Thank God I’ll be an Hematologist.

A me studiare Psichiatria fa proprio male malèrrimo all’animo.
Non(solo) per la simpatica sindrome dello studente di Medicina, ma perché la patologia mentale mi ha sempre suscitato sentimenti di avversione, distacco ed orrore piuttosto che d’interesse scientifico.
Parliamoci chiaro: io sono l’ultima degli stronzi. Ho basi farmacologiche buone, biochimiche ottime, anatomiche che fanno rìde. E sono empatica il giusto con chi sta male.
Ma resto l’ultima degli stronzi quando dico che la Psichiatria a me, mi sta proprio in culo.
Sono portata a pensare che i disturbi oggettivati e dimostrati dalla risposta a farmaci, quindi ex juvantibus, siano comunque un fatto che va oltre la fisicità umana e per niente paragonabili a un infarto o una leucemia. Anche la tristezza si dimentica con l’alcol. Questo non significa che possa essere comprensibile, riconducibile a fottute basi organiche o decodificata totalmente dal soggetto e da una figura professionale.
Certo la moderna Psichiatria non pretende di spiegare tutto su base neurotrasmettitoriale, biochimica e più in generale fisiopatogenetica. Ma pretende la dignità e la considerazione di una qualsiasi altra disciplina medica.
E ce l’ha, per Cristo.
La gente sta male e si cura con mezzi psicoterapici e farmacologici, con procedure strumentali come la TEC o con la preghiera, o con quel che gli pare.E lo DEVE fare per un disagio socio-lavorativo che non potrebbe essere piùpalese ed oggettivo.
Ma un campo patologico per cui esistono non più di tre o quattro farmaci che se spippolati a dovere placano la manifestazione clinica “ma no ma sì ma su ma dài” a me pare mooooolto meno “medico” di qualsiasi altro.

Psichiatra ci nasci o non ci sarai mai, o ci credi o non ci credi, o t’affascina o ti fa paura.

Allora per i miei futuri pz terminali oncologici… Tanto amore, empatia e ciclosporina.
Poi però chiamo il consulto.
Perché sulla mente non ci può giocare chiunque.
Imo nemmeno gli psichiatri con quella spiccata tendenza a bombà la gente di pasticche, ma tant’è.

In ogni caso oggi sono inquietata e scossa.
Un po’ per la morte della Levi-Montalcini, che mi dispiace veramente tanto.
Un po’ perché studiare i disturbi dell’umore me ne ha fatto venire uno bello grosso, che spero sia transitorio.

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Quanno ce vò, ce vò.

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Memorie ad oggi uppabili perché fondamentalmente cute:

***

Raramente ho scritto di te dal profondo della cazzo di tastiera in filo diretto col mio fastidioso limbico.

Tu sei la sigaretta dopo un trenta e lode ad un esame. Sei l’invito ad una festa della quale sai che ti farà impazzire la musica perché diciamocelo, quando il DJ è quello giusto poco importa se ci sono tre gatti o l’alcol fa schifo.
Tanto bevo lo stesso.
Sei la centordicesima metafora da post-adolescente in piena fase maniacale che mi esce quando parlo con le amiche e smetto di essere quella cosa grigia ed afona che sono di solito.
Sei la sensazione di poter dormire e non dover studiare, il rigirarsi sorniona nel letto e piombare in un sonno più sereno del precedente perché è uno di quei giorni in cui non ho proprio bisogno di fare NIENTE.

Sei la perfetta sintesi di tendini, vene, parole, unghie imprecise, imperfezioni della pelle, versi di gatti arrabbiati e canzoni da hipsterdelcazzo, che moriresti pur di non ammettere che sei un po’ indie anche tu.

Sei il disegno sotto il naso dei baffi del cappuccino ed io voglio essere la persona che fa finta di non vederli per poi baciarteli via. Magari leccandoti con la stessa grazia d’un Sanbernardo.
Tanto rideresti e diresti che in realtà quando vuoi sai fare il signore.

Sei la voce che fa voltare in mezzo alla folla.
E  io voglio mille altre volte amarti nel mio modo maldestro e sentirmi soffocare affondando nel tuo petto. Banale, eh?
Potrei imparare tutte quelle cose oggettivamente ed assolutamente non interessanti delle quali ti appassioni tanto, capire come distinguere l’una dall’altra le tue stupide espressioni ed anticipare i tuoi pensieri prendendoci pure un gusto mai provato.

