It’s something unpredictable.

Siccome di domenica mi annoio a morte e non ho voglia di studiare, in più piove, oggi mi sono trovata a pensare a quando i Green Day hanno scritto Good Riddance.
Good Riddance è la canzone-tipo da falò sulla spiaggia, San Lorenzo, momenti riflessivi e romantici in compagnia di amici, campi scout e tutta ‘sta roba qua. E’ anche quella canzone che tutti pensano s’intitoli “Time of your life”, la confondono con la colonna sonora di Dirty Dancing e non sanno che si chiama così. E’ Good Riddance, per Dio, un pezzo di storia. Sapevàtelo.
Wikipedia m’insegna che Good Riddance fu scritta da Billie Joe Armstrong già nel 1994 dopo il fallimento di un’importante relazione sentimentale, ma fu pubblicata con l’album Nimrod nel 1997. Chitarra acustica, violini, contrabbasso e la voce di Billie Joe che mi riporta a quando avevo 15 anni.
Al di là di quello che sono stati per me i Green Day (il blog si chiama kerplunk non a caso), una canzone su tre quando c’è un cristiano con la chitarra in mano e un gruppo di amici è Good Riddance. Non fai in tempo a digitare “good r…” su Google che lui ti ha già trovato video, lyrics e tutto ciò che c’è da sapere su questo mostro sacro del pop-punk anni ’90. Anche quelli che non hanno mai ascoltato i Green Day amavano ed amano Good Riddance.
Insomma, ho avuto quest’illuminazione: Good Riddance E’ gli anni ’90.

Questa canzone la conosco a memoria da 10 anni, oggi mi è capitata random su Spotify e l’ho cantata a squarciagola mentre riordinavo l’armadio. Poi mi sono resa conto che non ricordavo benissimo cosa Billie Joe volesse dirmi con questa canzone. Così sono andata a rileggere per bene il testo.
Premessa: oggi con Google Traslate son tutti traduttori, per cui in giro si trovano traduzioni da pistolettata nelle rotule… Ma la popolarità di Good Riddance cozza con la difficoltà nel tradurla in maniera appropriata. La sua forza è la dolcezza mista a malinconia, quando ancora non eravamo tutti una generazione di depressi col futuro a puttane. Quella malinconia del crescere una volta era nuova, erano le prime volte che la sperimentavamo e Good Riddance è questo.
Il nostro passato.

Ma poi, Billie Joe si è reso conto di cos’ha scritto quando ha scritto God Riddance? Sapeva che di lì a poco sarebbe divenuto il re indiscusso delle schitarrate notturne?

E noi? Noi l’abbiamo vissuto davvero il time of our life? O siamo stati a chiacchierare del niente, a farci scorrere i giorni davanti impassibili? E poi… Siamo stati in grado di riporre in nostri ricordi in ordine, in modo da poterli contemplare al bisogno o per piacere, senza che ci feriscano o ci ostruiscano la via?

Queste cose mi colpiscono sempre.

Another turning point, a fork stuck in the road
Time grabs you by the wrist, directs you where to go
So make the best of this test, and don’t ask why
It’s not a question, but a lesson learned in time

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

So take the photographs, and still frames in your mind
Hang it on a shelf in good health and good time
Tattoos and memories and dead skin on trial
For what it’s worth it was worth all the while

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

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Affetto + Mannaggiatté

Non ha mai detto una parola di più di quante ne fossero necessarie per dirimere una questione seria. I suoi discorsi seri sono di una linearità e di una semplicità sconvolgenti senza per questo risultare puerili o stupidi dal punto di vista del ragionamento e del valore del pensiero. Perché il suo valore può spessissimo essere messo in dubbio, ma questo lo sa e per qualche motivo che tuttora non capisco, gli va bene così.
Anche se ci vedo veramente poco, lo riconosco da come cammina e da come sta in piedi fermo, lo riconosco da 200 metri di distanza perché la sua camminata fa parte di quell’insieme di gestualità a caso che, inspiegabilmente, mi piacciono un sacco.
Spesso si mostra eccessivamente, e lo fa in modi che nessuno sceglierebbe per piacere agli altri.
Ma piace lo stesso. Perché, mischiate alla finta spacconaggine e alle battute di dubbo gusto, possiede una dolcezza innata e una gentilezza tutta sua. E mille altre cose che chissà dove le tiene per la maggior parte del tempo.

