Breathe and reboot / goin’ faster than a rollercoaster —> RED again.

La mia vita senza te non è così diversa
faccio tutto un po’ più piano ed ho tempo per me
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò
la sua vita senza te io che lo vedo spesso
non capisco bene come farà ma sopravviverà
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò
c’è un momento per tutto vai pure dritto sai
devi farti un po’ male che dopo capirai
è un momento poi passa giuro PASSERA’
puoi chiamarla se vuoi LIBERTA
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò
c’è un momento per tutto VAI BENE COME VAI
qualche cosa si spegne altre ne riaccenderai
al dolore rispondi col SORRISO che hai
LE RAGAZZE NON PIANGONO MAI
la mia vita senza te non è così diversa
io lo canto per non piangere e non piangerò.

Tre allegri ragazzi morti – La mia vita senza te

http://soundcloud.com/latempesta/lamiavitasenzate

A me che piace tagliare e cucire, prendere frammenti di me qua e là, che distorco il senso originario di quello che altri hanno voluto dire per adattarlo a ciò che mi accade attorno.
A me che oggi sono di nuovo rossa e mi piaccio tanto.
A me che sto sorridendo e ce la faccio a fare tutto.
Questa è per me.

Finalmente il browser ha deciso che posso, in grazia di Dio, accedere al fottuto dashboard di WordPress.
Misteri dell’informatica, o forse la mia menomazione mentale ha raggiunto i livelli di guardia. Non lo so.
Sembra che la musica, Brezsny, la tv, Pisa e Lucca mi parlino.
In ogni cosa, in ogni pietra, in ogni pensiero.
Sempre io e qualche volta tu. Ma sono IO.
E sto bene, non so come sia umanamente comprensibile, ma sto bene.

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Why so serious?

Sei qui?
La prima reazione è tipo “Macchéddavvero?”
La seconda: “Cccccè, no, dai!“.
La terza è quella di quando scopri che ti prende benissimo.

Sei qui perché ti gira così, io nel frattempo guardo il mondo e rido. Me la godo tutta perché non posso fare altrimenti e mi stupisco di tutte le sensazioni che mi si accavallano dentro.
Secondo me sono proprio schizoide, sentimenti di una complessità tale non riuscirò mai a riportarli nero su bianco, né a giustificarli a nessuno.
Prima di tutto a me stessa. Mi limito a sentirlo quello che provo per te, ad osservarlo e a riderne.

Sei qui a cadenze irregolari ed imprevedibili ed è come se sentissi l’eco di un fastidio antichissimo bussarmi al cervello. Ma la cosa curiosa è che non fa male nemmeno il ricordo di quei pianti infiniti.
Quello che fa dannatamente male è vederti in questo modo. Lo scheletro scomposto della persona che ha riempito la mia vita in quegli anni così importanti, vuoto come le frasi insulse che t’ostini a mettere in fila per fare il tuo show.
Eppure ai miei occhi brilli come hai sempre brillato. “Ho un’immagine di te che non parla” e l’impulso è sempre lo stesso da una decade ormai: stringerti fino a toglierti il fiato alla ricerca di quella sicurezza che mi dava il tuo abbraccio. Del tipo “non andare mai via, finché ci sei tu va tutto bene”.

MAI esistita sensazione più ingiustificata.

Mi ci vuole la consueta dose di puttanate e cattiverie gratuita per ricordarmi che quella persona l’hai buttata via ed adesso non riesci più a trovarla da nessuna parte.
E’ inutile volerti tutto questo bene. Ma, as long as it doesn’t hurt, stigrancazzi.