Sei la sensazione di polpacci che bruciano dopo una corsa, quella soddisfazione orgogliosa di aver fatto qualcosa di bello per sé stessi. Perché tu mi fai bene all’anima e mi avvolgi in un abbraccio incomprensibile, che non so da dove viene. Se da un uomo o dal solito bambino chenonsapremomaicheccazzovuole. Tu mi fai chiedere cosa ho fatto fino ad oggi in mezzo a un sacco di ragazzi, perché il fiato era un po’ che non mi mancava.
Cinica da schifo, e mi sono sgretolata al primo sorriso. Tutto per me. Pieno, pulito. Per me.

Sei il profumo di libro nuovo e la voglia di sfogliarlo febbrilmente per coglierne dei primi frammenti, il vento in Vespa, il primo mojito dell’estate. E un casino di altre cose banali ma mie.
La calma dopo una lite di quelle che gonfiano gli occhi ed arrossano la faccia, soprattutto.
La volta che non voglio sbagliare e voglio giocare carte nuove.

Sei tutto e tutto ancora, ancora una volta, per me.

***

Voglia di postare cose quando le cose non fanno più male.
Ciao, sono Gioia e supero i melodrammi.

I had roses and apologized to no one.

“– E allora si chiede: devo starlo a sentire questo desiderio o devo togliermelo dalla testa?
– Già.
– Già. Uno ci pensa e alla fine decide. Per cento volte se lo toglie dalla testa, poi arriva il giorno che se lo tiene e decide di farla quella cosa di cui ha tanta voglia: e la fa: ed eccola lì la schifezza.
– Però non dovrebbe farla, vero, la schifezza?
– No. Ma sta’ attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. È solo questo davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.”

Che mica per altro, Baricco speaking, è Castelli di rabbia.
Mica merda.
Per me possono continuare ad infamare Baricco quanto vogliono, dire che è un personaggio pessimo, un berlusconiano, un venduto. E quel che vuoi.
Per me Baricco è come Michael Jackson, nel senso: un personaggio potenzialmente disgustoso, che poi cosa ne so io se era un pedofilo o meno, ma resta il fatto che in ciò che fa spacca culissimi come nessun altro.

Pelle della mia pelle y motherfuckers.

Ehi voi, vi dico ciò che non vi ho detto mai
per gli amici che ora sono qua, mosseva
Per me voi siete sangue del mio sangue 
Per me voi siete carne della mia carne 
Per me voi siete pelle della mia pelle 
I miei fratelli e le mie sorelle 
Per me voi siete tutti parte della mia vita
E chi non lo sa lasci che glielo dica
Gli amici che ho e quelli che ho avuto prima
La gente che so che mi è stata vicina
Io vi proteggerò da ogni cosa cattiva 
Da ogni paura da ogni male che arriva
Finché il cuore batte e il corpo respira 
Finché avrò la forza non c’è alternativa 
Per me voi siete sangue del mio sangue
Per me voi siete carne della mia carne
Per me voi siete pelle della mia pelle
I miei fratelli e le mie sorelle
Sapete dov’è che sto 
E che ci sarò 
Non dimenticate siamo sempre insieme sempre e comunque nel male e nel bene 
Ciò che si può 
Io per voi lo farò 
Siete qualcosa che mi appartiene siete sangue nelle mie vene 
Per me voi siete sangue del mio sangue
Per me voi siete carne della mia carne
Per me voi siete pelle della mia pelle
I miei fratelli e le mie sorelle una volta ancora 
E io vi tengo per mano perché perché il mondo in cui siamo ci vuole lontano 
Perché perchè lo spaventiamo teme che ci uniamo 10 100 1000 un 1000000 ci siamo? 
voglio una mano vi chiamo perché non mi va di gridare invano sai che noi uniti vinciamo
e divisi cadiamo non mi fa paura dirvi quanto vi amo 
Per me voi siete sangue del mio sangue
Per me voi siete carne della mia carne
Per me voi siete pelle della mia pelle
I miei fratelli e le mie sorelle una volta ancora.

