In musica, anno vecchio addio.

Volevo fare un complesso ed articolato bilancio dell’anno che sta per concludersi ma davvero non ce la posso fare, per cui sceglierò un tot di canzoni nella mia PL “Preferiti” di Spotify e lascerò che il mio cervello sputi ricordi, nozioni e citazioni a caso, che poi è più o meno l’unica cosa che sa fare.

Andiamo in ordine cronologico:

1) The Smiths – Girlfriend In A Coma – 2011 Remastered Version —> merita l’inserimento in quanto il 2013 è l’anno in cui ho scoperto gli Smiths e sono finalmente riuscita ad uscire dal Buco Nero del classick rock+cantautoratoitaliano+folk con pericolose deviazioni hipsteròidi che precedentemente m’attanagliava. Insomma, ho scoperto il lato ’80/’90 dell’Esistente in quanto a fandom musicali, il che mi rende ben tarata nel cervello, lo so, ma al contempo molto fiera di me. Cheppòi c’è anche Asleep cheppòi è soundtrack di The perks of being a wallflower, film cult dell’anno, ma vabbè, poi mi perdo.

2) Noah And The Whale – L.I.F.E.G.O.E.S.O.N. —> ovvero “alzati e pensa a goderti la vita”. Con la mia nuova amica speciale, per inciso. E quella nota brit che vabbè chettelodicoafare.

3) R.E.M. – ÜBerlin —> perché la prima cosa che ho fatto nel 2013 è una pazzìa coinvolgente non i REM ma Berlino. Questa è una canzone un po’ disillusa ma consapevole e tutto sommato positiva, proprio come mi sentivo un anno fa.

4) Marta Sui Tubi – Dispari —> inevitabilmente non riesco a separare questa canzone dalla ripresa della mia sempiterna tendenza ai colpi di testa e al seguire la pancia. Cosa che sto cercando di moderare in maniera che non mi faccia star male, ma al contempo che sia possibile sfruttarne l’energia propositiva. Poi ad un certo punto fa un elenco di elementi tendenzialmente intellettualoidi per poi uscirsene con uno scioglilingua che ha in sé un concetto pauroso per me. Quindi CIAO!
“Non ti vergogni di mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere,
e duro il modo in cui mi osservi stare solo sai che poi non te lo puoi permettere…
I dischi che non capirai, i libri che non leggerai,
le citazioni ti sorprendono, le variazioni ti confondono
Oscar Wilde, Sonic Youth, Motorpsycho, Mallarmé…
E non soffro se mi sento solo, soffro solo se mi fai sentire dispari ”

5) David Bowie – Changes – 1999 Digital Remaster —> questa è facile: ho cambiato specializzazione dopo anni di frequenza e passione per l’Ematologia. Ho deciso che sarà un’intensivista e non un’ematologa con grande sofferenza, credo che una parte di me vorrà sempre fare Ematologia, ma sono troppi i motivi che hanno portato questa scelta, e non potrei essere più felice. Potrò essere un disastro sotto tanti punti di vista, ma questa è la cosa che fa per me e mi rende felice.

6) The Killers – Mr. Brightside —> ogni mattina una Gioia sa che dovrà alzarsi e correre più veloce del Dèmone degli esami per non finire al manicomio. Il Dèmone degli esami ogni mattina si alza e tenta di fagocitare Gioia per evitare di essere sconfitto da positività e faccia tosta.
Qual modo migliore di sorgere ogni mattina di Mr. Brightside? In qualche modo lo sconfiggo sempre e parte del lavoro lo fa la mia Canzone della Sveglia, questa.

7) Dexys Midnight Runners – Come On Eileen —> alias “la canzone del mio 2013 che mi ha proprio rotto le palle”. Ho macinato questo pezzo così tante volte che non lo sopporto più, peggio di Basket Case ai tempi. Tutta colpa di quel fil dannatamente bello. Sempre The Perks, in caso qualcuno se lo stesse chiedendo.

8)  – REM Shiny Happy People + lyrics —> meglio conosciuta come “le serate del secondo semestre”, meglio conosciuto come “il momento in cui se poggiavo un po’ di più i gomiti sul tavolino era meglio. E ancora mi sorprendo del fatto che questo post contenga DUE canzoni dei REM dato che in generale non li amo per niente, ma tant’è.

9)  – Gogol Bordello Nomadic Chronicle —> it just simply reminds of my awesome flatmates, e poi dai, i Gogol Bordello NON possono mancare.

10) Tom Petty And The Heartbreakers – American Girl —> Sempre io, sempre la mia amica speciale, sempre benzina per i momenti del cazzo, ma è d’obbligo un video a questo punto. Tanto, tantissimo amore:

11) P!nk – Just Give Me a Reason —> non poteva mancare la canzone di quando ho battuto i piedini forte forte pensando che proprio non mi andava bene lo status quo, uffa uffa uffa mamma peròòòòò. Una cosa del genere. Poi subito dopo arrivava la fase autistico-pop depressiva, entità nosologica penso facente part del DSM V Edizione, altra perla del 2013 che però se Dio vuole non mi riguarda, che eprò diciamo in parte c’è stata con l’ascolto di Glitter int he air, sempre di P!nk, ma tralasciamo.