E, ecco, io sento un affetto incredibile.

“Columnist” —> Ma che davvero?

E’ successo che mi hanno presa e non so nemmeno bene come.

Mi hanno presa a scrivere per un sito che non è la Tana Virtuale e che pertanto m’impone un certo contegno, l’uso dell’italiano e “compiti a casa” ogni settimana.
Mi è sempre piaciuto scrivere sotto traccia ed a quanto pare la mia caporedattrice vuole una sorta di miniserie su un tema che mi è molto caro e che abbiamo concordato insieme…
Fin qui tutto bene. Bomba. Top.
Ho scritto la bio, fatto il profilo Gravatar(grandi sforzi tecnologici per gioiakerplunk), scelto una foto che poi è la solita che campeggia più o meno ovunque sul web perché in tutte le altre faccio schifo, e buttato giù un articolo che uscirà, a quanto pare, venerdì.
In realtà ho mandato il mio primo articolo qualche settimana fa un po’ a tempo perso, giusto per provare, e mai avrei pensato che mi sarei trovata in quattro e quattr’otto a metterci la faccia, su un sito vero, con un pubblico e 8000 Like su Facebook. Vuol dire che, toh, 500 persone capiteranno su quell’articolo.
Articolo che, per inciso, non mi soddisfa per niente. Sarà che in questi giorni è tutto fuori di testa, tutto molto veloce, così veloce che non vedo nemmeno scorrerlo chiaramente di fronte a me…
O forse che, come dice Libbbbano, “io, sotto padrone, nun ce so stà“.  Non voglio dire che mi scocci l’idea delle scadenze o dei temi, anzi. Se non avessi scadenze probabilmente passerei la vita a scrivere tanto e male, mentre Decenza ed Orgoglio m’obbligano a fare un minimo si sforzo stilistico nella Tana, figuriamoci per un sito serio con tanto di sponsor.
E’ che se non mi vengono le brillànze non mi vengono, ecco. Magari mi vengono domani, magari fra una settimana, magari non sono davvero in grado… Ma nel caso saranno i Boss a decidere e mi daranno il benservito. Per ora campeggio nella pagina autori del sito e la cosa mi piace un sacco, speriamo bene.

La cosa che mi fa più piacere è che Umberto, il founder, nonché Supremo Boss del sito, mi ha scelta dopo aver letto questo “articolo“, se tale si può chiamare. Una robetta nella quale ho buttato tre anni e mezzo di esperienze, scazzi, convivenze, aule studio e vita fuorisede… Era molto mio e poco “lodevofàconstile”. Ero e sono io in quelle parole, e forse mi spaventa l’idea di mettere un ulteriore “filtro” svolgendo i miei assignements per il sito e soprattutto ampliare il pubblico al difuori di quelle dieci anime che leggono la Tana.

ParanGIoia never leaves the house, uh?

Se avessi un amico immaginario come Zerocalcare non sarebbe un armadillo ma probabilmente una nutria d’Arno che parla Cockney. E mi direbbe cose del genere, sìsì.

Anche stasera mi trovo con un esame da fare, tanti pensieri in testa, una nuova sfida, pensieri romantici come ogni giorno che Dio o chi per lui mette in Terra, un po’ d’imbarazzo e…
Aspetto domani con una canzone carica ed una romantica in testa, come sempre che non c’entrano niente l’una con l’altra, come sempre una commercialèrrima e via dicendo.

1) La canzone di quell’acchiappatopa di John Mayer, che a parte tre pezzi belli ma belli davvero mi pare il solito americanino che fa il pop che piace alla facia 92-97. Ma sticazzi, questa è splendida.

2) Direttamente dal 1993, ommioddìo questa canzone ha ventun anni. E’ anni ’90 un sacco, è carica, sìsìsì.

In musica, anno vecchio addio.

Volevo fare un complesso ed articolato bilancio dell’anno che sta per concludersi ma davvero non ce la posso fare, per cui sceglierò un tot di canzoni nella mia PL “Preferiti” di Spotify e lascerò che il mio cervello sputi ricordi, nozioni e citazioni a caso, che poi è più o meno l’unica cosa che sa fare.

