Da bambina volevo guarire i ciliegi, limortaccimia.

Quando ho firmato il contratto per lavorare come medico di Continuità Assistenziale ho vissuto un momento di puro panico. Temevo che avrei avuto a che fare con casi stile ER, pazienti sull’orlo del baratro, crisi comiziali, mali eclamptici, arresti respiratori e via dicendo. Dopo aver letto il manuale apposito mi sono sentita molto meglio e alla fine me la sono cavata con qualche bruttissimo momento, una constatazione di decesso dopo un’intera notte di veglia e qualche iniezione di Plasil.
La paura che provo questa notte è però qualcosa di diverso: non si tratta d’ansia dell’ignoto, non mi trovo di fronte a qualcosa che ho paura di non saper fare ma che razionalmente so essere nel mio potere fare.
Stavolta il compito da svolgere è qualcosa per cui sono stata minuziosamente e pedissequamente preparata per quasi 7 anni. E so di non essere ancora in grado di sostenerlo ottimamente. So di avere a che fare con una serie di cervelli che io in confronto sono al primo livello di Super Mario e loro hanno già sconfitto Bowser acchiappando tutte le stelline dorate lungo il cammino.
Ci sono arrivata bene, che dire? MA non bene come altri, non con le stesse conoscenze e lo stesso sangue freddo.
Oppure sono semplicemente nel panico.
Credo che respirerò piano e profondamente per qualche minuto, perché non intendo crollare emotivamente proprio adesso. Sono frastornata, confusa ed arrabbiata per quello che mi hanno fatto, per quello che CI hanno fatto. Ma, sopra ogni cosa, il terrore.

Ho paura stasera.
E io non ho mai paura.

Eppure me l’aveva detto, il saggio Padre, di fare Scienze della Comunicazione.

Annunci

Melancholia a caso.

Prima di tutto ci terrei davvero a capire come mai è giugno e fa ancora un freddo assurdo.
Sono nata il 21 di maggio e ricordo benissimo che, all’arrivo del mese del mio compleanno, scendevamo giù in giardino e giocavamo fino a sera in calzoncini corti e maglietta. Io, Marco, Irene e mio fratello. Anche le mie feste di compleanno si sono sempre svolte in giardino, e in quelle foto che ora sembrano quasi d’epoca tutti i bambini avevano vestitini leggerissimi, e splendeva il sole.
Mi ricordo questo gran sole e i gavettoni dell’ultimo giorno di scuola ogni anno, che eravamo tutti già arrossati sul volto e sulle spalle. Dopo esserci schizzati come emeriti deficienti gironzolavamo per la città in quelle condizioni improponibili tutto il giorno senza sentire mai fresco.
Ora invece fa un freddo cane, ho addosso tuta, maglia a maniche lunghe e calzini, e mi trovo sotto il pile con una mezza idea di tirar fuori il piumone.
Sì che dalle mie parti ha sempre fatto freddo, più freddo di Lucca centro, e non parliamo di Pisa.

Stasera tornando a casa ho visto una lucciola che svolazzava nella mia veranda, e volava in circolo, come se fosse confusa. Anche questo è cambiato. Mi ricordo così tante lucciole ad illuminare il gelsomino vicino al fosso che sembravano un’installazione natalizia, solo più bella. Me le ricordo vivaci e colorate, a migliaia, e amavo guardarle ogni volta che rientravo. Una sorta di mantra: telecomando, cancello, gira a destra, spegni la macchina, sbatti la portiera, guarda il gelsomino con tutte quelle luci… E poi il cielo, che erano più stelle che blu.
Stanotte quella lucciola era da sola e stavo quasi per ergerla a metafora di tutti i cambiamenti malinconici che ho vissuto negli ultimi anni.
Ero pronta a crollare in un oceano di autocommiserazione quando questa bestina, incredibilmente, mi ha seguita in casa. Mentre stavo per chiudere la porta, un’altra lucciolina l’ha seguita lesta lesta.
Adesso danzano nel buio del mio salotto, e anche se sono solo due sono belle.
Belle in modo diverso, belle che forse ci metteranno un po’ a smettere di girare per poi ritrovare la strada di casa, ma intanto fanno sorridere me.