12) – Guns N’ Roses Patience —> ecco, questa canzone è la mia Pace dei Sensi. Ieri, oggi e sempre.

13) Daniele Silvestri – Ma Che Discorsi —> perché io di canzoni da uffa uffa uffa mamma peròòòòò ne ascolto poche, com’è noto. Ma bòne. Questa canzone è semplicemente perfetta per qualsiasi situazione che si ha la speranza di cambiare, sia essa una storia, un’amicizia, un lavoro su sé stessi che al momento è in stallo. Sì, il mio caso. Indovinato. La AMO.

14) Bruce Springsteen – Long Walk Home —> Bruce Springsteen, ahimé, non fa parte della mia cultura musicale. Un giorno m’intripperò e mi succederà quel che mi è recentemente successo con Tom Waits, ovvero prender l’intera discografia e macinarla in dieci giorni per poi giurargli amore eterno. Ma non adesso. Long walk hom è per il mio amico che è andato in America, per la nostra Luminara 2013 e per tutta la speranza forsennata che contiene. Una spinta che più americana non si può, ma mi piace tanto e spero di farla ben presto mia, voglio portarmela dietro in questo anno che verrà.

15) The Rolling Stones – Ruby Tuesday —> seh vabbè, sono scandalosa, Ruby Tuesday la conosco da almeno quindici anni. Ma solo nel 2013 l’ho AMATA, forse per quel libro che ho letto e che mi ha raccontato la storia di tutti gli amori di Keith e Mick, non so. Don’t question why she needs to be so free, she’ll tell you it’s the only way to be.

16) Chris Whitley – Kick The Stones —> il mio “ciao” agli anni ’90 e alla scena di sesso fra Thelma e Brad Pitt. Sempre con la mia amica speciale, pezzo sempre forièro di aspettative sessuali e discorsi. Penso il film sia del 1989 in realtà, ma sticazzi.

17) Levante – Alfonso —> “Corre l’anno 2013, in mano alcolici, e niente più Che vita di merda.” Qualcuno ha detto per caso SINTESI?! Scherzi a parte, noi 5, il Salento, la Pandina e teste che ballonzolano a ritmo…

18) Samuele Bersani – En e Xanax —> in realtà non ho mai capito se mi piace davvero, se mi fa schifo la metafora delle benzodiazepine, se la collego ad una determinata situazione, se non la posso patire. Però di tanto in tanto ci vado ancora in loop, è una storia che un po’ mi affascina e un messaggio che vorrei urlare ad un paio di persone ma avrebbe molto, molto poco senso.

19) Violacida – La ballata degli ostinati —> loro sono i Violacida. Loro sono parte di quello che c’è di bello a Lucca. Questo pezzo è la frustrazione generazionale ed al contempo la fiducia in quella generazione stessa. E’ un pezzo incredibilmente adolescenziale ed incredibilmente maturo e mi rende piena d’orgoglio per quei quattro che conosco, alcuni un po’ meglio ed altri solo di vista, ma che l’hanno proprio fatta giusta.

20)  – Stardust Mika, ميكا Coke Studio بالعربي S02E02 —> forse il pezzo più macinato del mio 2013. Se provo a chiedermi perché l’unica risposta sensata è che, per quanto abbia bisogno di carica e conforto dalla musica, quello che alla fine costantemente ricerco è la dolcezza di cui parlavo qualche post fà… Perché, in fondo, sono una phya pure io. In ogni caso Mika in questo video è un amore.

21)  – Il mondo stretto in una mano Daniele Silvestri —> in realtà un pezzo che mi porto dietro dalla fine del 2012 ed in qualche modo mi torna sempre fra le mani. Adattato a cose, persone, coppie di miei amici, paranoie, aspettative e quant’altro. Quello che voglio sempre ricordarmi di questo pezzo è il concetto di desiderare giorni sempre assurdamente uguali, qualunque sia la vita che si sta vivendo. Quello che voglio è addormentarmi soddisfatta del fluire delle mie giornate nel quadro generale del quale cerco sempre di avere una visione. “Pensa quadrimensionalmente”, diceva Doc Emmett Brown.

