Bloggando con sempre minor spessore.

“Stai respirando
ma questo non è ossigeno.”

Come mai passo di livello tipo un Pokémon?
Ma, più che altro, perché lo faccio nel giro di una notte e  trattasi di un processo reversibile?
A volte mi setto mentalmente in determinati status di concentrazione ed emotività completamente diversi da quelli tenuti fino a quel momento. E’ quello che è successo da lunedì mattina. Non è una cosa negativa, anzi, l’iperattività è quello che ci vuole in questo momento d’impegni e sclero perpetuo.
Ma mi chiedo come mai deve ogni volta scattarmi qualcosa nel cervello, indipendentemente dalla mia volontà.
Per quanto ci provassi non riuscivo a ragionare ed organizzare la mia vita ed i miei pensieri fino alla settimana scorsa. Ho fatto un sacco di cretinate delle quali sicuramente mi pentirò nel mio nuovo setting ipercinetico, eppure ero come non in grado di controllarmi dal punto di vista delle uscite e dello svago.
Se solo potessi decidere io quando farmi venire le botte di buona volontà sarei una persona sana, tranquilla e perfetta, ma so già da anni che mi è fondamentalmente impossibile. Non ci riesco, gli eventi mi trasportano. Anche quelli più cretini, e magari trascuro cose, persone e situazioni alle quali dovrei dedicare più energia.
Le mie amiche non trovano definizione all’ossimoro della mia quoditianità, non capiscono mai un cacchio dei miei ritmi e dei miei tempi. Si chiedono come sia possibile che una che si scorda i compleanni e anche quello che ha detto cinque minuti prima sia allo stesso tempo la più utile quando si tratta di rinvenirsi nelle situazioni con tempi stretti. O in grado di fare il medico un giorno, per esempio. O di studiare e riuscire effettivamente a infilarne qualcuna nel posto giusto.
Sono totalmente inaffidabile per appuntamenti, lezioni, esami ed occasioni, fossero pure lauree, matrimoni e funerali. Io arrivo in ritardo.
Geneticamente incapace di svegliarmi la mattina se non sono svenuta la notte prima per almeno sette ore. Sette ore d’orologio e sento la sveglia, mi alzo, metto la musica e faccio trecentomila cose. Sono Mary Poppins, Cristina Yang, Carrie Bradshaw e Margherita Hack in un colpo solo.
Se dormo anche sei ore e cinquantacinque apro gli occhi alle 10:30 e comincio a bestemmiare perché addirittura i miei coinquilini si sono svegliati prima di me. Faccio partire i consueti tre messaggi di scuse alle ragazze perché magari era il mio turno di andare a lezione. Non mi faccio la doccia, giusto le fondamentali. Esco coi capelli sporchi – mai esistette disagio maggiore – perché i miei capelli di due giorni fanno veramente vomitare.
Esco e mi rendo conto – dopo X minuti od ore – che mi sono dimenticata, non necessariamente nell’ordine:
– documenti del motorino
– occhiali da sole(di solito alle 11:30 con una luce accecante fuori)
– ombrello(quando dopo due ore si scatenerà l’uragano Katrina)
– lettore mp3, con variante “è scarico”, proprio il giorno che ho lezione di pediatria con quell’idiota che non la finisce più di parlare di latte e di come si deve mettere il bimbetto per attaccarlo alla tetta. No, niente fuga tramite Nobraino o Muse o quel che è, perché o non ce l’ho o è deceduto.
– occhiali da vista(e lì è fatta, giornata totalmente d buttare)
A quel punto schizzo nella prima aula studio che mi si para davanti. Non mi concentro un cazzo e torno a casa arricchendo il sempre presente rosario di moccoli. Solitamente penso e decido: “beh oggi è andata, mi girano, rilassiamoci”.
E qui, come se non fossero bastate le precedenti, infilo la Stronzata Definitiva: accetto i classico evergreen “giretto + birretta dell’infrasettimana“(con variante “spettacolo al Teatro Rossi Aperto“, che ieri sera ho piacevolmente scoperto, mi ha nutrito l’anima, bellissimo progetto, tanta stima e tutte ‘ste robe qua) che puntualmente diventa “pasta da noi alle 4.30?! dai, tanto non dormo e domani mi alzo!“, e fallisce tutto.
Fallisce il mio proposito di non fermarmi mai, falliscono quelle due once di concentrazione magari trovate durante la giornata. Fallisce la mia serenità, perché poi tutto si accumula e non so gestirlo, perché, come ripetuto plurime volte, io sono una cretina.

Pare che da lunedì il ritmo sia ristabilito, è questione di far passare il weekend senza eccessivi colpi di testa. Oggi lavatrici e poi finisco quel dannato libro. Anche stasera sotto, e speriamo che duri. Ho bisogno di sentirmi così. Di riposarmi quando mi riposo, tipo adesso, di studiare quando sto studiando, di dormire e di non pretendere troppo se troppo non dò…

Peccato che di livelli di coscienza ce ne siamo centottantasette circa, e speriamo di non precipitare in un cazzo di limbo intermedio. Ci vuole la strizza al posteriore stavolta, e forse riuscirò a starmene tranquilla. A fumare poco. A bere poco. A uscire poco. Conservando la salute mentale.

 

Che salpino le navi,
si levino le ancore e si gonfino le vele,
verranno giorni limpidi e dobbiamo approfittare 
di questi venti gelidi 
del Greco e del Maestrale,
lasciamo che ci spingano al di là di questo mare,
non c’è più niente per cui piangere o tornare.