Andiamo in ordine cronologico:

1) The Smiths – Girlfriend In A Coma – 2011 Remastered Version —> merita l’inserimento in quanto il 2013 è l’anno in cui ho scoperto gli Smiths e sono finalmente riuscita ad uscire dal Buco Nero del classick rock+cantautoratoitaliano+folk con pericolose deviazioni hipsteròidi che precedentemente m’attanagliava. Insomma, ho scoperto il lato ’80/’90 dell’Esistente in quanto a fandom musicali, il che mi rende ben tarata nel cervello, lo so, ma al contempo molto fiera di me. Cheppòi c’è anche Asleep cheppòi è soundtrack di The perks of being a wallflower, film cult dell’anno, ma vabbè, poi mi perdo.

2) Noah And The Whale – L.I.F.E.G.O.E.S.O.N. —> ovvero “alzati e pensa a goderti la vita”. Con la mia nuova amica speciale, per inciso. E quella nota brit che vabbè chettelodicoafare.

3) R.E.M. – ÜBerlin —> perché la prima cosa che ho fatto nel 2013 è una pazzìa coinvolgente non i REM ma Berlino. Questa è una canzone un po’ disillusa ma consapevole e tutto sommato positiva, proprio come mi sentivo un anno fa.

4) Marta Sui Tubi – Dispari —> inevitabilmente non riesco a separare questa canzone dalla ripresa della mia sempiterna tendenza ai colpi di testa e al seguire la pancia. Cosa che sto cercando di moderare in maniera che non mi faccia star male, ma al contempo che sia possibile sfruttarne l’energia propositiva. Poi ad un certo punto fa un elenco di elementi tendenzialmente intellettualoidi per poi uscirsene con uno scioglilingua che ha in sé un concetto pauroso per me. Quindi CIAO!
“Non ti vergogni di mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere,
e duro il modo in cui mi osservi stare solo sai che poi non te lo puoi permettere…
I dischi che non capirai, i libri che non leggerai,
le citazioni ti sorprendono, le variazioni ti confondono
Oscar Wilde, Sonic Youth, Motorpsycho, Mallarmé…
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari ”

5) David Bowie – Changes – 1999 Digital Remaster —> questa è facile: ho cambiato specializzazione dopo anni di frequenza e passione per l’Ematologia. Ho deciso che sarà un’intensivista e non un’ematologa con grande sofferenza, credo che una parte di me vorrà sempre fare Ematologia, ma sono troppi i motivi che hanno portato questa scelta, e non potrei essere più felice. Potrò essere un disastro sotto tanti punti di vista, ma questa è la cosa che fa per me e mi rende felice.

6) The Killers – Mr. Brightside —> ogni mattina una Gioia sa che dovrà alzarsi e correre più veloce del Dèmone degli esami per non finire al manicomio. Il Dèmone degli esami ogni mattina si alza e tenta di fagocitare Gioia per evitare di essere sconfitto da positività e faccia tosta.
Qual modo migliore di sorgere ogni mattina di Mr. Brightside? In qualche modo lo sconfiggo sempre e parte del lavoro lo fa la mia Canzone della Sveglia, questa.

7) Dexys Midnight Runners – Come On Eileen —> alias “la canzone del mio 2013 che mi ha proprio rotto le palle”. Ho macinato questo pezzo così tante volte che non lo sopporto più, peggio di Basket Case ai tempi. Tutta colpa di quel fil dannatamente bello. Sempre The Perks, in caso qualcuno se lo stesse chiedendo.

8)  – REM Shiny Happy People + lyrics —> meglio conosciuta come “le serate del secondo semestre”, meglio conosciuto come “il momento in cui se poggiavo un po’ di più i gomiti sul tavolino era meglio. E ancora mi sorprendo del fatto che questo post contenga DUE canzoni dei REM dato che in generale non li amo per niente, ma tant’è.

9)  – Gogol Bordello Nomadic Chronicle —> it just simply reminds of my awesome flatmates, e poi dai, i Gogol Bordello NON possono mancare.

10) Tom Petty And The Heartbreakers – American Girl —> Sempre io, sempre la mia amica speciale, sempre benzina per i momenti del cazzo, ma è d’obbligo un video a questo punto. Tanto, tantissimo amore:

11) P!nk – Just Give Me a Reason —> non poteva mancare la canzone di quando ho battuto i piedini forte forte pensando che proprio non mi andava bene lo status quo, uffa uffa uffa mamma peròòòòò. Una cosa del genere. Poi subito dopo arrivava la fase autistico-pop depressiva, entità nosologica penso facente part del DSM V Edizione, altra perla del 2013 che però se Dio vuole non mi riguarda, che eprò diciamo in parte c’è stata con l’ascolto di Glitter int he air, sempre di P!nk, ma tralasciamo.