22) I KILLERS, in particolare:
 – The Killers Bones
 – The Killers Read My Mind
The Killers – Here With Me
The Killers – Miss Atomic Bomb
Lo so, arrivo dopo la banda. Lo so, i Killers erano a Lucca quest’estate. Ma sono una mia scoperta settembrina dettata da qualche link su Facebook nonché una rivalutazione fra le più mastodontiche degli ultimi anni. Non so perché mi ero fissata che non mi piacevano i Killers, Mr. Brightside a parte che per me non era dei Killers per coerenza. Di questo gruppo mi piacciono i concetti e le poche pretese, ma più di tutto mi piace il fatto che diano così mainstream da non essere più seguiti dai miei amici hipsterdelcazzo. Adoro essere in grado di ammettere che ho scoperto i Killers l’altroieri e Ruby Tuesday una settimana fa. E’ semplice e nella jungla del mainstream e non mainstream io son particolare un casino nel mio ascoltare Lady Gaga, Roger Waters ed al contempo saltare come una iena assatanata al concerto di Max Pezzali. Sapevàtelo.

23) Dire Straits – So Far Away – Full Version —> per finire l’anno in bellezza, onestà & paranoia mi vedo costretta ad inserire questo pezzo. Che dire di So far away? L’ho ascoltata perché uno dei miei più cari amici l’ha pubblicata sul social, prima non la conoscevo. Sempre per la serie “arrivo dopo la banda and proud of it“. Ho sentito per la prima volta questa canzone una sera che avrei voluto vicina una persona, ma quella persona per vari motivi non c’era.
E io la volevo così tanto che Mark Knopfler è sceso dal cielo sulla mia home di Facebook a servirmi la risposta che mai avrei voluto sentire, ma che era davanti ai miei occhi da un po’ di tempo. Mi ha detto che malgrado avessi dentro di me una serie di cose bellissime ero lì e quella persona non c’era. Sottotitolo: non ci sarebbe mai stata.
Da cui il Dramma Postadolescenziale Seriale e l’ascolto compulsivo fra moccoli e madonne della cui originalità continuo tuttora a stupirmi. Alt + ctrl + canc, questa nel 2014 me la porto solo come gran pezzo rock anni ’80, giuro.

24) TOM WAITS, in particolare:
Tom Waits – Martha
Tom Waits – Jersey Girl
Tom Waits – I Want You
Tom Waits – In Between Love
Tom Waits – Little Trip To Heaven [On The Wings Of Your Love]
Che mi piacciono le voci graffiate si sa. Che mi piacciono le ballads scritte dai Maledetti è più che noto, ma era dai tempi della Millenaria Scoperta di Jeff Buckley che non mi affezionavo così tanto ad un cantautore. Tom Waits mi fa pensare come nessun altro, mi tocca delle corde per le quali erano necessarie le sue sfumature, le sue parole, la sua atmosfera. Non per niente ho ricevuto in regalo il libro con tutte le lyrics. Non per niente non riesco a togliermi dalla testa lo shalalala di Jersey Girl da un paio di settimane.
Poi c’è Martha, la canzone che mi ha chiarito un sacco di cose, la canzone che faccio mia più di qualunque altra. Ma non voglio portarmela dietro Martha. Voglio lasciarla lì dove abita perfetta e splendente: nel passato. Come la più grande, meravigliosa, stupenda storia che sia mai stata raccontata.

25) Lou Doillon – ICU —> non è proprio niente. E’ la canzone che sto ascoltando stasera che l’anno sta finendo. Ho dato un ascolto a questo pezzo perché ho passato la giornata in Terapia Intensiva e mi ha fatto sorridere vedermi comparire sulla home una canzone intitolata ICU(per i profani: Intensive Care Unit). In realtà ho ben presto scoperto che si tratta di una canzone del genere depressione elevata alla enne, del genere “ommioddiot’amoancora”, e proprio no, non voglio portarmela dietro, non voglio più guardare a certe cose. Però è un bel pezzo per cui lo segnalo.

***

Finita questa piacevolissima rassegna di scelte musicali passate sono pronta allo stress dell’organizzazione della cena, degli amici di amici, del menù, di tutto ciò che andrà storto, e poi… Poi si va nel 2014. E io, nel 2014, mi laureo e ne faccio mille.
Non vedo l’ora.

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Lo squallore degli anni dieci VS Gary Cooper: CIAO.

A Natale, come ci ricorda Zerocalcare, il palinsesto televisivo è totalmente scongelato dai beneamati anni ’80, il che significa Mamma ho perso l’aereo e tutto il corrimidietro.
Non avevo però considerato i vecchi film in bianco e nero con Marylin e Audrey Hepburn. Mi è capitato di vederne uno a tarda notte accompagnata dal sonante russare di babbo in poltrona, e devo dire che non avevo mai considerato l’enorme opportunità di parallelismi che tali film offrono a noi bloggers.

Il film in questione è “Love in the afternoon”, con Audrey Hepburn e Gary Nonesistonopiùuominicosì Cooper. Gary Cooper, per me rivelazione dato che coi film anni ’50 non ci bazzico più di tanto mostri sacri a parte.