Sei qui e l’importante è aver abbandonato il senso d’inadeguatezza che accompagnava la consapevolezza di non riuscire in alcun modo, seppur mettendoci tutta me stessa, a tirartela fuori quella persona che era tutto il mio mondo di frasi e tenerezza.
Una persona che esisteva fuori da me e che ora vive solo cazzo qua dentro.
E’ questo che mi ammazza del vederti. Non il resto. Il resto si gestisce.
Rabbia e pena.
Voglia tremenda di chiudermi nel tuo abbraccio e fare finta di niente, che sei sempre tu e non è successo un bel nulla in dieci anni.
E voglia di dire le cose come le diresti tu. Parlare la tua lingua, con la tua esse strana che ador(av)o.

E ti direi che i saldi estivi non sono ancora finiti ma io e te siamo un’altra storia.
Sei qui? Sentiti fottutamente speciale, cazzo.

***

[…Che poi puoi farci un post fighissimo sul blog parafrasando e mettendoci tutte le virgole, le subordinate e gli avverbi di modo possibili…
Resta il fatto che un affetto del genere certa gente… Ennò, non se lo merita.
Ma che ci puoi fare quando qualcuno ti fa scrivere?]

A me ricordi il mare
e non per le vacanze
che abbiamo fatto insieme
Ma per il tuo ondeggiare 
tra il gesto di chi afferra
e quello di chi si trattiene
Ci sono validi motivi per cui dovrei evitare di dirtelo 
ma dal momento che mi scrivi dirò 
che l’ho capito da subito 
perché sei? 
perché sei tu che quando arrivi sorridi 
e a me mi gira benissimo 
e sempre tu che se decidi ti giri 
e mi pugnali in un attimo 
così succede che mi pare che va bene
e invece non va
e se migliora allora peggiorerà
oppure
sono sicuro che va male arrivo di là
e te lo dico tu mi dici “ma va”? 
e ancora
a me succede che va bene
e invece non va
e se migliora allora peggiorerà
oppure
sono sicuro che va male arrivo di là
e te lo dico tu mi dici “ti va”?
ma io così non vado avanti
Mi ricordi il mare
non per i riflessi
per il sugo andato a male
il qualunquismo dei discorsi
sotto l’ombrellone
il sudoko che non torna
e quello che era scritto a penna
è già da cancellare
è come l’amore
va di tasca in tasca come l’accendino vuole 
ti ritorna quando non hai niente da appicciare
se escludiamo il poco che rimane
ancora ancora ancora
Baci, baci ed abbracci 
che diventano lacci 
e più diventano stretti 
più nascondono impicci 
come un cane ti accucci
sui tuoi poveri stracci
e piano piano vai giù
come un programma di Socci
piano piano vai giù
ma poco dopo risorgi
solo che non ti accorgi
dei sorrisi posticci
dei pensieri che scacci
delle cose che lasci
per banali capricci
Mi ricordi il mare
Non per gli ombrelloni
Per la fila in tangenziale
Il malfunzionamento del mio condizionatore
la discesa libera sui sassi senza aver le scarpe
per fare i fricchettoni
Questo è un po’ il sapore
del tutto compreso
inclusa la consumazione
io l’ho già bevuta
eppure ho ancora troppa sete
soprattutto quando tu mi uccidi
ancora ancora
Quello di chi si trattiene
a me ricordi il mare
e non per le vacanze
che abbiamo fatto insieme
ma per il tuo ondeggiare
tra il gesto di chi afferra
e quello di chi si trattiene.

Daniele Silvestri – A me ricordi il mare

Ne hai di tempo da perdere.

E’ bello cazzeggiare. Così bello che penso potrei farci un abbonamento semestrale…
E’ bello anche ridere di sé stessi nel rendersi conto che lo studio, quando non è obbligo ma piacere, torna come leitmotiv(si scrive così?) delle giornate. Come una droga della quale non si riesce a fare a meno. Il “che vuoi farci, sei nata per questo” mi riempie di un orgoglio strano, quell’orgoglio del quale a tratti ci si vergogna perchésseiunanerddelcazzo.