Che non è facile.
Mai, niente.

Shonda, dì la verità, tu mi spii.

“I don’t want you to work FOR me. Us working together would destroy my marriage, my life. The way I loved you? Was consuming. And eventually you’ll hold a carrot and I’ll be chasing you. I have a family now, a life I want. I don’t want you to work FOR me.”

Dr. Preston Burke – Grey’s Anatomy S10E22

Ecco il motivo per cui, per quanto fra due persone esistano i sentimenti più intensi del mondo, a volte non ci si può proprio permettere di stare accanto. Bisogna evitarsi e far finta di non esistere per l’altro tirare a dritto su binari paralleli ed essere felici lo stesso. Per evitare di finire intossicati nelle stesse dinamiche, perché se non hai altro da dare ad una persona continui a darle amore, ma in quel modo difettoso al quale eravate così avvezzi da farvi più male che bene.

Ecco il motivo per cui tornare è sbagliato, perché lo sappiamo che a volte funziona così, che magari era solo l’orologio ad aver sbagliato ma ci siamo finiti di mezzo tutti quanti…

***

Nel frattempo sono a Lucca con tremila cerotti sulle dita. Non sono assolutamente in grado di maneggiare mobili Ikea senza ridurmi come Gesù Cristo dopo il martirio. Ma sta venendo bene, la mia stanza. Va tutto bene, davvero.

Il mio pH non risalirà mai più. Ciao.

Ho deciso che li odio dal profondo del mio cuore. E’ viscerale, credo che se non starò attenta la rabbia mi divorerà e la stinfiàggine diverrà la sola ed unica padrona di ciò che resterà di me.
Ho deciso che  certe persone inesorabilmente fighe dovrebbero essere considerate illegali. Non parlo di bellezza estetica, o meglio, non solo di quella. Parlo del fatto che ci sono alcune persone alle quali basta fare una foto in un campo con una canotta bianca e gli occhiali a specchio per sembrare Jennifer Lawrence nella sua ora di libertà. Per quanto riguarda i ragazzi, per alcuni bastano tre foto a un panorama e la colonnina “Informazioni” su FB per volerli come compagni sempiterni di vita.
E’ che a loro viene naturale, hanno quel je ne sais quoi, e io no. Non sono mai stata ritenuta universalmente figa. Sono stata ritenuta intelligente e in gamba nelle realtà di cui ho fatto parte. In altri casi ho miseramente fallito (vedi danza), e ancora sono rimasta una ragazza normale in una moltitudine di ambiti.
Quello che non sono mai riuscita a fare è essere naturalmente figa, invidiabile in maniera disinvolta, considerata cool per le esteriorità che ho mostrato e mostro.
Mettici che non sono una top model, mettici che ho un carattere di merda. Mettici che però ho un quantitativo di materia grigia che supera ampiamente quello di tanta gente universalmente ritenuta figa.
Qual è, dunque il problema?
Il problema non è che rosico, anche se rosico, e rosicare non è mai bello né c’è da andarne fieri. Il problema è che nel mio rosicare c’ho la meta-rosicazione, c’est à dir: rosico perché ANCH’IO giudico i soggetti di cui sopra inevitabilmente fighi, mentre la parte razionale di me urla che non è possibile che un mezzo cesso mezzo pelato e rachitico solo perché ha una Reflex e pubblica gli Arcade Fire un giorno sì e l’altro pure diventi improvvisamente scopabile. Anche per me, anche se inesorabilmente dopo due giorni non ne tollererei l’ego ipertrofico.
Mi chiedo come mai sono anch’io così sensibile a questi nuovi fascini non-conventional che poi sono più conventional del guardare il Grande Fratello. Una volta ero una persona meglio. O forse una volta vivevo in una realtà così categorizzata che questi finti barboni coi montgomery di Burberry, le sigarette auto-rollate, le cuffione e gli MGMT non esistevano. Pottini, fricchettoni e fascisti: a 12 anni lo spartiacque senza via di ritorno né mezze misure. Ci hanno pensato i Mod e i Red Skins qualche anno dopo a ravvivare l’ambiente. Poi sono andata a Pisa e ho capito che:
1 – infilare le persone in categorie socio-estetiche è una boiata e succede solo a Lucca;
2 – i fascisti per fortuna non ci sono ovunque, e dove ci sono vengono -giustamente- emarginati;
3 – il fricchettonismo ha assunto la tinteggiatura hipster e non ci si può più fidare nemmeno di rasta e colori giamaicani. Nascondono inevitabilmente album degli Smiths e un gusto perverso per le novels di Palahniuk (che piacciono anche a me, peraltro…), celano fra un bracciale di pelle e l’altro la camicia firmata e il “Mi piace” alla pagina del Movimento 5 stelle.