Tanto per dare un’idea, questo è Gary Cooper:

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Splendido splendente parappappapparà

In sintesi: Audrey è Arianna, figlia di un rinomato detective parigino che all’inizio del film indaga su una moglie fedifraga che se la fa con Gary.
Gary, aka il meraviglioso t(r)ombeur de femmes d’oltreoceano in visita nella Belle Ville risp0ndente al nome di Frank Flannagan.
Il marito della tizia, venuto a conoscenza dei poco casti incontri fra la consorte ed il figo in questione, decide d’irrompere nella di lui stanza d’albergo per seccarlo con la sua pistola.
Arianna, già colpita dalla disarmante bellezza, la fama e l’indiscusso charme di Mr. Flannagan, decide che è il caso d’avvertirlo per salvargli la pellaccia, sicché cosa fa se non irrompere nella stanza d’albergo ed aiutare la moglie a fuggire?

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Babbo, mai e poi mai penserei di fornicare con Gary Cooper



Mr. Flannagan, mosso dalla gratitudine e dal fatto che comunque stiamo parlando di una figliola mica male, la invita a restare nel suo appartamento.
Ora, consideriamo che il tizio va girando con un’orchestra zigana personale, vive al Ritz ed è un miliardario dal fascino assassino. Proprio un òmo chenonpuoidiredino.
La piccola Arianna cede e si ritrova ben presto fra le sue braccia per entrare a pieno diritto nel suo entourage di donne meravigliose e part-time.
L’amore si consuma o non si consuma, non si è capito, in un assolato pomeriggio parigino, e fin qui tutto bene.
Dopodiché Mr. Flannagan parte.

Sintesi: torna dopo un anno, si rivedono, lei inscena una commedia perfetta dal titolo “Di te non potrebbe importarmene di meno, io li cambio come i calzini“, ed è lì che l’uomo s’innamora follemente, mette un detective a caso sulle sue tracce per cercare di decifrarla, si scoprono tutti gli altarini perché – ommioddìio – il detective è il padre… E alla fine i due fuggono insieme.
Titoli di coda, orchestra zigana e via dicendo.

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Ma ciao!

 
Ora, la situazione negli anni ’50 non è poi così diversa dai possibili trascorsi della single moderna a parte qualche piccino piccino e trascurabile dettaglìno:
1 – mi garberebbe conoscere qualcuno il cui padre fa il rinomato detective;
2 – la Rive Gauche dell’Arno pisano non è esattamente quella della Senna:
3 – i playboy ad oggi non si aggirano in smoking per lussuose suite del Ritz. Al massimo li ritrovi al baretto la sera con la camicia da legnaiolo ed i finti occhiali a fondo di bottiglia. Mai ammetteranno con classe d’intrattenersi con cinquecento signorine diverse, almeno al difuori delle sessioni di birra&canne assieme agli altri amici hipster;
4 – l’incontro col moderno tombeur de femme/hipster/facciadiculo avviene al baretto di cui sopra probabilmente favorito dall’azione disinibitoria di molteplici sostanze psicotrope. Solitamente il primo bacio avviene contro una parete graffitata e sudicia che la metà basterebbe, con un barbone che urina a pochi metri e un’alcolemia non inferiore a 1.5%;
5 – ben presto giungono NON lo champagne e l’orchstra zigana ma i concerti ed i parties dove ci si ritrova e ci si riesibisce nel limone esattamente identico al precedente per poi finire a fare ciò che si fa e svegliarsi col cerchio alla testa convinte di aver fatto una cosa sensata;
6 – …Ma: il tombeur, che sul momento non assomiglia neanche all’ombra del meraviglioso Mr. Flannagan, probabilmente imbastirà una filippica di cinquecento anni sul come e il perché lui non vuole storie caldeggiando amabilmente il rapporto casuale. Mr. Flannagan, che auspica esattamente la stessa cosa fino a tre quarti di film, non fa tutte queste filippiche. Dice semplicemente che se ne andrà ad amare qualcun’altra con la sua orchestra ed il suo smoking ed il vagone di charme del quale dispone. Non senza un certo stile, dunque. Senza millantare profondità, senza mascherare i propri intenti dietro una coltre di seghe mentali e giustificazioni idiote.

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Frank Flannagan: Everything about you is perfect.
Ariane Chavasse: I’m too thin! And my ears stick out, and my teeth are crooked and my neck’s much too long.
Frank Flannagan: Maybe so, but I love the way it all hangs together.

 


Si tratta di una delle mille storie casuali che si trasformano in Amore.

Ma con classe. Stile. Oddiomiviendapiangere.
Sapevàtelo. Capite, visionate ed applicate in grazia di Dio.
Quello che scoccia dell’epoca moderna è il fatto che le situazioni non siano più champagne/orchestra/Ritz/complimenti/balli casti ma Ichnusa da 66cc/electro-pop/vicoli pisani/discorsi da gonfi/strusciamenti poco belli alla vista.

Insomma, c’è modo e modo di avere storie da una notte e trombamicizie. Ci si può sentire al settimo cielo nel rapporto cosìcosì oppure immensamente tristi. L’orchestra e la classe non sono necessariamente prese in giro per la donna di una notte così come non lo sarebbero un minimo di romanticismo ed eleganza riadattate agli anni dieci.

