbo intermedio. Ci vuole la strizza al posteriore stavolta, e forse riuscirò a starmene tranquilla. A fumare poco. A bere poco. A uscire poco. Conservando la salute mentale.

 

Che salpino le navi,
si levino le ancore e si gonfino le vele,
verranno giorni limpidi e dobbiamo approfittare 
di questi venti gelidi 
del Greco e del Maestrale,
lasciamo che ci spingano al di là di questo mare,
non c’è più niente per cui piangere o tornare.

Si perdano i rumori e presto si allontanino i ricordi e questi odori
verranno giorni vergini e comunque giorni nuovi
ci inventeremo regole, ci sceglieremo i nomi 
e certo ci ritroveremo
a fare vecchi errori, 
ma solo per scoprire di essere migliori
Mentre tu, 
intanto nel tempo che resta, 
sei qui accanto e già molto diversa 
e bellissima, 
sei bellissima.

(Le Navi – Daniele Silvestri)

Cariàssi perché la gggggènte si laurea.

Io mi chiamo Gioia e ho 14 anni di cervello.
Io ascolto le canzoni della Disney e mi caricano a bestia.
Io torno a casa e saltello perché due dei miei migliori amici hanno una coronadelcazzo in testa.
Io sono veramente una persona stupida.
Io faccio questa Facoltà che mi porta via ogni cosa anche se non sembra e conservo un barlume di vita sociale, almeno al momento.
Medicina.
Vita mia.
[…che culaccio!]

Io voglio quella dannatissima corona. E’ una vita che aspetto e ora siamo a un tiro di schioppo, manca veramente poco, già tremo, non so fare, non so come si scrive una tesi o con che faccia presentarmi in Reparto dopo mesi e mesi di assenza. Sono la Regina degli Imbecilli e la Contessa dei Nonprontiadaffrontaretuttoquesto.
Ma quei sorrisi e quella soddisfazione, due amici così felici e meravigliosi LAUREATI mi hanno messo una foga pazzesca addosso.
Voglio il mio alloro e lo voglio al più presto, per cui… Testa bassa e studiare ‘stammerda.

Anche se non ne puoi più.
Anche se sei stremata.
Distrutta che però stai bene.

Il mio mostro

“A volte l’ospedale sembra quasi un mostro famelico che si ciba della nostra vita privata. Influisce su tutti noi. […] Il mostro uccide tutto ciò che è bello. […] Non si può mai sapere come il mostro ci assalirà, a volte ti succhia tanta energia da non sopportare l’idea di dover pensare anche alle persone che ti aspettano a casa, a volte ti trascina via nel momento peggiore, a volte ti porta via anche il tetto sopra la testa. E a volte il mostro si porta via qualcosa che non avresti mai creduto di poter perdere: la voglia. […] In fondo penso che il mostro ci sarà sempre, il segreto è non dargliela vinta! E a volte questo significa lasciare che un amico ti aiuti.”

 

Domani. Forzaforzaforza.

Ma se per esempio…?

Ecco, può sembrare banale ma qualcosa è partito all’interno del Grande Marchingegno Cosmico. Il Creatore, o chi per lui, ha deciso che da queste parti deve buttarci un po’ di serenità nonostante le tragedie che non mancano di susseguirsi a cadenze regolari.
I distacchi, per esempio. Chi è il tuo mondo e da un giorno all’altro non lo/la vedi più. E ti trovi al bancone del solito bar a chiedere come una cretina “Ma Sandra che fa? L’avete sentita?” per far seguire un silenzio atroce e lacrimucce, che manco fosse morto qualcuno.
O a programmare pomeriggi creativi ed attacchi d’arte con chi fra due settimane non vivrà più con te.
Nonostante ciò il momento è decisamente ricco di stimoli ed aspettative.
Il mio ultimo anno, la svolta, il sesto di Medicina, e sticazzi ormai sei quasi in fondo, pompa nelle casse e vedi di avere come immagine del profilo su Facebook una foto con la corona d’alloro entro un tempo utile, per piacere.
Succedono cose che sono come domande, e prima o poi la vita risponde… Dicendoti che non c’è altra cosa da fare che sciacquarsi la faccia ogni mattina, metter su qualcosa di decente e iniziare la tanto odiata/amata routine. Spaventosamente normale, così com’è sempre stata… Per l’ultima volta però.
E chissenefrega se ho mille cose da fare e la vita mi sorpassa. Io ho bisogno di pensare e rendermi conto del luogo dove adesso mi trovo, fare la conta dei superstiti e tenerli così vicini da sentirli respirare in ogni momento.
Ho paura? Sì. Ho paura a muovere ogni passo, ho paura di fare le bolle sotto il sole di Piazza dei Cavalieri perché mi scopro troppo. Tutta lì di fronte a cose e persone nuove, che entrano e non si sa se usciranno e quando.
Sono carica? Di più. La paura se ne deve andare affanculo. L’ansia, Cisanello, i distacchi e i rotolini di ciccia che imperversano. Domani arriva sempre, se ci fai caso.