Eppure questi soggetti risultano estremamente fighi e fighe, anche ai miei ipercritici occhi.
E mi chiedo come mai non ci son nata io ggggggiòvane, carina e con la Reflex al collo. Come mai non ci sono nata io, ragazza cool che va in gita fuori porta ogni domenica e mette 300 foto su Instagram #nofilter #sunday #love #picofimieicoglionisfranti mentre la vera me probabilmente è in Terapia Intensiva a litigare con l’ecografo non perché mi pagano, ma per la tesidemmerda.
E poi vieni a sapere che fanno parte di 3 associazioni di volontariato, suonano il piano da semi-professionisti e magari fanno anche gli scout. O se ne intendono di vino, giocano a squash ( a SQUASH, capito?), e conoscono a memoria Les Fleurs du Mal.
Ok, uccidetemi. Io nella mia vita è assai se ho imparato la Medicina e ancora non so mettere propriamente le mani addosso ai cristiani per curarli. Faccio ufficialmente cagare.
Poi mi rinvengo e penso di essere molto più vera di tante persone apparentemente fighe, mi ricordo che ho fatto millemila cose e quanto mi piace la mia vita. Anche se non mi sento mai uberfiga e non ho né Tumblr né Twitter. Su Instagram ci pubblico una foto ogni 2 mesi e di solito son foto del mio gatto.

Dal mio angolino di non-fighezza cerco sempre di farmi piacere ciò che mi piace e osteggiare con forza quelli che sembra debbano essere gli apprezzamenti obbligati dalla fetta cool della popolazione giovanile.
Tanto per dirne alcune:
– NON mi piacciono gli Arcade Fire, e nemmeno Brunori Sas;
– La Grande Bellezza mi ha fatto sommamente cagare;
– credo che le open toe con le calze sotto siano profondamente antiestetiche;
– mi piacciono gli anni ’90 e le serie tv di bassa lega;
– guardo Amici di Maria de Filippi e mi diverte molto;
– resto antifascista anche se tutti si dimenticano che i fascisti esistono ancora (ciao Dax, 16/03/03);
– mi piacciono i Negrita, “oddio, ma loro son proprio commerciali…”, e sticazzi?;
– ho speso 37 € per vedere Max Pezzali live ed ho anche pianto;
– odio Beppe Grillo e tutto ciò che il suo movimento rapresenta;
– non mi fa ridere la Littizzetto, anche se stasera sulle quote rosa aveva ragione.
Sono solo alcuni esempi. E’ il mio non-conventional personale ed autentico, molto più di tanti pupazzi che ci sono in giro.
E che cazzo, io trovo fighissimi. Qualcuno mi spieghi perché.

Love hangs herself
With the bedsheets in her cell
Threw myself on fires for you
Ten good reasons to stay alive
Ten good reasons that I can’t find

Oh, give me a reason to be beautiful
So sick in his body so sick in his soul
Oh, give me one reason to be beautiful
Oh, and everything I am

Love hates you!
I live my life in ruins for you!
And for all your secrets kept
I squashed the blossom and the blossom’s dead

Oh, give me a reason to be beautiful
So sick in his body so sick in his soul
Oh, and I will make myself so beautiful
Oh, and everything I am

Miles and miles of perfect skin
I swear I do, I fit right in
My love burns through everything
I cannot breathe
Miles and miles of perfect sin
I swear, I said, I fit right in
I fit right in your perfect skin
I cannot breathe