Parlo di Ichnusa, vicoli ed electro-pop perché vivo a Pisa, ma n0n è che spostandosi in Capannina a Forte dei Marmi la musica cambi. L’intenzione scopatòria è da subito palese anche nei colli incravattati e nei fighetti da Versilia. La volgarità è la stessa, la tendenza anche.
Sono proprio gli uomini a non essere Frank Flannagan, e che colpa ne abbiamo noi?

Sono decisamente nata nell’epoca sbagliata.

“He who loves and runs away, lives to love another day.”
(cit. Mr. Frank Flannagan, anno 1957)

“Sì, ma con stile perlamordiddio!”
(cit. Me, anni ’10 demmèrda)

Movie trailer:

Dura Realtà degli anni ’10:

Con tutta la dolcezza della quale sono capace.

C’è qualcosa che sto lasciando sepolto da un po’ e che ha voglia di venir fuori. Non erano tutte fregnacce quelle di mio padre e mia madre che mi ripetono sempre di essere più dolce. E’ una vita che mi sento ripetere da loro e da nonna di essere più dolce.
Ma che ne sanno loro? Molto spesso penso che ai loro tempi fosse facile essere ragazze dolci, donne dolci. Figlie, mogli e nipoti dolci. Mia madre, femminista fino alla punta dei capelli, di fatto ha scelto l’indipendenza a spese di altre cose. Ha scelto il lavoro e l’emancipazione ma non è mai riuscita a sfuggire del tutto la remissività che fino a qualche anno fa si richiedeva alle donne. Nella mia famiglia, anche guardando mia zia che non è certo una cinquantasettenne come tante, le donne sono sempre le più impegnate ed anche le più dolci.
Per cui posso solo immaginarmi com’è nelle famiglie più tradizionaliste, quelle in cui il babbo non tocca un mestolo da cucina nemmeno per sbaglio e la mamma non lavora.
Sta di fatto che per le generazioni precedenti la dolcezza e la scorza morbida erano più semplici da mostrare: erano richieste per vestigia di un’idea stereotipata della donna, il classico angelo del focolare.

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Marion Cunningham, angelo del focolare

Ad oggi siamo inserite nel mondo universitario e lavorativo come gli uomini con quegli stessi doveri in più in famiglia, e fin qui non ci piove. E’ una banalità, è innegabile, non lo dovrei nemmeno star a rimarcare.
Ma se da una parte quella dolcezza, quella remissività, quell‘attitude da principesse bisognose gli uomini amano ritrovarlo in noi, dall’altra dobbiamo anche essere dure per sopportare i colpi che arrivano da tutte le parti.  La scorza di ghiaccio e pietra è necessario montarla su per difendersi ed imporsi, e non è sempre facile ed automatico.

G'sA (1)
Cristina Yang, aka “ghiaccio e pietra”

Io stessa, che sono praticamente un uomo dal punto di vista caratteriale, a volte mi stupisco di quanto sia automatica ed ìnsita la tendenza a giudicare la donna come qualcosa di meno.

Però sii un po’ più dolce.

Dimostra di saper essere una principessa perfetta ed uno squalo freddo e calcolatore per cavartela a Medicina senza che gli altri ti mettano i piedi in testa.
Sorridi, fai la riverenza ma lavora bene come gli uomini.
Non prenderla per il verso sbagliato! Voi donne siete permalose e piangete sempre. Portate il peso di figli, famiglia, genitori e lavoro. Ma siate anche perfette nei vostri tacchi e nelle vostre acconciature. Siate dolci, siate affabili ma spaccatevi la schiena.

Poi?

L’altra grande verità è che, però, noi donne ce la facciamo a fare tutto. Ad essere un po’ Christina Yang e un po’ Marion Cunningham ed allo stesso tempo sexy come Samantha Jones, un po’ impossibile e un po’ una che sa quello che vuole. Ma comprensiva, carina e un po’ scema come Susan Delfino.
A farvi capire che abbiamo bisogno di voi quando non ne abbiamo affatto ma al contempo risolvere i vostri problemi.

E poi ci sono io.
Credo che dovrei rispolverare quella dolcezza della quale una serie di cose e persone mi hanno fatto passare la voglia, perché non posso piangere di fronte a qualsiasi telefilm, tipo, per dirne una:

…e poi sembrare un dobermann quando mi aggiro per la biblioteca o intrattengo la più banale conversazione.
Ho bisogno di ritrovare tenerezza nelle mie giornate, far uscire tutta la mia morbidosità e pucciosità dal cervello e dalle mura di camera mia e portarla in giro. Sorridere di più. Mostrarlo questo lato, che male potrà farmi?
Forse inconsciamente temo di non essere presa sul serio, o temo di risultare debole, di attrarre quel genere di uomo che vuole risolverti la vita e non ti vede come essere pensante. Ma alla fine ho paura DI COSA, per Dio?
Potrei auto-ribattermi che non mi viene spontaneo, del resto è come se innalzassi costantemente un muro di cinismo e “c’hol’esameealtrecoseimportantissimedacosare”, “chennevuoicapiretu” et cetera ceterarum, per cui sostanzialmente CIAO, mordo, giro il culo e vado via.
Non ho bisogno solo di questo.