BRUSCO – Sangue del mio sangue
(dedicated to quelle personcine che rendono la mia vita degna d’esser vissuta ogni giorno a Pisa, un luogo che ha ancora TUTTO da darmi)

Red one
Let’s go to the beach, each
Let’s go get away
They say, what they gonna say?
Have a drink, clink, found the Bud Light
Bad bitches like me, is hard to come by
The Patrón, own, let’s go get it on
The zone, own, yes I’m in the zone
Is it two, three, leave a good tip
I’ma blow all my money and don’t give two shits
I’m on the floor, floor
I love to dance
So give me more, more,
‘Til I can’t stand
Get on the floor, floor
Like it’s your last chance
If you want more, more
Then here I am

Starships were meant to fly
Hands up and touch the sky
Can’t stop ‘cause we’re so high
Let’s do this one more time

Starships were meant to fly
Hands up and touch the sky
Let’s do this one last time
Can’t stop…

We’re higher than a motherfucker!

Jump in my hooptie hooptie hoop
I own that
And I ain’t paying my rent this month
I owe that
But fuck who you want, and fuck who you like
That’s our life, there’s no end in sight
Twinkle, twinkle little star
Now everybody let me hear you say ray ray ray
Now spend all your money cause today’s pay day
And if you’re a G, you a G, G, G
My name is Onika, you can call me Nicki
Get on the floor, floor
Like it’s your last chance
If you want more, more
Then here I am
Starships were meant to fly
Hands up and touch the sky
Can’t stop ‘cause we’re so high
Let’s do this one more time
Starships were meant to fly
Hands up and touch the sky
Let’s do this one last time
Can’t stop…
We’re higher than a motherfucker!
Starships were meant to fly
Hands up and touch the sky
Can’t stop ‘cause we’re so high
Let’s do this one more time
Starships were meant to fly
Hands up and touch the sky
Let’s do this one last time
Can’t stop…
We’re higher than a motherfucker!

NICKI MINAJ – Starships

Il disturbo bipolare è una gran brutta malattia.
Lo è ancora di più il disturbo da personalità multipla, e credo di essere affetta da entrambi.
Nella mia fase maniacale subentrano diversi personaggi di dubbia simpatia che si alternano di giorno in giorno, ed i miei gusti musicali ne sono prova.
I miei vicini si staranno chiedendo chi diamine può ascoltare, nell’ordine:
– Brusco
– Nicki Minaj
– gli Infernal
– i Gazebo e la loro famoserrima hit “I love Chopin”
– Tchaickowsky
– i Modena City Ramblers
– Skrillex
– gli Infected Mushroom
– gli Abba
– gli Alt-J
– i Cani
– Lady Gaga

Abbiamo Gioia anni ’80, Gioia post-punk, Gioia tamarra, Gioia hippie perduta nelle lande dei Doors e Gioia dancehall.
Direi che la definizione trashick mi si adatta come nessun’altra.
Avanti la prossima.

He liked me, oh he liked me?

Il modo in cui ti voglio bene è il più strano che abbia mai sperimentato.
Sei la mia ispirazione ed il mio inferno. Non posso non amarti profondamente perché per me sei figo tipo figo millemila. Tu sai tutto e sei il medico che vorrei essere io.
Ma non la persona che vorrei essere io.
Spero di non essere mai risucchiata COSI’ tanto dal mio lavoro, di avere tempo per leggere, bloggare, tradurre e guardare serie tv cretine.
Tempo per vivere fuori dall’ospedale, fare cene e dare la giusta attenzione alle persone che contano davvero.
Tu sei il mio incubo e il mio supereroe. Odiato a più riprese. Ma il mio supereroe.
Una via di mezzo fra un cattivo cattivo maccattivopéddavvéro e Batman.
Quello di Nolan, però.

Sarai sempre il primo che vorrò chiamare quando mi è andato bene un esame.
E questo, nella logica dello studente nerdosissimo e sfigato di Medicina, vuol dire il mondo.

Le parole sono bolle d’aria, che si formano, sotto la lingua.

Canzoni che passano.
Su alcune mi soffermo come un’autistica.
Su altre non ho molto da cogliere se non la solita cit del cazzo che taggherò su qualsiasi superficie grafabile di qui a X giorni.

Same old same old, insomma.