Hey, baby, take it all the way down
Hey, baby, taste me anyway
Oh, you were born
So pretty, oh, summer babe
We’ll never know
And fading like a rose

Give me a reason to be beautiful
So sick in his body so sick in his soul
I’ll give you my body just sell me your soul
Oh, and everything I am will be bought and sold
Oh, and everything I am will turn hard and cold

And they say in the end
You’ll get bitter just like them
And they steal you heart away
When the fire goes out you better learn to fake
It’s better to rise the fade away

Hey, you were right
Named a star for your eyes
Did you freeze? Did you weep?
Turn to gold, baby, sleep

Hey, honey mine
I was there all the time
And I weep at your feet
And it rains and rains

Fra dodici giorni mi laureo. Ciao.

Oggi ho paura. Sto cercando d’imprimere bene sullo schermo questo concetto nella speranza che un po’ rimanga lì quando chiuderò il PC, e non mi segua. Mi sento un peso enorme sulle spalle, spalle che mi fanno costantemente male perché sto piegata a scrivere per ore senza contare i turni in Terapia Intensiva durante i quali soffro lo stress dell’attesa e l’incertezza costante. Non sta andando male, non è andata male sinora. E’ solo che non so se posso farcela, non mi sento pronta a balbettare di fronte a 200 persone che si beh insomma ho tipo scritto una tesi sul precondizionamento ischemico e voglio la mia corona d’alloro… La mia corona d’alloro. Scriverlo mi fa mancare il fiato e no, non è possibile che manchino solo dodici giorni. Perché per me è più grossa rispetto a come lo è per tutti gli altri? Perché nessuno ha fatto le storie che sto facendo io quando s’è laureato?
Mi rispondo, con un po’ di tristezza, che io non ho fatto altro. Ho letto, ho scritto tantissimo e ho amici splendidi, ma non ho fatto altro con lo stesso amore e la stessa passione.
Ecco perché ho tanta paura. Paura che non sia abbastanza, che ci sia un Professore-merda che mi darà 104, che cadrò sui tacchi o m’impappinerò di fronte a tutti. Ma sopra ogni altra cosa, paura di dimenticare qualcosa. E non vivermi il momento, perché giuro che non riesco a realizzare. E’ come se stesse succedendo tutto a qualcun altro, qualcuno che con me non c’entra proprio. Non sono io, non chiameranno il mio nome e non dovrò alzarmi e parlare a quel lungo microfono con almeno otto Docenti ad ascoltarmi e mio padre fra il pubblico. Mio padre.
Mi viene da piangere.
Non so di cosa ho bisogno.
Non ce la faccio a mettere in ordine la tesi adesso.
Vorrei che qualcuno mi portasse le sigarette e mi dicesse che andrà tutto bene, che mi aiutasse a raccogliere le idee. Non sono pronta e ho paura.

I am the girl you know can’t look you in the eye
I am the girl you know so sick I cannot try
I am the one you want can’t look you in the eye
I am the girl you know I lie, and lie, and lie

I’m miss world, somebody kill me
Kill me pills, no one cares my friends
My friend

I’m miss world, watch me break and watch me burn
No one is listening my friends, yeah

I made my bed I lie in it
I made my bed I die in it
I made my bed I lie in it
I made my bed I die in it

Cute girls watch when I eat ether
Suck me under, maybe forever my friends, yeah
I made my bed I lie in it
I made my bed I die in it
I made my bed I die in it…

 

Oggi ho mangiato un limone intero a morsi. Problemi?