E nel frattempo mi chiedo anche: ma… Se io e te… Per esempio… Ci si piacesse?

“Mi stai sentendo? Sono tutto un altro te. 
Quello che hai dentro, quello che forse non c’è.
Qualcosa sta cambiando, tu sai che è inevitabile.”
(Negrita – Il giorno delle verità)

Come il cane, fermo senza freni, voglio fare il record del mondo di chi sta più bene.

Se qualcuno si azzarda a dirmi che l’estate è il momento perfetto per divertirsi senza pensare giuro che lo ammazzo con le mie mani. Il problema è che puoi mettere il cervello sul comodino quanto ti pare… NON E’ DETTO che gli altri facciano lo stesso. E’ quella la fregatura, e mica ci si pensa, si pensa che stando rilassati tutto fluisca con calma e soddisfazioni per l’ego, l’intelletto e l’ormone…
Non è che ci sia rimasta male per la cosa in sé, ma perché è stata proprio una nota stonata fra gli urli dei Nobraino che mi hanno letteralmente portata via.
Uno dei pochi concerti che ho ascoltato attonita senza interagire con chi avevo attorno. Che mi sono vissuta stando rigorosamente NEL MIO. Se poi nel mio c’entra qualcuno, che lo faccia rispettando le mie emozioni e rispettando il fatto che sto vivendo un momento di pura felicità.
Sto facendo il record del mondo di chi sta più bene, e non hai nessun diritto di spezzare quelle note, quei balli e quelle parole incrinando una sensazione così rara. Sporcandomela. Ammazzati, fanculo.
Sai che?
Sono proprio nauseata dal fatto di dover essere “quella matura” in ogni dannatissima circostanza. Quella in grado di dire le cose come stanno, gestire, capire, tirare i fili, parafrasare e svolgere le mie stesse parafrasi nel momento in cui ho di fronte una persona che ci si chiede come abbia fatto a prendere la licenza elementare.
E sai che?
Io vado in Salento, sono nel bel mezzo del record del mondo… Non seccatemi.


Nobraino immensi. IMMENSI.

Ne hai di tempo da perdere.

E’ bello cazzeggiare. Così bello che penso potrei farci un abbonamento semestrale…
E’ bello anche ridere di sé stessi nel rendersi conto che lo studio, quando non è obbligo ma piacere, torna come leitmotiv(si scrive così?) delle giornate. Come una droga della quale non si riesce a fare a meno. Il “che vuoi farci, sei nata per questo” mi riempie di un orgoglio strano, quell’orgoglio del quale a tratti ci si vergogna perchésseiunanerddelcazzo.

E’ bello avere tremila aspettative e giocare ogni volta con la propria serata. Young and wild and free a fare ciò che mi piace. Bere, sostanzialmente, e ballare come una deficiente in modo poco bello alla vista. Degenerare.
E’ bello anche capire che nel proprio degenero si è sempre fieri del modo in cui si è degenerati. Il modo tale per cui resta sempre una grande performance da raccontare a mesi di distanza in cene, aperitivi e momenti conviviali. Fare il proprio show e sentirlo ri-raccontare ad oltranza perché è stato memorabile.

E’ bello avere tempo per pensare a un mare di puttanate, riscoprire interessi, spalmarsi creme e lozioni sul corpo e dedicarsi a sé stessi.
E’ bello anche prendere contatto con la parte più scabrosa di sé ed andarne fieri, scoprire che c’è un piccolo Bukowski ubriacone, sfigato e misero dentro ognuno di noi che ogni tanto necessita di fare capolino.

E niente, è bello bello bello.

[tamarritudine is in me]