Non va bene nessuno.

La verità è che crescendo sono diventata una pessima amica: non ci sono mai e quando ci sono parlo di tubi e incannulamento arterioso con ecoguida, o di quanto il mio mondo e quello dei chirurghi siano due binari che non s’incontrano mai, per quanto bisogno ne avrebbero.
Ultimamente i requisiti per essere mia amica ammontano circa ad una decina e devono essere tutti contemporaneamente presenti, il che mi candida a una certa fine come acida anestesista priva di amici. Ma con un fidanzato e un bellissimo gatto grigio ciniglia e bianco.

Sono intollerante e vorrei che tutti facessero a modo mio, che le esigenze altrui combaciassero con le mie e che chi mi sta vicino capisse le MIE enormità emotive, possibilmente possedendone una serie analoga alla mia. Così da poterci mutuamente lamentare e commiserare tuuuuutti in coro.
In parte i miei colleghi soddisfano il bisogno di essere compresa e ragionare di arterie: difficilmente una cena passati tutti insieme non va a finire in discussioni interminabili su monitoraggi, cateteri e altri troiai di sorta. Il problema è che i colleghi non sono (ancora) veri e propri Amici con cui poter scavare in fondo alle contraddizioni di fronte alle quali questo mestiere mi pone quotidianamente.
La Banda, per contro, è divisa in due: B. è come me, solo che lavora in amministrazione in una ditta di nonsoché. questo mi permette di condividere parte delle mie frustrazioni lavorative ed emotive, ma di arterie non se ne parla proprio. BB è presa da altro. E. come al solito ha come unica priorità l’uscire in centro a Pisa, che io mi chiedo COSA CI SIA che ancora non ha visto. Io se esco bramo alcol e la compagnia degli amici di sempre. Voglio ritrovare quel po’ di vita universitaria che ha ancor aun SIGNIFICATO per me, quelle persone che mi vogliono bene e mi fanno ridere.
Questo il problema più grande, e ciò che mi divide da E. e da tutti i miei amici ancora in quella fase della vita (i.e. “il momento del bischero”): per me contano le cose significative. Tutto deve avere importanza, un retroscena emotivo, un valore profondo del cacchio. Altrimenti gnè.
G., invece, sta nel mezzo. Sto incitandola a raggiungermi, a saltare il fosso maledetto della Laurea, perché allora ci capiremo al 100% eliminando quel fastidioso 10% che al momento stona.

In parole povere per essere mia amica devi essere una quasi-adulta mezza disillusa e mezza Peter Pan in cerca della propria stabilità economica e personale.

Che tristezza. Non c’è da sorprendersi se comincio a sentirmi un pesce fuor d’acqua praticamente ogni volta che esco di casa…

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