E insomma, mi fanno scrivere su questo sito.
E insomma, sono anche fra gli autori più letti del mese di gennaio.
E scriverci mi piace. Anche se devo moderare i toni e non posso sempresempre scegliere di cosa parlare – vedi articolo su San Valentino che ho iniziato a scrivere con la verve del relitto del Titanic, direbbe la Litty, ma alla fine è stata una bella sfida ed è uscito abbastanza bene.
Una cosa che mi perplìme è il fatto che scriviamo in maniera che definirei catchy, in modo che alla gente non venga il magòne quando apre un articolo. Mi spiego meglio.
Il punto è che la mia caporedattrice dice che è meglio dividere in paragrafi il tutto in maniera che la gente sia invogliata a leggere e gli articoli pesino meno al lettore.
Altro consiglio e format ormai stra-adottato da tutti i siti ggggiòvani per igggggiòvani come noi: l’elenco. La lista.
Ora, siccome se non critico qualcosa mi viene l’orticaria, dirò che tendenzialmente dividere in paragrafi e fare gli elenchi… A me non piace proprio.
Sono abituata a chiudere le affluenze ematiche al cervello e scrivere come e cosa mi piace, per me, senza pensare alla comodità di nessuno. Se così non fosse sarei un altro tipo di blogger e writer. Chiaro che non scrivo la Divina Commedia, e nemmeno un carme. E’ una via di mezzo, lunghino di solito, i tuoi santi cinque minuti a leggerlo ce li metti.
Ma, daje, credo tu possa farcela anche senza che ti divida il tutto in paragrafi o m’inventi “Le ventordici cose che“.

Tutto ciò voleva essere una semplice introduzione al fatto che, siccome di secondo nome faccio “coerenza”, oggi mi va di fare un elenco d’epica inutilità.

Ma MI VA, per cui ècchelo:

SEI MODI IN CUI I MIEI COETANEI MASCHI SANNO ESSERE VERAMENTE DISGUSTOSI*

*= Quando dico “disgustosi” non lo dico così, tanto per sparare alto. Parlo di atteggiamenti e comportamenti che suscitano reazioni pessime nel 100% delle donne di fronte alle quali tali orrori vengono performati. Reazioni che vanno dall’ “oioioioioioi” al “non ti scoperei nemmeno tu fossi l’ultimo sul globo terracqueo, fottesega di preservare la specie”.

La Società Internazionale Phye Cagacazzi ha da millenni varato la metodologia di Grading Internazionale dei comportamenti disgustosi, che si possono situare fra 1 e 5 BLEAH, dove 5 indica l’assoluta impossibilità a relazionarsi col soggetto che performa il comportamento disgustoso in questione perché troppo infimo e tendente al grottesco.

1) L’uscita inappropriata dal contenuto sessuale esplicito: oggi un tizio che conosco ben poco ha affermato con convinzione che vuole una donna bionda ed alta(e te pareva?) “che faccia le seghe coi piedi“. Ora, se me l’avesse detto il mio amico del cuore gli avrei detto “via giù” e probabilmente avremmo disquisito del tema per otto ore a filo sputtanando una giornata di studio. Ma tu no, cuore. Credi di essere talmente phyo da poter sparare volgarità a caso senza che io ti giudichi un pluridecorato demente? La risposta è ovviamente NO.
Livello disgusto: 2 BLEAH, ovvero: hai ancora speranze di dire o fare qualcosa d’intelligente e riscattarti. Se hai l’aspetto di Louis Garrel posso anche passarci sopra.

2) Orecchie, dietro delle stesse o unghie sporche: io mi chiedo, porchilmondo, com’è possibile che alla verde età di 25 anni suonati tu non sia in grado di strusciare un attimino di più mentre ti lavi le orecchie. E’ agghiacciante, sai? Per non parlare della vegetazione di schifo che ti abita sotto le dita. Non mi fate dì altro, và.
Livello disgusto: 3 BLEAH, perché chissà cos’hai nelle mutande se non sei in grado di pulire nemmeno le zone visibili.

3) Rutti a tavola: qui bisogna fare le dovute distunzioni. Io non sono una Principessina di fronte alla quale usare solo linguaggio forbito o inchinarsi. Può andarmi bene sentir emettere rumori strani al baretto di fronte a una birra, o così per sport solo perché sei un uomo e hai la fisiologica necessità di compiere poderose eruttazioni per segnare il territorio e guadagnartene la supremazia.
Ma NON mentre IO sto mangiando, grazie.
Non esiste persona più disgustosa di chi rutta deliberatamente mentre gli altri consumano il proprio pasto, non tanto per la fisica sensazione di rigetto che provoca, quanto perché dà prova di un menefreghismo e di una pochezza sociale da mettere i brividi.
Livello disgusto: 1 BLEAH, e sono buona, non ne metto 2 solo perché questa è effettivamente una cosa tollerabile e tollerata dai più. PERO’ a me continua a far veramente schifo.