12) – Guns N’ Roses Patience —> ecco, questa canzone è la mia Pace dei Sensi. Ieri, oggi e sempre.

13) Daniele Silvestri – Ma Che Discorsi —> perché io di canzoni da uffa uffa uffa mamma peròòòòò ne ascolto poche, com’è noto. Ma bòne. Questa canzone è semplicemente perfetta per qualsiasi situazione che si ha la speranza di cambiare, sia essa una storia, un’amicizia, un lavoro su sé stessi che al momento è in stallo. Sì, il mio caso. Indovinato. La AMO.

14) Bruce Springsteen – Long Walk Home —> Bruce Springsteen, ahimé, non fa parte della mia cultura musicale. Un giorno m’intripperò e mi succederà quel che mi è recentemente successo con Tom Waits, ovvero prender l’intera discografia e macinarla in dieci giorni per poi giurargli amore eterno. Ma non adesso. Long walk hom è per il mio amico che è andato in America, per la nostra Luminara 2013 e per tutta la speranza forsennata che contiene. Una spinta che più americana non si può, ma mi piace tanto e spero di farla ben presto mia, voglio portarmela dietro in questo anno che verrà.

15) The Rolling Stones – Ruby Tuesday —> seh vabbè, sono scandalosa, Ruby Tuesday la conosco da almeno quindici anni. Ma solo nel 2013 l’ho AMATA, forse per quel libro che ho letto e che mi ha raccontato la storia di tutti gli amori di Keith e Mick, non so. Don’t question why she needs to be so free, she’ll tell you it’s the only way to be.

16) Chris Whitley – Kick The Stones —> il mio “ciao” agli anni ’90 e alla scena di sesso fra Thelma e Brad Pitt. Sempre con la mia amica speciale, pezzo sempre forièro di aspettative sessuali e discorsi. Penso il film sia del 1989 in realtà, ma sticazzi.

17) Levante – Alfonso —> “Corre l’anno 2013, in mano alcolici, e niente più Che vita di merda.” Qualcuno ha detto per caso SINTESI?! Scherzi a parte, noi 5, il Salento, la Pandina e teste che ballonzolano a ritmo…

18) Samuele Bersani – En e Xanax —> in realtà non ho mai capito se mi piace davvero, se mi fa schifo la metafora delle benzodiazepine, se la collego ad una determinata situazione, se non la posso patire. Però di tanto in tanto ci vado ancora in loop, è una storia che un po’ mi affascina e un messaggio che vorrei urlare ad un paio di persone ma avrebbe molto, molto poco senso.

19) Violacida – La ballata degli ostinati —> loro sono i Violacida. Loro sono parte di quello che c’è di bello a Lucca. Questo pezzo è la frustrazione generazionale ed al contempo la fiducia in quella generazione stessa. E’ un pezzo incredibilmente adolescenziale ed incredibilmente maturo e mi rende piena d’orgoglio per quei quattro che conosco, alcuni un po’ meglio ed altri solo di vista, ma che l’hanno proprio fatta giusta.

20)  – Stardust Mika, ميكا Coke Studio بالعربي S02E02 —> forse il pezzo più macinato del mio 2013. Se provo a chiedermi perché l’unica risposta sensata è che, per quanto abbia bisogno di carica e conforto dalla musica, quello che alla fine costantemente ricerco è la dolcezza di cui parlavo qualche post fà… Perché, in fondo, sono una phya pure io. In ogni caso Mika in questo video è un amore.

21)  – Il mondo stretto in una mano Daniele Silvestri —> in realtà un pezzo che mi porto dietro dalla fine del 2012 ed in qualche modo mi torna sempre fra le mani. Adattato a cose, persone, coppie di miei amici, paranoie, aspettative e quant’altro. Quello che voglio sempre ricordarmi di questo pezzo è il concetto di desiderare giorni sempre assurdamente uguali, qualunque sia la vita che si sta vivendo. Quello che voglio è addormentarmi soddisfatta del fluire delle mie giornate nel quadro generale del quale cerco sempre di avere una visione. “Pensa quadrimensionalmente”, diceva Doc Emmett Brown.