E’ bello avere tremila aspettative e giocare ogni volta con la propria serata. Young and wild and free a fare ciò che mi piace. Bere, sostanzialmente, e ballare come una deficiente in modo poco bello alla vista. Degenerare.
E’ bello anche capire che nel proprio degenero si è sempre fieri del modo in cui si è degenerati. Il modo tale per cui resta sempre una grande performance da raccontare a mesi di distanza in cene, aperitivi e momenti conviviali. Fare il proprio show e sentirlo ri-raccontare ad oltranza perché è stato memorabile.

E’ bello avere tempo per pensare a un mare di puttanate, riscoprire interessi, spalmarsi creme e lozioni sul corpo e dedicarsi a sé stessi.
E’ bello anche prendere contatto con la parte più scabrosa di sé ed andarne fieri, scoprire che c’è un piccolo Bukowski ubriacone, sfigato e misero dentro ognuno di noi che ogni tanto necessita di fare capolino.

E niente, è bello bello bello.

[tamarritudine is in me]

Qualcosa dalla testa di qualcuno #3.

“Frà, ci sei? Davvero io non so che ti prende! E dire che mi sembravi uno normale! Bon, fammi sapere se torni per pranzo!”
Marcello si alzò ridacchiando, spiaccicò la sigaretta nel posacenere e caracollò verso la  sua stanza.
“Ok…”
Alessandro tirò un sospiro e decise di dare un senso alla giornata.
Doccia, vestiti, scarpe, schiaccia quel brufolo schifoso ed esci, si diceva.
Non ci pensare, si diceva.
Ma proprio nei momenti in cui le trame dei suoi pensieri diventavano leggere e superficiali cominciavano ad affacciarsi i soliti concetti non suoi. Come se gli stessero squattando il cervello a gruppetti. Camminando per Borgo udì la preoccupazione di un’assistente al suo primo giorno di lezione, e non poté fare a meno di sorriderne:
“Maia… Maia, Maia Maia Maia. Io mi chiamo Maia, sono una fregna mostruosa e ce la posso fare. Certo che se non ancheggi come un’ubriacona magari assumi un po’ di più l’aspetto della professoressa. Ma non c’è verso, continuo a dimostrare diciott’anni. Nessuno mi prenderà sul serio, e Sant’Iddio perché mi sono messa questi inutili tacchi…”.
Tutto questo abitava dentro Maia e ciò agli occhi di Alessandro aveva dell’incredibile: si era sempre fatto i fatti propri, era vagamente consapevole che le sue spalle larghe e la sua aria da intellettuale sinistroide gli avrebbero sempre, bene o male, assicurato l’interesse di diverse ragazzine. Ma non si credeva il Dono del Cielo e, nonostante la sua estrema cortesia, non era ciò che si definiva uno spaccone. Uno di quelli piacevoli della serie “è brillante ma tende a stare nel suo”.
Maia invece appariva esattamente l’opposto: aveva capelli biondo miele lunghi e liscissimi, trucco perfetto, tacco dodici, viso duro e una camminata da runway che ispirava una sicurezza fuori ogni misura, quell’atteggiamento spavaldo che ad Ale non apparteneva affatto, ma che era impossibile non notare.
E proprio lui, a cui fondamentalmente non era mai importato niente di soffermarsi sull’interiorità di un’apparente spaccone/a, si trovò a riflettere sui luoghi comuni e sulle banalità che troppo spesso si sentono dire: “è dura e arrogante per nascondere la propria insicurezza!”.
Due anni di tormento, eros e thanatos con Giada gli avevano insegnato che si possono accampare tutte le scuse di questo mondo a comportamenti viscidi ed indecenti. Vedi: padri assenti o morti, disturbi alimentari, occhiali e ciccia in età infantile. Ma no.
Esistono anche gli stronzi e le stronze al mondo, a prescindere da esperienza spiacevoli.
Leggere la mente di Maia lo riportò ad una nuova fede nel luogo comune e nelle persone che si mostrano in un certo modo per rifuggire il mostro della paranoia.

