Au contraire.

E’ tutto fondamentalmente precario.

Costruisco, costruisco, analizzo e sorrido. Penso “oggi ci siamo!”.
Poi m’inalbero. Poi la nostalgia. Poi mi batte il cuore. E non riesco a dormire.
E smoccolo perché pare che, ogni volta che sono altrove, in qualche modo il fastidio torna a infestare la mia stanza, le mie lenzuola, il mio Old Holborn che se ne sta mezzo aperto sul tavolo. Tanti gesti che mi sembra di conoscere da una vita ai quali per circa mezzo secondo ero riuscita a non pensare.
Per cui, prima che le mie fondamenta diventino abbastanza solide, si frappone la puttanata di turno a tirar giù tutto.

Tuttavia.
Oggi una sottile pellicola mi separa dalle sempreverdi paranoie.
Oggi ho scritto un sacco e mi sono sentita una donnetta. Oggi ho alzato la testa, dato e ricevuto amore.
Oggi ero triste e felice.
Oggi c’era il sole.

E domani descriverò la stranezza per cui ognuno di noi ha il suo modo di girare(rollare, incartare, rullare, fare) una sigaretta, chiuderla con più o meno precisione, accenderla e fumarla.
E mi chiederò come mai si prova tanta tenerezza a tratti a pensare a qualcuno che arrotola una sigaretta mentre questiona del mondo e del’uomo.
Oggi, intanto, c’era il sole.

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Laif is nau.

 

 

 

 
sai benissimo che una goccia inonda il cielo
è così piccolo il mondo che ci osserva...
sai benissimo che non chiedo tanto adesso
è così limpido il mare che ci ascolta...
che ci addormenta...
vorrei tentare
vorrei offrirti le mie mani
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
e penso di sentirmi confusa e felice...
e penso di sentirmi confusa e felice...
e penso di sentirmi...
sai benissimo che sto tremando e non c'è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
è così fragile il mondo che ci aspetta...
che ci spaventa...
vorrei tentare
vorrei offrirti le mie mani
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
vorrei tentare
vorrei difendere questo momento
e penso di sentirmi confusa e felice...
e penso di sentirmi confusa e felice...
e penso di sentirmi...
confusa e felice
confusa e felice
confusa e felice.
sai benissimo che una goccia inonda il cielo
è così piccolo il mondo che ci osserva...

Carmen Consoli - Confusa e felice

I’ve got you.

“…and if it’s really the end of the world, I WANNA BE WITH YOU.”

Ho trovato quello che mi manca da sempre, e quasi non ci credo. Piango per quanto diavolo sono felice e per l’affetto che mi esplode dentro in questo momento. Come in una relazione con un ragazzo, temo che sia troppo. Cammino un po’ sulle uova e sto attenta a non rompere qualcosa di meraviglioso che mi sta capitando. Troppo bello per essere vero.

“To me, you are perfect.”

Qui è proprio citazionismo spudorato, ma le mie parole non bastano stasera.

Perché la realtà è stronza, e ti bacia in bocca.

Se quello che avevo in mente era creare un mondo intorno a me
ora il progetto mi è esploso in mano
faceva bene Copernico a dire che il sole era fermo
e la Terra girava intorno continuamente
si ce la puoi fare, si si tu ce la puoi fare
si si tu ce la puoi fare, si si tu la puoi fermare
si ce la puoi fare, si si tu ce la puoi fare
ce la farai, ce la farai
si ce la puoi fare, si si tu ce la puoi fare
lo vedo, lo vedo, ce la puoi fare, la puoi fermare
e invece no, non ce la farai mai
non ce la farai mai
non ce la puoi fare.
Se quello che avevo in mente era creare un mondo intorno a me
ora il progetto mi è esploso in mano
faceva bene Copernico a dire che il sole era fermo
e la Terra girava intorno continuamente
continuamente, girava intorno
continuamente, girava intorno
Ed è questo che volevo succedesse a me
ma non è possibile
perché la realtà è stronza
e ti bacia in bocca
perché la realtà è stronza
e ti bacia in bocca
perché la realtà è stronza
e ti bacia in bocca
e voi lo dovete sapere.
Dov’è Copernico quando ci serve?
dov’è Copernico quando ci serve?
Lo vedo, è lì, è li distante
lo vedo, è lì distante.”

Fast animals and slow kid – Copernico
(i miti del momento)

Trovare qualcosa laddove era la musica commerciale.

Reinterpreto le canzoni dopo anni, non so nemmeno perché mi tornano fra le mani.
Chiaramente non sono le tre stupide frasette del ritornello che tutti cantano in coro, ma le frasi alle quali nessuno guarda. Perlomeno, nessuno che abbia l’on(o/e)re di colpirmi.