Il giorno strano è oggi e la luce è quella che è entrata oggi verso le dieci e mezza attraverso le persiane della mia stanza. Il mattino era appena a metà e le mie ansie ancora in sordina. Eravamo così schifosamente vulnerabili, assopiti e felici che mi sarebbe potuto esplodere tutto attorno e mi sarei abbandonata ad un caos ancor peggiore di quello che ho ancora dentro.
Se pensavo di essere persa? In realtà una parte di me veleggiava sul solito sentiero, quello che mi sono scelta. Un’altra semplicemente si sentiva come in un brodo primordiale in attesa che un cazzo di qualcosa succedesse.
E mi sei successo tu. Il mio destino è cambiato? Questo non posso saperlo, quello che so è che non posso programmare tirocini prossimamente perché me ne vado, oplà. Saludos amigos. Me voy. Cisi. Sayonara. Cia’.
Sarebbe bellissimo non sentirmi vagamente svuotata, tipo come se mi avessero preso tutti i visceri e l’avessero messi in fila sul tavolo autoptico con l’ipotetica idea di infilarmeli dentro alla rinfusa in un secondo momento.
Sarebbe bello se smettessi di infilare il proverbiale culo nelle pedate, potermi anestetizzare per un po’ o sopprimere ‘sta mole di pensieri ingombranti.
E credo che la cosa più naturale del mondo sarebbe non far capitare proprio un bel niente. Starcene in pace nei nostri mondi. Respirare, lavorare, scopare, tirare la carretta nel migliore dei modi facendo finta che quel dopo sbronza non sia stato provvidenziale. A quanto pare non è così impensabile che ciò stia capitando per davvero, e a pensarci la cosa è d’una tristezza fuori dal comune. Ma sta succedendo adesso, fa male solo a tratti, più perché sono stanca in generale, ma senza nessuna intenzione di fermarmi.
Da paradiso ad inferno ci sono passata a tempo record per poi rendermi conto che non era un inferno bensì la mia vita, quella vita che amo così profondamente da stupirmene spesso e volentieri. Ci sono abituata e c’ero abituata,mi pareva ovvio che sarebbe continuata così e non mi dispiaceva per niente.
Poi, una cosetta da niente. Occhi, sorrisi e gesti concitati perché non capivo cosa stesse succedendo.
Quel giorno che la sera prima avevo bevuto veramente veramente troppo.

Sarebbe estremamente fico riprenderla, non lo nego. E’ quel “prenderla senza eroi” che adesso suona così difficile, perché mi sento un po’ eroina e un po’ fessa e non so a quale parte del mio ego smisurato cedere. Sento che sto combattendo con una fatica immensa ma ho una faccia addosso che sembro Lil’Kim nei super momenti da neGra incazzata che non giva a fuck proprio di nulla. Mi capisco? No.
E sarebbe il non plus ultra avere in testa e nel cuore solo il buono, andare, fare ciò che devo fare, prendere TUTTO avidamente e tornare indietro contenta, senza un peso da tre tonnellate fra il collo e la spalla, con tutta la mia leggerezza sull’altra che è fatta solo di cose prettamente mie.
Ma non posso.
Fuori dalla tua porta vorrei esserci e non sai quanto, suonare il campanello di una strada sconosciuta di una città sconosciuta e dirti che sono qui e prepararti il thè e tutte quelle cose lì.

“Oh god it’s wonderful
to get out of bed
and drink too much coffee
and smoke too many cigarettes
and love you so much.”
(Frank O’Hara)

Dirti che oggi siamo solo noi e non c’ho un cazzo da fare a parte perdere il tempo con te a guardare il mondo scorrere.
La cosa giusta non la faccio da un po’ e me lo dicono anche gli Infected,”I can’t stop making bad decisions”.
Ma ne vado così fiera che anche loro alla fine mi fanno l’occhiolino e a ‘na certa non m’importa di sbagliare. Un altro cantautore coi controcazzi mi sussurra che “almeno sbaglio bene”.
Proprio ieri mi hanno detto che sono estremamente cerebrale, qualche anno fa La Persona mi ha detto che sono “irrazionalmente istintiva”. Non si tratta di un ossimoro perché rifletto anche su quanto e come sia istintivo e profondamente idiota ciò che sto facendo o sto per fare, non credo di esser mai stata realmente istintiva né tantomeno razionale in ventiquattro anni e mezzo, non c’ho mai capito niente.