22) I KILLERS, in particolare:
 – The Killers Bones
 – The Killers Read My Mind
The Killers – Here With Me
The Killers – Miss Atomic Bomb
Lo so, arrivo dopo la banda. Lo so, i Killers erano a Lucca quest’estate. Ma sono una mia scoperta settembrina dettata da qualche link su Facebook nonché una rivalutazione fra le più mastodontiche degli ultimi anni. Non so perché mi ero fissata che non mi piacevano i Killers, Mr. Brightside a parte che per me non era dei Killers per coerenza. Di questo gruppo mi piacciono i concetti e le poche pretese, ma più di tutto mi piace il fatto che diano così mainstream da non essere più seguiti dai miei amici hipsterdelcazzo. Adoro essere in grado di ammettere che ho scoperto i Killers l’altroieri e Ruby Tuesday una settimana fa. E’ semplice e nella jungla del mainstream e non mainstream io son particolare un casino nel mio ascoltare Lady Gaga, Roger Waters ed al contempo saltare come una iena assatanata al concerto di Max Pezzali. Sapevàtelo.

23) Dire Straits – So Far Away – Full Version —> per finire l’anno in bellezza, onestà & paranoia mi vedo costretta ad inserire questo pezzo. Che dire di So far away? L’ho ascoltata perché uno dei miei più cari amici l’ha pubblicata sul social, prima non la conoscevo. Sempre per la serie “arrivo dopo la banda and proud of it“. Ho sentito per la prima volta questa canzone una sera che avrei voluto vicina una persona, ma quella persona per vari motivi non c’era.
E io la volevo così tanto che Mark Knopfler è sceso dal cielo sulla mia home di Facebook a servirmi la risposta che mai avrei voluto sentire, ma che era davanti ai miei occhi da un po’ di tempo. Mi ha detto che malgrado avessi dentro di me una serie di cose bellissime ero lì e quella persona non c’era. Sottotitolo: non ci sarebbe mai stata.
Da cui il Dramma Postadolescenziale Seriale e l’ascolto compulsivo fra moccoli e madonne della cui originalità continuo tuttora a stupirmi. Alt + ctrl + canc, questa nel 2014 me la porto solo come gran pezzo rock anni ’80, giuro.

24) TOM WAITS, in particolare:
Tom Waits – Martha
Tom Waits – Jersey Girl
Tom Waits – I Want You
Tom Waits – In Between Love
Tom Waits – Little Trip To Heaven [On The Wings Of Your Love]
Che mi piacciono le voci graffiate si sa. Che mi piacciono le ballads scritte dai Maledetti è più che noto, ma era dai tempi della Millenaria Scoperta di Jeff Buckley che non mi affezionavo così tanto ad un cantautore. Tom Waits mi fa pensare come nessun altro, mi tocca delle corde per le quali erano necessarie le sue sfumature, le sue parole, la sua atmosfera. Non per niente ho ricevuto in regalo il libro con tutte le lyrics. Non per niente non riesco a togliermi dalla testa lo shalalala di Jersey Girl da un paio di settimane.
Poi c’è Martha, la canzone che mi ha chiarito un sacco di cose, la canzone che faccio mia più di qualunque altra. Ma non voglio portarmela dietro Martha. Voglio lasciarla lì dove abita perfetta e splendente: nel passato. Come la più grande, meravigliosa, stupenda storia che sia mai stata raccontata.

25) Lou Doillon – ICU —> non è proprio niente. E’ la canzone che sto ascoltando stasera che l’anno sta finendo. Ho dato un ascolto a questo pezzo perché ho passato la giornata in Terapia Intensiva e mi ha fatto sorridere vedermi comparire sulla home una canzone intitolata ICU(per i profani: Intensive Care Unit). In realtà ho ben presto scoperto che si tratta di una canzone del genere depressione elevata alla enne, del genere “ommioddiot’amoancora”, e proprio no, non voglio portarmela dietro, non voglio più guardare a certe cose. Però è un bel pezzo per cui lo segnalo.

***

Finita questa piacevolissima rassegna di scelte musicali passate sono pronta allo stress dell’organizzazione della cena, degli amici di amici, del menù, di tutto ciò che andrà storto, e poi… Poi si va nel 2014. E io, nel 2014, mi laureo e ne faccio mille.
Non vedo l’ora.

Problem-solving, crisi isteriche e contorno misto fantasia.