4) Le donne come pezzi di carne: ebbene, come dicevo qualche post fa c’è modo e modo di essere un single farfallone alla ricerca di sesso casuale e niente più. Puoi essere Frank Flannagan(tanto prima o poi un’Arianna che t’impalma davanti ti passerà), o puoi essere un ghiòzzo di bùa, come si dice a Pisa, senza ritegno che si bulla con gli amici, ma non prima di essersi esibito in una performance sessuale vuota, triste, deprimente e bestiale – non in senso buono. Sia direttamente che indirettamente ho fatto esperienza di alcuni di questi soggetti e devo dire che la sensazione di sporcizia, desolazione, pena e tristezza che lasciano addosso è qualcosa di inspiegabile. Fortunatamente negli anni di singletùdine s’impara ad evitare questi soggettoni in favore di giri di valzer coi più disparati Frank Flannagan, ogni volta pensando di far la fine della culosissima Arianna. Solo che non succede mai.
Livello disgusto: 4 BLEAH, non si arriva a 5 poiché un minimo di responsabilità da parte della donna a ‘na certa età SI RICHIEDE, e non è più ammissibile trovarsi ad avere a che fare con certi obbròbri.
Sì, a
nche se si tratta del phyo più phyo del mondo.
, anche se suona in un gruppo, fa arrampicata, cura i bambini malati in Africa ed è la fotocopia sputata del Marco Cocci di cui sopra.

5) L’anchéggio disperato cum appoggio in discoteca: ora, per qualche motivo il Maschio Tristòne Medio dev’essersi messo in testa ai tempi antichi che il fatto si spiattellarci la mercanzìa sul didietro mentre balliamo in pace con le nostre amiche possa in qualche modo risultare sexy. Propongo una campagna internazionale per il debellamento di questa credenza. Neanche il più figo Marco Cocci o Luca Argentero di turno potrebbero andare in goal con quella mossa disgustosa. A chi piace?
Forse siamo tutte condizionate dal fatto che la tendenza a questa pratica terrificante è di solito direttamente proporzionale alla bruttezza ed alla stupidità di chi la applica, della serie: ogni cacchio di volta che mi vòlto mi trovo davanti un cesso di proporzioni epiche. Ma anche fosse Luca Argentero credo che prima di saltargli addosso gl’intimerei di scegliere approcci un cincinìno più fini. Perlamordiddio, ragazzi.
Livello disgusto: 4 BLEAH, manco i clienti di mezza età al ristorante dove lavoravo mi s’approcciavano in maniera così viscida.

6) I punti neri sul naso, magari su sfondo di pelle grassagrassagrassa: qui siamo all’apoteòsi, signori miei. Il dietro delle orecchie sta appunto dietro, il condotto uditivo è profondo e ricurvo, per carità, posso capire che risulti difficoltoso avventurarsi in tali pertugi e ripulirli. Per quanto riguarda le unghie ci sta benissimo che andando in giro ti sporchi, chessò, perché maneggi la catena della bicicletta o ti metti a scavar buche nel terreno per diletto. Non so, comunque, voglio dire… CAPITA.
Ma il naso NO. Il tuo naso è tragicamente ed ineluttabilmente al centro della TUA faccia.
Allora, cuore, come cacchio è possibile che tu non veda quella piantagione di cotròzzoli neri che vi campeggiano in vetta?
Inoltre, come puoi tu, persona plausibilmente normovedente, non accorgerti che rifletti da tanto che la tua pelle è untuosa? Mi vengono i brividi solo ad immaginare determinati conoscenti conciati a ‘sto modo ed incuranti della nausea che in me sale prepotentemente mentre c’interloquisco.
Una volta ho dovuto scusarmi facendo finta di ricevere una telefonata perché stavo per strillare in faccia al soggetto in questione “MIODDIO REGOLATI! CHE è QUELLA ROBA?! c’HAI IL VAIOLO?”. Spaventoso ed intollerabile.
Livello disgusto: 5 clamorosi ed altisonanti BLEAH. Non credo esista più grande espressione di sudiciùme.