Pausa.

Mi faccio male circa cento volte al giorno, a cominciare dal fatto che sono le due e dieci e sono qui, mentre dovrei dormire. Farmi il sonno di salute mentale per ripartire più saggia e più giovane per studiare le emorragie subaracnoidee e altre cose simpatiche. Sarebbe bello smettere come avevo detto, sarebbe bello smettere di avere ”un casino di pallini rossi nella parte nera a sinistra del pensiero, ognuno di questi e’ un argomento che mi può venire in mente, alcuni più grossi in funzione di quanto peso hanno.”(the credit for this one goes to Paolo Giangrandi – on FB).
E smetterla con tutta questa vita interiore della minchia, con questo fluire di robe mie dal dubbio valore letterario che a tratti sono come coltellate autoinflitte belle e buone.

Non che non sia eroico non essere degli eroi. Non essere degli eroi è uberfigo in questo momento.
Il fatto che non sono un eroe fa di me un eroe in potenza, mi fa scavare in una serie di debolezze fino a adesso sconosciute nonché scoprire che in certe situazioni io, come dire, ci sguazzo. E azzarderei che spacco gran culi.
Per quanto concerne la leggerezza, questa rappresenta il mio principale problema. Un giorno sarò leggera sempre come quando ballo Fluorescent adolescent o come quando mi arrampico con le scarpette da scoglio e mi tuffo in quel silenzio fighissimo che c’è nel mare.
Ma per adesso ogni cosa ha un risvolto di pesantezza e riflessività autoimposta che mi è immensamente difficile eliminare.
Tutto sta nel guardare alla bright side of things, come per esempio il fatto che possa o non possa capitare a noi.
Prima di tutto ciò che sta capitando a me è formidabile, non so chi ringraziare essendo fondamentalmente atea, ma forse me lo meritavo… Un po’ di quell’equilibrio.
Un po’ di chissenefrega e momenti para-free, un po’ di serenità nonostante il Pippone sia sempre dietro l’angolo.
Un po’di mi sento inquieta ma fondamentalmente meglio di così c’è solo il trenta e lode al prossimo esame.

Questa ERA fondamentalmente una canzone, ora un’altra:

Oggi sei dicembre
io sono come un foglio bianco
mi basta capire che
tu non trovi le parole
Guarda come sono attenti
I tuoi capezzoli irridenti
Puntati sulle nuvole nei giorni
Che adesso piovono dagli occhi
Ah aaahh…
Oggi sei dicembre
Sei stata tutte le stagioni
Non sento freddo nelle mani
Vorrei che nevicassi ancora
Ci faremo un calendario
Grande come un aeroplano
Che volerà sul fuso orario
Se il tempo non si può fermare
Ah aahhh..
Reggiseno di similpelle
Sulle nostre miserabili spalle
E mai la forza di gridare : per favore!
Non leccarmi gli occhi mentre ti parlo…
(Le parole, sono bolle d’aria
che si formano, sotto la lingua)
Ah aaah
Oggi sei dicembre
Io sono come un foglio bianco
Mi basta capire che
Tu non trovi le parole.
(Marta sui tubi – Sei dicembre)

…che non si spiega perché si spiega già da sola, perché è perfetta ed è quasi viva.

Oggi ne ho decise tremila ed altrettante ne ho elaborate per decisioni future, a cominciare dal fatto che devo assolutamente bucarmi il petto e l’orecchio.
Che devo continuare a scrivere tanto tanto tanto, e che ho bisogno di quest’entusiasmo ogni giorno.
So bene anche dove trovarlo.
E’ tutto qui, nella mia testa.

 

Bersaglio del Fastidio.