Al livello Cristina Yang ci siamo e ci risiamo, e oddio quanto la amo. Forse potrei essere la Cortellesi, o Margherita Hack, o la Levi Montalcini. Tutto quello che voglio, basta che smetta di fare la dura ad ogni costo, che tanto non mi crede nessuno e lo sa anche il gatto che ho un ripieno di morbido cioccolato tvseries-addicted e che piango ai matrimoni.

Nel frattempo mi faccio cullare da Tom Waits e penso che forse un po’ troppo dolce lo sto diventando abbastanza rapidamente, e non mi dispiace per niente.

Tom Waits – Jersey Girl

Got no time for the corner boys,
Down in the street makin’ all that noise,
Don’t want no whores on eighth avenue,
Cause tonight i’m gonna be with you.

‘cause tonight i’m gonna take that ride,
Across the river to the jersey side,
Take my baby to the carnival,
And i’ll take you all on the rides.

Down the shore everything’s alright,
You’re with your baby on a saturday night,
Don’t you know that all my dreams come true,
When i’m walkin’ down the street with you,
Sing sha la la la la la sha la la la.

You know she thrills me with all her charms,
When i’m wrapped up in my baby’s arms,
My little angel gives me everything,
I know someday that she’ll wear my ring.

So don’t bother me cause i got no time,
I’m on my way to see that girl of mine,
Nothin’ else matters in this whole wide world,
When you’re in love with a jersey girl,
Sing sha la la la la la la.

And i call your name, i can’t sleep at night,
Sha la la la la la la.

Systematic Review —> Vita da Sìngol: lo stato dell’arte.

Mi sa che c’è in giro una brutta malattia da qualche settimana, vorrei sbagliarmi ma i fatti parlano chiaro:

1 – ho infilato nel blogghino almeno due Minestrine di Cavoli Miei e mezza, sempre nelle ultime settimane;
2- la sindrome premestruale mi s’è protratta per una settimanella in maniera -credetemi signori- tangibile, che poi c’ho un carattere un pelìno difficile di base si sa, ma insomma…;
3 – una delle mie migliori amiche è stata lasciata dal Sommo Deficiente che è il suo ormai ex ragazzo, il quale ha fatto cortesemente presente il bisogno d’infilare il suo membro altrove, non so se mi spiego, peròlui la ama, effigùrati, mica non la ama;
4 – un’altra delle mie migliori amiche sta vivendo come un’eremita causa preparazione esame e nei rari momenti che ci vediamo scopriamo di odiare tutt* e apprezzare solo la reciproca compagnia;
5 – Vagina e la Spora hanno scritto rispettivamente questo e questo;
6  – su Facebook impazzano link come questo e questo;
7 – ci si mette anche l’Oltreuomo a tirar fuori una roba come questa;
7 – ho frignato su HIMYM 9×12 ed anche su The Carrie Diaries, il che credo sia riassumibile come: “Omfg pull yourself together girl for fuck’s sake“. Senza punteggiatura, sì.

E, dato che oggi ho nutrito l’anima e placato i sensi di colpa presentandomi al corso Bibliografia della Tesi How To For Dummies so anche cos’è una systematic review e mi appresto a:

1 – dire la mia sullo stato dell’arte per quanto riguarda il tema”Vita da Sìngol Precarie negli anni dieci”.
Che poi parlare di opinioni nello stato dell’arte è un ossimoro, lo stato dell’arte si valuta tramite osservazioni obiettive di lavori scientifici, ma tant’è, a me è sempre piaciuto traslare concetti in maniera poco consona.
Sottolineo inoltre il  “precarie” in quanto mi preme darmi un tono, come al solito, e non fare la post-adolescente in crisi di nervi che parla solo di approcci orrendi, tipi improbabili e sesso occasionale. Ce ne sono già troppe in rete.
2 – …però anche di minchiate, eh. Fare il mio primo very post sulla vita da sìngol è mica roba da poco. Questa condizione m’attanaglia da più di due anni, non scriverne e fare quella che “mbè tanto faccio Medicina per cui fottesega” forse finora è stata una forma di difesa o nonsoché, ma è il momento adatto: come diceva Vagina noi scriviamo per esorcizzare determinati giri mentali altrimenti inestricabili e riorganizzare tutto ciò che abbiamo dentro eccetera. So… Let’s give it a try.