…AKA, un’altra Minestrina di Cavoli Miei:

Sono una persona che fa delle scelte.
Ma non posso scegliere di cambiare ciò che più profondamente mi contraddistingue, fisso e radicato dentro di me. Inamovibile peggio di mio padre quando mi vietava di guardare Canale 5.
La contraddizione, per esempio. In tutto e per tutto. Che concòmita ad una testardaggine che mia madre ha definito asinìna. Grazie Mamma. Comunque andiamo a principiare…

Una delle mie molteplici contraddizioni è che talvolta ho la sensibilità che mostrerebbe Dissennatore di Azkaban all’apice della crudeltà, altre volte invece mi sento sopraffare da quanto mi accade e soprattutto sono empatica con altre persone -anche cristiani dei quali non potrebbe importarmi di meno- in un modo che, giuro, ha del paranormale.
Mi piacciono le mie contraddizioni.
Il lato Dissennatore mi ha creato non pochi problemi e generato negli ultimi anni una sorta d’ansia anticipatoria per la quale penso e rimugino prima di dire qualsiasi cosa a qualsiasi persona.
Ma più di ogni altra cosa mi porta a farmi paranoie e pippe esistenziali impossibili sul SE quanto precedentemente detto possa aver urtato la sensibilità del mio interlocutore. Per cui alla fine tutto va a discapito mio.
C’è di buono che in questo modo m’interrogo e, quando vado fuori dal seminato, ci vado il più delle voltecon cognizione di causa.
I.E., “se sto usando questo tono sarcastico e questo contenuto tagliente… Non ti preoccupare tesoro, è tutto voluto. Non è che non capisco che ti sto ferendo/irritando/facendo inalberare. Io VOGLIO ferirti/irritarti/farti inalberare. Lo bramo con ogni fibra del mio essere. Non sto scherzando.”
Il che porta alla seconda contraddizione: millanta elucubrazioni ed autosvalutazioni associate a dosi di cinismo e acidità ben centellinare e piazzate al posto giusto.
…Proprio lì dove te lo meriti, tizia che fa finta d’interessarsi dei miei esami in realtà vuole solo bullarsi che lei s’è già laureata.
…Proprio su quel discorso che *so*,oh se SO…, che tu detesti profondamente – ma tu non sai che lo so, e qui grazie ai/alle sempre simpatici/che comari dell’Aula Studio Pacinotti che mi forniscono materiale per dispensare giustizia e cattiveria agli spaccamaroni di sorta.
…Sovente per farti capire che quella cazzata tu, tizio/a random(che probabilmente pensi di parlare con un’idiota)… A me, non puoi proprio permetterti di venderla.
…Talvolta per renderti noto che il tuo gravitare nella mia orbita m’infastidisce, o emerito/a imbecille, persona inutile, fastidiosa persona che “te l’ho già detto, NON MI PIACI PER N MOTIVI GIA’ DISCUSSI, fatti vedere bene bene mentre vai a spigare”.
E via discorrendo.

Ora, io dico: una persona così acida e cattivella NON dovrebbe essere insicura e taaaanto sensìbbbbbbile a rigor di logica.
Io invece a tratti mi scopro fragile come carta velina. A compartimenti stagni, direi.
Prendo tutto sul personale.
Sono piagnòna, poi. Non ne vado fiera ma mi si aprono i rubinetti più di quanto vorrei per cose di dubbio rilievo, ma attenzione: per le Grandi Tragedie della Vita(poche me ne son capitate, per fortuna) non verso lacrima.
Questo fa di me anche un’isterica che però nelle suddette Grandi Tragedie “ci sfòa”, come si dice a Pisa.

Nonostante tutto questo calderone di contraddizioni una cosa che non riesco a spiegarmi è il sesto senso che mi accompagna praticamente da sempre e risulta in fase con buona parte degli accadimenti importanti o supposti tali dal mio cervello destro.
E’ capitato spesso e volentieri che mi svegliassi pensando che sarebbe successo qualcosa: qualcosa di bello, brutto, buffo, ansiogeno o terribile. Ed è sempre avvenuto qualcosa di coerente alle mie sensazioni nei giorni o nelle ore seguenti.
Quando si tratta di qualcuno a cui tengo sbaglio ancor meno e questo mi porta a fidarmi delle mie sensazioni in molti contesti.
In altri invece annaspo e non riesco nemmeno a comprendermi da sola. Comprendere come mai sono arrabbiata, ho la tachicardia, mi sveglio bene, mi sveglio male, ne faccio mille o vegeto tutto il giorno.

