Il mio mostro

“A volte l’ospedale sembra quasi un mostro famelico che si ciba della nostra vita privata. Influisce su tutti noi. […] Il mostro uccide tutto ciò che è bello. […] Non si può mai sapere come il mostro ci assalirà, a volte ti succhia tanta energia da non sopportare l’idea di dover pensare anche alle persone che ti aspettano a casa, a volte ti trascina via nel momento peggiore, a volte ti porta via anche il tetto sopra la testa. E a volte il mostro si porta via qualcosa che non avresti mai creduto di poter perdere: la voglia. […] In fondo penso che il mostro ci sarà sempre, il segreto è non dargliela vinta! E a volte questo significa lasciare che un amico ti aiuti.”

 

Domani. Forzaforzaforza.

Ma se per esempio…?

Ecco, può sembrare banale ma qualcosa è partito all’interno del Grande Marchingegno Cosmico. Il Creatore, o chi per lui, ha deciso che da queste parti deve buttarci un po’ di serenità nonostante le tragedie che non mancano di susseguirsi a cadenze regolari.
I distacchi, per esempio. Chi è il tuo mondo e da un giorno all’altro non lo/la vedi più. E ti trovi al bancone del solito bar a chiedere come una cretina “Ma Sandra che fa? L’avete sentita?” per far seguire un silenzio atroce e lacrimucce, che manco fosse morto qualcuno.
O a programmare pomeriggi creativi ed attacchi d’arte con chi fra due settimane non vivrà più con te.
Nonostante ciò il momento è decisamente ricco di stimoli ed aspettative.
Il mio ultimo anno, la svolta, il sesto di Medicina, e sticazzi ormai sei quasi in fondo, pompa nelle casse e vedi di avere come immagine del profilo su Facebook una foto con la corona d’alloro entro un tempo utile, per piacere.
Succedono cose che sono come domande, e prima o poi la vita risponde… Dicendoti che non c’è altra cosa da fare che sciacquarsi la faccia ogni mattina, metter su qualcosa di decente e iniziare la tanto odiata/amata routine. Spaventosamente normale, così com’è sempre stata… Per l’ultima volta però.
E chissenefrega se ho mille cose da fare e la vita mi sorpassa. Io ho bisogno di pensare e rendermi conto del luogo dove adesso mi trovo, fare la conta dei superstiti e tenerli così vicini da sentirli respirare in ogni momento.
Ho paura? Sì. Ho paura a muovere ogni passo, ho paura di fare le bolle sotto il sole di Piazza dei Cavalieri perché mi scopro troppo. Tutta lì di fronte a cose e persone nuove, che entrano e non si sa se usciranno e quando.
Sono carica? Di più. La paura se ne deve andare affanculo. L’ansia, Cisanello, i distacchi e i rotolini di ciccia che imperversano. Domani arriva sempre, se ci fai caso.

E nel frattempo mi chiedo anche: ma… Se io e te… Per esempio… Ci si piacesse?

“Mi stai sentendo? Sono tutto un altro te. 
Quello che hai dentro, quello che forse non c’è.
Qualcosa sta cambiando, tu sai che è inevitabile.”
(Negrita – Il giorno delle verità)

Fighe Domani: anche me.

E insomma stavolta l’hanno pensata proprio fica.
Solitamente detesto gl’incitamenti a perdere chili e fare spinning, acquagym, capoeira, tango argentino, yoga zen e sticazzi.
La gente intorno a te che va fare zumba e dice le è venuto il culo di marmo.
L’amica che s’è votata alla dieta vegan, l’altra che inforca Viale delle Piagge a corsa con la grazia di un’otaria tutti i santi giorni. I conoscenti che si danno ai corsi di fitness del CUS e alla cyclette. La madre che torna strisciando alla Weight Watchers dopo anni di latitanza. Il rigettarsi nelle calde braccia delle dietologhe stampo americano che a cinque chili meno ti danno un portachiavi a forma di stellina. Perfino mia nonna s’è messa in testa che nella bara deve entrarci da figurino.
Eppòi mettici che è settembre: nuovo anno accademico, buoni propositi, tante energie e voglia di entrare nei jeans taglia 40 di quattro anni fa e nel camice taglia SMALL, quell’altro ancora un po’ e non si chiude più.
Senza contare che le matricole hanno cinque anni meno di te e ti senti una sorta di cariatide di fronte a cotanta gioventù.
Magari poi arriva la compagna di corso a raccontare di una di quelle discipline un po’ pseudomascoline tipo thai-boxe che le fanno ricircolare l’energia e sparire le vene varicose.
Direttamente da http://www.misentopureaRternaDiva.org…
Allora magari un pensierino ce lo fai.
Poi… Poi… La Zit, Stazzitta e le altre ragazze hanno fatto qualcosa di diverso, vero e autoironico. Mica come tutte le altre fregnacce sulla vita sana.

Spero solo di non aver capito male.

Perché è vero che per molte di noi essere #fighedomani significa asciugare il lardello, estirpare il culotto, sgonfiare la coscia prosciùttica e via dicendo.
Ma credo sia molto di più, o almeno lo è per me.
Anche se nasce – in linea teorica –  per aiutare altr* ragazz* nel duro cammino verso un fisico che lèvati a me è servito per darmi la mossa finale e decidere di migliorare in toto questo bailàmme che chiamo vita.

Cos’è per me “essere Figa Domani”?
Per me essere Figa Domani significa volermi un po’ più bene ed imparare a cavarmela da sola senza uscire di testa ogni giorno e senza la mia proverbiale disorganizzazione che, ultimamente, mi sta veramente devastando.
E’ un insieme di cose: necessito di organizzare le mie giornate e smettere di far tutto alla bell’e meglio ttrascurando la mia salute fisica e mentale e, non ultimo, il mio aspetto.
Cascasse il mondo seguirò l’agenda, mangerò decentemente, andrò a correre e farò ogni cosa a tempo debito, senza trovarmi nello stesso giorno con bollette da pagare, frigo vuoto, trentamila pagine da ripassare, esami da andare a verbalizzare et cetera ceterarum.
Voglio pianificare onde evitare di soccombere a quest’anno. Voglio gestire la mia casa e il mio corpo nel rispetto globale della mia persona.
Voglio crescere e prendermi cura di me, perché quando sono a Pisa a farlo ci sono solo io e l’anno passato me ne ha tolti altri dieci quanto a stress, Sofficini della Coop e bestemmie fra le segreterie del S. Chiara.

Da domani prendo in mano la mia vita, e lo faccio.

Nel frattempo quei sette chili li perdo, perché salute chiama salute, mens sana in corpore sano e tutte ‘ste cose qua.
Qui lo dico e stavolta non lo nego.