E insomma sì ci siamo, è proprio il caso.
Drumrolls…

PARTE #1: Tre cose fighe ma fighe davvero dell’essere sìngol

1 – RISCOPERTA DELLE AMICHE
Qualunque pulzella sia stata a lungo invischiata in relazioni serie per poi finire scaraventata in Sìngol zone *sa* che è la parte in assoluto migliore di questo cambio di situazione per altri versi detestabile.
Non mi riferisco alla fase in cui vai a costituire il maggior produttore di lacrime del Paese. NON sto parlando di quella fase in cui la tua attività principale è maledire ogni Suo aspetto, dal gatto fino al Suo modo indubbiamente odioso di stare seduto, per esempio. E mangi come una forsennata, e ti chiedi cos’hai che non va e ascolti Fix You fino a che anche i tuoi vicini la sapranno a memoria, anche se hanno ottant’anni e non parlano l’inglese di Chris Martin. NON quella.
NON alludo neanche alla fase ipermaniacale in cui si è libere da un ipotetico fidanzato che era diventato un peso insostenibile, e allora in preda all’ormonellòsi(di cui parlò un’ex single onorabile, LaCocchi, sempre sia lodata, e scrivilo un post ogni tanto, no?), si esce e non si è completamente sé stesse per dei mesi di mindless sex.
NON stavo nemmeno pensando alla variante Cocchiana della men detox, c’est à dir” l’Odio Totale Globale” correlato a picchiata del pH fino a -37 nei confronti di qualsiasi portatore sano o meno di pène.

Stavo pensando a ciò che succede quando tutte le svariate forme di psicosi inevitabilmente vengono dalla pulzella superate ed ella torna sé stessa.
Ovviamente considero quei casi in cui si ha il permanere di uno status di singletùdine. Risorgere dall’abisso perché si è trovato un altro signore meritevole del nostro amore o è culo o non sai stare da sola, e lì non ci addentriamo – comunque in quell’ultimo caso mi stai sulle scatole, bellamìa.

Io parlo della Normalità associata alla Singletudine.
Scenario: sei nel pieno delle tue facoltà mentali ma ogni tanto ti trovi a dire che no, tu il ragazzo non ce l’hai.
Cosa succede? Succede che il sole prima di tutto sorge lo stesso, cosa che mai avresti creduto possibile. Succede che le dinamiche si modificano completamente e non saprei nemmeno dire perché. Ma basta una fidanzata in più o in meno nel gruppo per capire che o si è una squadra o si è una folla di persone che si vogliono bene ma vivono su due barricate distinte, proprio come diceva Carrie. Mi è capitato d’invidiare(HIMYM 9×12, i miei compagni di corso M. e I. che si sono laureati INSIEME, hanno sempre studiato INSIEME, sono carini, simpatici e belli come il sole e non lo fanno pesare per niente e LI ODIO) e, udite udite, d’essere invidiata da pazzi. Mi ricordo solo una sensazione peggiore di quando sono in tragedia e penso che non m’innamorerò mai più: il peso di una storia che va male. Una storia che va male si prende tutto di te avvolgendoti piano piano, come una coltre che si fa più pesante di giorno in giorno. Toglie la gioia e la toglie all’altro, sia che il peso sia dato dal tempo, dallo sfumare dell’amore o da eventi eclatanti come un tradimento o la distanza.
La cosa che mi stupisce è che sono sempre riuscita a scrivere poco del mio essere sola, ma potrei scrivere un’enciclopedia sullo stare con qualcuno e gestire le crisi. Non dico che avrei ragione, dico che è facile anche parlarne del fatto di essere in due.
Proiettarsi nella dimensione “coppia”, se la si è vissuta realmente anche molto tempo prima, è facile. Automatico un casino. Come andare in bicicletta.
Quando si comprende questo diventa ancora più difficile accontentarsi e non arrendersi. Vorresti che i ragazzi fossero solo quei fantastici giocattoli carini e divertenti, vorresti andare per la tua strada e non sentir parlare più chi sta dentro una coppia, perché loro che ne sanno? Che ne sanno del fatto che siamo tutti programmati per accoppiarci di default perdendo di vista la felicità?
Per questo le amiche che combattono la stessa guerra sono diverse e prendono il sopravvento di quelle che ormai dalla trincea sono uscite. Mettersi in trincea con quella squadra cambia tutto, e comprendi che prima quei rapporti li vivevi al 30%. Inevitabilmente. E’ sempre così. E dare il 100% alle amiche significa ricevere, se ne hai 3 o 4, almeno il 300 in più.