Ale si sentiva stranamente potente ed emozionato, aveva scoperto un interesse forse malsano individuandovi il potenziale di crescita che mai si sarebbe aspettato.
E senza rendersene conto era solo dentro Maia, il rumore di fondo sembrava completamente annullato.
Come per molte altre situazioni di vita da studente, ecco un’altra procedura che necessita di concentrazione per essere portata a termine nel migliore dei modi.
Senza accorgersene seguì Maia in un bar. La sentì ragionare fra sé e sé di un tal Jack. L’ascoltò ripercorrere una notte di sesso particolarmente intensa, formulare frasi e elaborare verbalmente ricordi che le provocavano un certo effetto. Subito dopo il disagio e la paura che qualcosa trasparisse: Maia incrociò le gambe. Appariva come la più tranquilla, navigata e serena professoressa, eppure nascondeva pensieri di tutt’altro tipo.
Decise di mollarla lì per due motivi fondamentali: LEI stava diventando bordeaux e a LUI veniva da ridere. Scappò saggiamente, ma lo fece dopo averle rivolto uno sguardo fra lo spaventato e l’interrogativo e aver pagato un caffè che non aveva più bevuto.

“Ma quel tizio…”
La sentì scandire nella mente prima d’infilare la porta del bar in preda ad una vergogna senza precedenti.
Non poté negare che era stata una delle esperienze più strane e sensuali della sua vita.

Dannato vivere.

Io voglio essere debole. C’è una personcina un po’ impaziente e stufa di tutto dentro di me che ha voglia di piantare grane infinite, lamentarsi di fronte ad aperitivi e birre con una persona di fronte che annuisce ed ascolta.
Io voglio crollare. Voglio uno di quei pianti che riempiono la gola ed il naso, quelle fiumane di fastidio e dolore che scendono e gonfiano gli occhi, che dopo cembri Cassius Clay al centomilionesimo round.
Io voglio rannicchiarmi ed accettare che tante cose mi fanno male, coprirmi con le braccia per impedire agli eventi paranoido-genici di investirmi e scombussolarmi anche la più tranquilla delle serate.
Io voglio camminare a braccia conserte con un’espressione triste. Ascoltando “Just breathe” e facendomi il videoclip nel cervello senza preoccuparmi di esibire la camminata fiera e baldanzosa da chi ha, tutto sommato, passato un’altra favolosa serata a Pisa con gli amici.
Pisa è sempre qui ed è sempre più mia. E’ triste e tremendo vedere un altro anno finire. Perché il prossimo è il mio ultimo anno e c’ho una botta allo stomaco per quello che mi aspetta da non potersela immaginare… Lasciare, cambiare, restare o forse aspettare…
Ma è un’altra storia.
Adesso è adesso.
Io voglio il mio adesso e sono incazzata nera perché non me lo vivo appieno. Non mi miglioro, ricado sempre sulla stessa via spianata. Quella che conosco. Fatta di lamentele e comportamenti infantili.
Io voglio cambiare e restare sempre la stessa. Far prevalere la parte orgogliosa e felice di me, smettere di sentirmi come in due e concedermi di essere debole allo stesso tempo. E’ possibile?

Canzoni vecchie di mill’anni.