*****

Ecco, ora ho sfogato un po’ di livòre pre-esame e mi sento meglio.
Meno male che in questi giorni ci sono Vagy e Paola a farmi compagnia fra una malattia a caso e l’altra che mi ritrovo a dover studiare per ‘sta dannatissima Medicina Interna.
Due blogger che incarnano perfettamente le mie due anime in perenne contrasto. Passerei le ore a leggerle per ritrovarmi un po’ meno acida ed un po’ più compresa.

“C’inventeremo regole, ci sceglieremo i nomi.”

Caro Passato,

ti scrivo per renderti partecipe del fatto che da oggi io di te non voglio più saperne. Voglio ricordarmi le cose belle e le nozioni accademiche accumulate, che metto a parte perché alcune, tipo il trattamento delle fistole anali, non si possono certo definire belle. Dentro di te c’è un sacco di me, troppa me, troppi pensieri si riferiscono a te e troppe ansie ti abitano e continuano ad abitare qui, troppo in superficie, e sono davvero esageratamente vicine. Mi fanno male e non è davvero più necessario tenerle a portata di mano… Ti va di tenerle tutte tu? Sopportarne il peso? Perché a me non va più. Non mi servono e mi rallentano, sono ormai una zavorra incommensurabile ed insensata assieme a tutto il dipartimento Insicurezze Adolescenziali che hanno stufato ormai da qualche anno.
Vorrei che tu mi restituissi tutta una serie di cose e persone ma non ti dò colpa se ciò non è possibile. Una volta eri il mio Presente e sono stata io ad incespicare più d’una volta e perdermi le cose per la strada… Non avrei voluto. Se però ti capita di vedere la Me del tuo tempo fammi il favore: prendila a ciaffàte per quelle due o tre scelte sbagliate fino a che non perderà i sensi, e dille che sono tutte da parte mia.
Non sentirti in colpa se non mi hai dato delle cose, spero che possa pensarci il tuo collega Futuro anche se tua cugina Età le renderà completamente diverse sulla mia pelle. Io sono in ogni caso fiduciosa per cui non preoccuparti per me… Sto veramente bene.
Solo, per favore, non prendertela se decido di proseguire un po’ più lontana da te… Le tue vestigia mi stanno antipatiche, sono come rami secchi che sento il bisogno di recidere.
In ogni caso voglio che tu tenga presente che imho sei stato meraviglioso ed intenso nella tua parte bella, più intenso di quello della maggior parte della gente credo… Anche se quello è merito di tua zia Emozione, non certo del tuo sé cronologico o contingente.
Passato, un’ultima cosa voglio dirtela: resta dove sei, io guarderò a te quando sarò sul punto di sbagliare o di scegliere, ma guarderò solo al bello.
Ho bisogno di cose belle.
Di una giornata sul molo di Viareggio col fritto di pesce e il sole col freddo pungente.
Di un voto alto al mio ultimo esame.
Di una serata senza pensieri.
Delle mie amiche.
Di non crollare fisicamente e di un periodo emicrania-free di almeno un mese e mezzo.
Di sentire tutte le mie risorse mentali ben presenti: fare l’appello e trovare lì tutte le mie skills professionali ed emotive, pronte a servirmi.
Di laurearmi.
Di sfoàrci con la tesi.

E tutta una serie d’altre cose che in te non credo troverò perché sei saturo, saturo, saturo e basta.

Grazie di tutto,
ti saluto con la mano, tenera ma distaccata.

Gioia

COROLLARIO, ovvero: da dove vengono tutta questa inspirazione e questo insight io proprio non lo so.

10 a caso tra le scelte migliori che abbia mai fatto:
1 – Dare Anatomia Patologica al primo appello disponibile al quinto anno
2 – Studiare Medicina
3 – TE
4 – Il trasferimento a Pisa
5 – Rianimazione? Per adesso sì, ma credo che me lo dirà solo il tempo
6 – Il piercing al trago ed il tattoo
7 – Giulia, Cate, Vane e Lucy
8 – Gli scout
9 – La vita libera dalle necessità mondane cosiddette d’alto profilo
10 – Le minigonne since 1992.