A caso. Così. Impulso. E poi dicono che il subconscio non è attendibile.
Mi spaventa l’esatta precisione con la quale ha agito, in un modo del tutto incomprensibile, perverso, senza un percorso che avessi anche lontanamente ponderato.
E’ in questo modo che più o meno venti secondi fa ho digitato il titolo di un pezzo su Youtube. Un pezzo di un autore che detesto e che credevo avesse un qualche valore per un semplice fatto di associazione “affettiva” con un luogo, un  particolare momento, una particolare persona. LA particolare persona. Fatto sta che a cose normali lo definirei un pezzo mediocre. Per non dire patetico, mainstream e bimbominchioide in una maniera vergognosa.

Non lo sapevo e non l’ho capito fino a qualche secondo dopo, ma avevo bisogno ESATTAMENTE di quella canzone per capire una serie precedentemente sconnessa di emozioni del tutto idiote che ancora non so pienamente spiegarmi, relative a mille contesti e concetti che vivono tutti nella mia testa. Insieme. Un casino che è roba da matti.

Nel frattempo faccio cose senza senso in sitiuazioni con ancor meno senso.
Mi capisco sempre di più e sempre di meno ogni istante che passa.
Ogni passo che compio.
Ogni caffè che prendo.
Ogni pagina che studio.
Ogni bevuta che compro pur sapendo che questo mese ho pochi soldi.

Ho guardato dentro una bugia
e ho capito che è una malattia
dalla quale non si può guarire mai
e ho cercato di convincermi
…che tu non ce l’hai.

E ho guardato dentro casa tua
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia
e ho cercato di dimenticare
di non guardare.

E ho guardato la televisione
e mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu…
…che tu mi rubi l’amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c’era un gran rumore…
che non ho più pensato a tutte queste cose.

E ho guardato dentro un’emozione
e ci ho visto dentro tanto amore
che ho capito perché non si comanda al cuore.

E va bene così…
senza parole… senza parole…
E va bene così, senza parole
E va bene così, senza parole…
E va bene così…

E guardando la televisione
mi è venuta come l’impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu…
che tu mi rubi l’amore
poi ho camminato tanto e fuori
c’era un grande sole
che non ho più pensato a tutte queste cose…

E va bene così…
senza parole… senza parole…
E va bene così, senza parole
E va bene così, senza parole.

Vasco Rossi(ahimé) – Senza parole

 
“…ma dentro di me esisti in un modo che mi atterrisce…”
(by Sara, ma calza a pennello)

Riconsiderare.

Ognuno di noi ha un sacco di amici part-time. E’ normale, non c’è ipocrisia.
L’amico/a part-time è solitamente un soggetto col quale ti trovi bene in un determinato tipo di contesto/serata/situazione, ma risulta totalmente inadatto alla maggior parte della tua esistenza.
Il che porta la frequentazione ad essere saltuaria o meno, ricca o meno di confessioni dei reciproci cazzi, ma pur sempre superficiale rispetto a quel porto sicuro attraverso il quale si sfiora l’infinito che è l’Amicizia.
Gli vuoi molto bene, sarai disposto ad aiutarlo/a per un trasloco o quando si romperà un braccio, ma è pur sempre una persona con la quale non riesci a condividere più di tanto.
Non c’è niente di male in questo tipo di rapporto, in fondo l’affetto ha tanti livelli e le affinità elettive, pur riscontrabili, non implicano un sodalizio necessariamente profondo.
Ma se non è biunivoco si rischia di rimanerci molto male o, caso opposto, ferire qualcuno per il quale “si conta” molto di più.
Ovviamente ciò che mi porta a questa riflessione è, ad oggi, constatare di essere part-time per una persona dalla quale credevo di poter cavare di più. Evidentemente pensavo di aver consolidato alcune basi che per l’altra parte non sussistevano, e mi dispiace.
Comunque.
Un criterio fondamentale di diagnosi differenziale fra un Amico ed un amico part-time è la disponibilità a dare ciò di cui l’altro ha emotivamente bisogno senza riserva alcuna, anche se significa sentir ragionar di robe pallose e poco interessanti.
Sono le mie paranoie, e tu amico devi amarle. Amare anche il modo in cui viaggio con la fantasia e mi dispero. Perché sono io. E devo essere la tua finestra sull’infinito, così come sono ed in modo imprescindibile da un sacco di cose.
Sennò sono part-time.
Non è che fa male… Più che altro, nel complesso, prendere atto ed agire di conseguenza.
Peccato.