Ma se domani un altro sole il tuo corpo riscalderà (domani),
però domani un altro bacio dimmi che sapore avrà (domani),
se domani un pensiero di ciò che era ieri ti chiamerà (domani),
tienilo con te perché dopo un giorno ancora forse se ne andrà.
Oggi c’ho in testa te, non so perché, domani chissà… perciò se ti va senti qua:
i ricordi sono in fila e non mi mollano, ad uno ad uno salgono e mi tormentano.
Sono in para, noia dura, dolce tortura, paura, come quella sera indeciso sul baciarti o meno,
a parlare sul divano ore, la prima volta che assaggiavo il tuo sapore e già ne ero strettamente dipendente,
shhh, cotto immediatamente. Ed era tipo “che c’importa di domani?” , stringimi le mani,
ma i baci non risolvono i problemi, e ora non ci sei, domani è già arrivato,
e brucia dentro sai, anche se ero preparato,
e cadono parole come pioggia sulla strada, forse verrà domani il sole che le asciuga.
Non so dove mi porterà questa marea, a largo o a riva non ne ho idea,
se con qualcuno o se con te, non so domani neanche se sarò con me.
Ma se domani un altro sole il tuo corpo riscalderà (domani),
però domani un altro bacio dimmi che sapore avrà (domani).
Se domani un pensiero di ciò che era ieri ti chiamerà (domani),
tienilo con te perché dopo un giorno ancora forse se ne andrà.
L’autostrada scivola veloce, sto mangiando quel gelato che ti piace, che ti fa ingrassare, tutte le menate
quante volte le ho sentite, mi gira in testa ancora la tua voce,
dolce musica, pure quando isterica, quasi psichedelica, senza dubbio erotica.
E penso a quanto spesso son finito nel tuo letto a smaltire quel gelato, a restare impigliato
nei tuoi capelli con il mio orecchino, a fare casino, per farmi stare zitto mi schiacciavi sulla bocca il tuo cuscino.
Fumare sigarette, raccontarti barzellette fino al mattino, e mi divertivo
quando mi correggevi se sbagliavo un congiuntivo.
E come t’incazzavi quando t’abbracciavo e non m’ero tolto l’orologio e ti graffiavo,
cento volte buonanotte e non dormivo, ti fissavo, poi mi muovevo e ti svegliavo:
“…E lasciami dormire Ale ti prego…”,
ed eri così bella che non ci credevo…
Ma se domani un altro sole il tuo corpo riscalderà (domani),
però domani un altro bacio dimmi che sapore avrà (domani).
Se domani un pensiero di ciò che era ieri ti chiamerà (domani),
tienilo con te perché dopo un giorno ancora forse se ne andrà.
Forse domani un nuovo vento la mia passione soffierà via (domani),
chissà domani quale fuoco ecciterà i peccati miei (domani),
perché domani non ci sei, perché domani non c’è “noi”,
perché domani, c’è solo domani (domani), domani.
E ancora cambio umore se ti penso, è un bel po’ che non ti sento,
ma non mi frega cosa stai facendo, dentro ho un’immagine di te che non parla,
l’ho fatta per guardarla e non voglio rovinarla.
E tengo solo il buono, come il tuo profumo, che mi ha sballato più di ogni cosa abbia bevuto o fumato,
e mai nessuna foto renderà giustizia al tuo sorriso quando esplode all’improvviso sul tuo viso,
lascia stare, domani avrò un altro posto dove andare, e un’altra rima da inventare,
e neanche so dove saranno i miei pensieri, forse sarai solo una luce che illumina il mio ieri.
Ma ancora rido se penso ai soprannomi che mi hai dato, li sapesse anche il mio amico, sarei rovinato!!
Non credi?? Sono ancora in piedi, e lontano che non mi vedi, ma oggi tu sei la mia musa, baby,
fata benedetta e strega maledetta insieme, faccio di te le rime mentre domani viene,
la notte muore schiaccio l’acceleratore, oggi sarà un giorno senza te, domani pure.
Ma se domani un altro sole il tuo corpo riscalderà (domani),
però domani un altro bacio dimmi che sapore avrà (domani).
Se domani un pensiero di ciò che era ieri ti chiamerà (domani),
tienilo con te perché dopo un giorno ancora forse se ne andrà.
Non so dove mi porterà questa marea, a largo o a riva non ne ho idea,
se con qualcuno o se con te, non so domani neanche se sarò con me.
Domani…

Articolo 31 – Domani

Ma dai che prima o poi smette, dai che prima o poi smette.