Si perdano i rumori e presto si allontanino i ricordi e questi odori
verranno giorni vergini e comunque giorni nuovi
ci inventeremo regole, ci sceglieremo i nomi 
e certo ci ritroveremo
a fare vecchi errori, 
ma solo per scoprire di essere migliori
Mentre tu, 
intanto nel tempo che resta, 
sei qui accanto e già molto diversa 
e bellissima, 
sei bellissima.

(Le Navi – Daniele Silvestri)

Fossi così ogni giorno mi laureerei in due mesi.

Piccole gioie quotidiane(Atto Millesimo – aka “i classici che non passano mai di moda”):

– il pranzo pronto portato da Lucca
– una bella canzone che non esce di testa, “testa dura, testa di rapa…”
– capire qualcosa(tuuuuutto!) delle trombosi venose centrali
– essere tutti nella stessa aula studio con la prospettiva di una cena insieme
– le pulizie che non mi toccano
– una lezione di BLS-D che fa rivalutare prospettive, aprire porte e accostare portoni
– l’aver dormito otto ore la notte precedente e non somigliare ad uno zombie.

Goditi il buonumore perché domani t’impazziscono gli ormoni e desidererai solo uccidere il prossimo, addormentarti e svegliarti fra un anno.

Riots I miss you.

Quando ero al Liceo avevamo un Collettivo simil-comunista che raccoglieva circa cento adolescenti freakkettoni intenzionati a cambiare il mondo e a smuovere Lucca dal suo sopore culturale e politico.
Avevamo un sacco d’idee e le abbiamo messe tutte in pratica. Abbiamo visceralmente odiato il fascismo e pianto sotto le cariche dei carabinieri che sembravano tanto importanti e pericolose.
Il fatto che a 23 anni sia andata a Roma quel fatidico 15 ottobre di un anno fa ha cambiato drasticamente la mia percezione di cosa sia essere caricati dalla polizia.
Quando a inizio corteo ti danno una bottiglia di acqua e Maalox e un limone e non sai che cazzo devi fartene, che la limonata mi ci viene con un sapore schifoso. E poi capisci un sacco di cose quando vedi gli amici tuffarsi fr acassonetti bruciati e lacrimogeni.
Ma ero giovincella quando credevo che tre celerini fossero un esercito di servi insormontabile e disgustoso. Quando credevo che quei tre idioti in divisa potevano farmi male e togliermi quei due diritti in croce dei quali t’importa a sedici anni.
Ho sfondato il mio primo cordone e mi sentivo così riot da poter guidare la rivolta in qualsiasi paese del terzo mondo.
Abbiamo amato la lotta ed imparato a conoscerla, e son cose che poi ti servono, non è una cretinata. Amare la causa e buttarci i pomeriggi, i pennarelli, il cervello e tutta la vena poetica della quale si dispone.
Ero una persona meglio e questo l’ho sempre pensato.

All’Università ho replicato due anni fa durante il NO DDL Gelmini, una favola mastodontica, un movimento del quale non si aveva misura… Iniziato con la più blanda Onda, che non ci portò tutti in piazza ma quasi.
Due anni fa il nostro universo si è completamente ribaltato ed abbiamo costruito una cosa meravigliosa. Una cosa che ancora ci fa tremare il cuore e che vive insepolta dentro di noi.
Dormire in Aula Magna, accendere coscienze fino a quel momento dormienti, abbracciarsi e scoprirsi simili. Baciare, cantare, ballare e lavorare sodo. Attenzione alla polizia, ai Professori, a chiunque si ponesse fra noi ed il nostro obiettivo.
Abbiamo scoperto le leggi etiche del Paese, contestato l’inaccettabile senza sé e senza ma.

Adesso siamo grandi ma queste cose non posso dimenticarle, mi sento così naive in questi giorni che partirei col mio eskimo ancora una volta.
Sto regredendo fra Disney, fissa postuma per Trainspotting e nostalgia della rivoluzione.
Lo so che potrei andare al Rossi, unirmi a LeGrif, entrare in rappresentanza e fare un sacco di cose ma mi sento veramente una cariatide disillusa.
Sono convinta che la gente sia scema, è questo il problema, ma l’ignavia non mi fa certo onore.
Mi manca quella sensazione…
E ho paura di dimenticare come mi sono sentita, quali erano i cori. Cosa urlavamo con tutta l’anima.
Ho paura di dimenticare le cose veramente importanti e voglio tornare. Ma non so in che modo…

Quello che so è che è stato bellissimo.
E l’abbiamo fatto NOI.

Cariàssi perché la gggggènte si laurea.

Io mi chiamo Gioia e ho 14 anni di cervello.
Io ascolto le canzoni della Disney e mi caricano a bestia.
Io torno a casa e saltello perché due dei miei migliori amici hanno una coronadelcazzo in testa.
Io sono veramente una persona stupida.
Io faccio questa Facoltà che mi porta via ogni cosa anche se non sembra e conservo un barlume di vita sociale, almeno al momento.
Medicina.
Vita mia.
[…che culaccio!]

Io voglio quella dannatissima corona. E’ una vita che aspetto e ora siamo a un tiro di schioppo, manca veramente poco, già tremo, non so fare, non so come si scrive una tesi o con che faccia presentarmi in Reparto dopo mesi e mesi di assenza. Sono la Regina degli Imbecilli e la Contessa dei Nonprontiadaffrontaretuttoquesto.
Ma quei sorrisi e quella soddisfazione, due amici così felici e meravigliosi LAUREATI mi hanno messo una foga pazzesca addosso.
Voglio il mio alloro e lo voglio al più presto, per cui… Testa bassa e studiare ‘stammerda.

Anche se non ne puoi più.
Anche se sei stremata.
Distrutta che però stai bene.