2 – NON DOVER SPIEGARE NIENTE ED ESSERE CHI VUOI ESSERE 24/7
Sarà che ho avuto tutti fidanzati rompipalle.
Sarà che, essendo io per prima una grandissima rompipalle, ho bisogno di qualcuno con cui essere polemica che sennò mi viene l’orticaria. Sarà questo ed anche altro, ma modellare la propria personalità è lo scotto da pagare per la persona che si ama. Io non ci credo alla sintonia perfetta “sempre per sempre”. Ha ragione Adam Levine, uno dei pochi uomini che “sì ciaòne fammi tua nobranopants”, a dire “it’s not always rainbows and butterflies, it’s compromise”.  E non farlo a volte è meraviglioso.
Quando un signorino ci piace evitiamo di mostrare determinate cose e se lo amiamo finiamo per metterle da parte. Finiamo col cancellare cronologie e lasciare solo i sitarelli hipster tipo l’Oltreuomo di cui sopra(perdonami Passador, sarai anche figo ma il tuo è un sito hipsterino, ammettiamolo). E ovviamente il collegamento rapido a Fenopy, Torrent e tutte quelle robe che servono per guardare le serie tv insieme. Odio. Finiamo per non mostrare quanto a volte siano pessimi i nostri gusti musicali, lo aspettiamo in casa mummificate nei fuseaux ed in una maglietta casual ma non troppo quando tutto ciò che vorremmo sarebbe sprofondare nei cookie pants di Elliot e restarci fino alle luci del giorno successivo. Vorremmo pensare cose, dirne altre, esprimerci sull’orrido gusto di sua madre, su quanto ci soffoca o su quanto quel suo amico sia completamente deficiente. Ma no.
Ultimamente mi piace scoprire ciò che mi piace davvero. FIlm, libri, blog, musica indecente. Outfits domestici improponibili. Prepararmi una ricetta nuova da sola, girare per casa in mutande, ballare nel corridoio ed essere pessima quando mi va.
Fumare, bere e fare ciò che voglio. A volte vedo coppie in cui uno limita l’altro così tanto che mi passa la voglia di tornare a giocare in quella squadra, coppie la cui attività principale sembra essere quella di giudicare gli altri e tenersi alla catena reciprocamente. Io ci sono stata alla catena, non in maniera drammatica, ma stare alla catena è tossico. Sembra quasi di non poter più fare a meno di tutti quei confini: il destino pare segnato, non esiste un’altra via. Lo status quo diventa ammorbante e più che star potentemente male si precipita in una sorta di incosciente malessere in cui tutto pare subdolamente normale, in realtà tutto ci sta passando davanti e noi siamo fuori.
Poi sì, ci sono anche quelle coppie invidiabili, quelle in cui le due personalità si fondono in un caleidoscopio meraviglioso ed allora tu al bancone ti senti di merda con quegli shottini da adolescente e quel fare da gallinella impazzita… Attorniata dalla tua meravigliosa squadra, anch’essa caleidoscopio d’amore, ma attratta da altri colori che ti luccicano accanto…

3 – CAPIRE CHE SEI TU E SOLO TU
Realizzare la fine dell’idillio è una cosa.
Lasciare la persona e affogare le abitudini in maniera che non si presentino alla tua porta facendoti sentire un troiaio è ben peggio.
La cosa migliore in assoluto è parlare con sé stesse. Non da psicopatiche davanti allo specchio maledicendo lui, i suoi occhi scuri e quell’oca della sua nuova ragazza. Ma rendersi conto che si ha un senso compiuto ed esplorare le nostre possibilità senza che sia l’Amato a farlo. Tutto ciò che non prende più lui dal tuo catalogo emotivo/intellettuale adesso è tutto tuo e devi guardarlo solo coi tuoi occhi. Assume una luce diversa e porta a mettersi in gioco di più.
Dopo essersi messe in gioco ed aver sbagliato viene il brutto, dal quale però riemergere da sole dà alfine una forza pazzesca, una forza che permetterò di interfacciarsi con la vita come mai sarebbe stato possibile. Sono tutte skills che un domani potrebbero tornare utili, mestiere che entra, esperienza, pugni ed occhi neri.
Ma si è sempre fiere di sé in fondo alla giornata. Anche se ci manca, anche se piangiamo, anche se ascoltiamo i Dire Straits(ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale), anche se tiriamo i pugni nel cuscino. Perché cel’abbiamo fatta da sole, poi finisce che un bel giorno smettiamo di piangere ed andiamo a dormire serene.

Dopo tutte queste elucubrazioni, che dire?
Io non so se lo voglio un fidanzato adesso.
Perché *so* come ti cambia la vita, come tutto appare diverso, come la priorità non è più un io ma un noi e la verità è che bisogna fare spazio. Uno spazio che al momento non ho e che sarei disposta a fare se trovassi uno davvero in technicolor (cit. Zit), che quelli grigìni sono solo mezzi per accontentarsi per un po’ e tamponare la fisiologica necessità d’addormentarsi a qualcuno che ci vuole perlomeno bene.
Che poi io l’ho capito come mai a Medicina si fidanzano tutti, e più vai verso la laurea e più tutti attorno a te sono fidanzati: è infinitamente comodo avere qualcuno che funga da punching-ball e coccolatore a ritmo continuo nella fase ultimi esami/tesi. Insomma, è anche inverno, non c’è niente di più automatico…
Ma io voglio la vita in technicolor, non posso prescinderne…
Che sia da sola piuttosto.
Con me.
Sempre.