Cerco di spezzare una palese fase di blocco dello scrittore(scrittore, ha ha ha) parlando di un argomento forse abbastanza scontato, ma che mi preme parecchio affrontare perché ultimamente mi ha toccata da vicino generando scariche di bestemmie della cui originalità mi sono stupita io stessa:

“Di quel mese in cui ragionai più e più volte sul TEMPISMO col quale disgrazie ed eventi più disparati mi si abbattono fra capo e collo”:

A volte mi chiedo se non sarebbe saggio da parte mia rivolgermi a qualche nerboruta signora meridionale e farmi fare magheggi vari con olio, riso, zucchero e quant’altro per scacciare il malocchio e le varie macumbe che, sono convinta, pendono sulla mia testa.
Perché non è possibile che alla normale ed oggettiva difficoltà di un esame pallosissimo e un professore che pretende le presenze ad orari antelucani a Cisanello(per poi NON presentarsi a lezione) si aggiungano i fastidi più impensabili a cadenze regolari.
La normale amministrazione è già cosa provocante non poco niffitùme*. Ultimamente pare che la mia fisiologica capacità di sopportazione venga messa a dura prova ogni santo giorno, ne sono prova gli episodi di disagio che mi sono trovata di fronte:

1) Ruota forata nel bel mezzo del Nulla:
forare una gomma è indubitabilmente un contrattempo che si affronta con due  o tre bestemmie, un po’ di soldi e la perdita di qualche ora della propria vita.
Ci sono molti modi per forare una gomma. La si può forare uscendo di casa o in centro a Pisa, dove esistono nel raggio di un kilometro dai tre ai quattro meccanici dove portare la piccola Vespina, ricoverarla in attesa di tempi migliori e via discorrendo.
No.
Io foro a Cisanello. Col serbatoio pieno, i.e. 110 kg di motorino. Con la ruota che struscia per terra in maniera preoccupante. E il mio coinquilino che riesce a cogliere solo l’ilarità della cosa sottovalutando il fatto che sto per piantargli uno specchietto nella carotide.
Sicché vai al bar sotto la pioggia incessante, fai la ricarica(il giorno dopo tuo padre ti ricaricherà 20 euro a sorpresa, per cui quei dieci se non avevi ‘sta sfiga cosmica te li tenevi per le cicche in grazia di Dio), chiama il carro attrezzi, scopri che vogliono CENTO EURO per fra dieci minuti di strada fino all’officina. Parla con un meccanico che probabilmente ha visto i suoi giorni migliori nel Pleistocene, preoccupati per le sorti della piccola Fly e zampetta nelle pozzanghere verso casa col solito coinquilino che irride la tua bad luck.
Emozionante.

2) Caduta accidentale del PC causa cavo arrotolato attorno al gambo di una sedia:
conseguente distacco di un pezzo laterale.
Il mio piccolo Marvin adesso fa un ronzio tipo vibratore, ma pare star bene a parte la sbucciatura laterale.
Mancano meno di due settimane all’esame. Il computer mi serve più delel gambe e dei reni. Non so quanto i suoi piccoli circuiti resisteranno, ma sto già pregando.

3) Storta epica alla caviglia:
Correva l’anno 2001 quando la mia caviglia decise di slogarsi in circostanze esilaranti, e da lì non è più stata la stessa. Per cui periodicamente insiste a CEDERE sia che stia portando scatoloni da 200 kg, sia che me ne stia tranquilla tranquilla in piedi. Quella ruota e mi ritrovo puntualmente culo per terra. Stavolta però è diventata una salsiccia maremmana e non riesco a muovere un passo.

4) Rush epidermico idiopatico stress-correlato:
come succede una qualsiasi delle idiozie sopracitate, udite udite, IO MI RIEMPIO DI BOLLE. Sembro una pubblicità progresso del vaccino trivalente. O la Pimpa, che non so quale delle due è peggio.
Pare la questione sia correlata a qualcosa che infesta la mia casa di Pisa dato che oggi il Morbo è clamorosamente retrocesso, e si sa che gli standard igienici in casa dei miei a Lucca sono più elevati di quelli garantitimi da Piergiuseppe, Giacomo e Me Stessa affetta dal niffitùme di cui sopra.

Basta, che poi mi lamento troppo. Poi ne succedono anche di più pese, di più light, di collaterali ovviamente sfavanti. Ma su certe cose non ci si blogga.

L’importante è chiudere con un sorriso e sapere che in fondo, “fino a qui tutto bene”.

* = Niffitùme: espressione del vernacolo lucchese che sta ad indicare, non necessariamente nell’ordine:
– disagio
– scocciatura
– nervosismo
– insofferenza generica totale globale