In tutto ciò mi ritengo anche una persona abbastanza semplice.
Semplice solo perché sono in certi compartimenti UNA persona, in altri sono UN’ALTRA. E questi compartimenti sono due. E queste due persone sono SEMPLICI.
Per cui ecco il segreto, bambini: basta veramente poco per decodificarmi e capire ciò che mi passa per la testa.
Chi lo capisce riesce a scavare in un modo che ritengo fastidioso ma interessante, ed ecco la mia croce: chi riesce a far breccia nelle altrui debolezze e lo fa presente è indubbiamente uno stronzo. Ma a me PIACE. Ecco. Ho spiegato come mai mi piacciono gli stronzi. Mi piacciono perché capaci di comprendere qualcosa che, da parte mia, risulta d’immediata comprensione, voglio dire, ci sono io qui dentro. Cioè: ci siamo noi due. Una e l’altra. E’ lampante, come puoi non vederlo? Eppure non si vede.
Non lo vedi? Sei un ingenuotto indegno d’entrare nella mia mente e probabilmente anche nelle mie mutande.
Lo vedi? Sei un bastardo, ma hai capito che sotto le mie tre corazze(burbera-però autoironica-in realtà anche dolce)di cui parlava il mio amico Roberto ci sono due personcine. Due. Semplici. Eccole lì.
Sei dunque DEGNO.

Qual è la fregatura suprema? La fregature suprema è che la cattiveria e la bastardaggine non sempre s’accompagnano all’acume che serve per comprendermi. A volte le fabbricano da sole, così, a gratis.
E non sono ancora abbastanza brava da discriminare chi ne è provvisto e chi, invece, è soltanto un intollerabile e misero bastardo. Così, tout court.

E’ ora di crescere. Di capire queste cose e concerdervi l’attenzione che merito ma nulla più.
Ora di far pace con le mie contraddizioni e sfruttarle a mio vantaggio come faccio già con l’acidità e la battuta cattivella che ho sempre pronta. Come la mia ansia e le abilità di problem-solving che mi caratterizzano nelle Tragedie di cui sopra.
In ogni caso, mi piace tutto questo.
E piace anche a Tyrion[che è Amore, Ammirazione, Batticuore].

Non c’entra niente, ma io vado a vedere gli Aerosmith. IO VADO A VEDERE GLI AEROSMITH. Sono pronta a dare sfogo a un’ormai quindicennale passione sfrenata per Steven Tyler saltandogli addosso. Costi quel che costi. Perché come strilla lui e come mi parla lui da sempre… Nessuno. I suoi sono gli univi urli che riesco a sopportare adesso…

Il diabete canzonogenico.

I could be staring at somebody new
But stuck in my head is a picture of you
You are the thunder, I was the rain
I wanna know if I’ll see you again
I said I love you, you said goodbye
Everything changes in the blink of an eye
It’s been a while, I still carry the flame
I wanna know if I’ll see you again
See you again, see you again
Want you to know, what you mean to me
What will it take, take you to see?

I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little heart and feel the same
And I wanna know if I’ll see you again
See you again

I’ve seen that before, cause you’re not even there
I’m writing this song and you don’t even care
Throw me a lifeline and open my door
And pick up my heart that you left on the floor
On the floor, on the floor
Want you to know, what you mean to me
What will it take, take you to see?

I could a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little heart and feel the same
And I wanna know if I’ll see you again
See you again
Call me all the time is rushing by
And all the little things we leave behind
But even that do, is a little bit of me, a little bit of you
When will I see you again?
When will I see you again?
When will I see you again?
When will I see you again?

I could put a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little heart and feel the same
And I wanna know if I’ll see you again
See you again
I could a little stardust in your eyes
Put a little sunshine in your life
Give me a little heart and feel the same
And I wanna know if I’ll see you again
See you again
Call me all the time is rushing by
And all the little things we leave behind
But even that…do, is a little bit of me, a little bit of you
When will I see you again?
When will I see you again?

Ci sono poche canzoni che mi addolciscono in questa maniera. Ho bisogno di riscoprirmi acida, o perirò come la più Donnetta fra le Donnette. Meglio pensare a Walder Frey così riprendo quella verve incazzosa che è sempre meglio di ‘sto stato d’animo romanticoso.