Signor Ministro…

All’ On. Sen. e Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini avrei solo una cosa da chiedere ad oggi:

“Signor Ministro, cosa dovrei fare io?”

Stare a ribadire in questa sede la mia carriera accademica è stupido. Stupido perché mi leggono in 10 se va bene, e stupido perché l’avrò scritto ENNE volte che mi sono laureata in tempo e con lode.

Quindi, sinceramente, Signor Ministro, cosa dovrei fare io?

Più che mettermi a lavorare a un mese tondo dall’abilitazione (non prima per incompatibilità di bando della Continuità Assistenziale) e farmi le notti in Garfagnana in culo ai lupi, nel frattempo studiare cose a caso perché Lei manco una bibliografia s’è degnata di darmi?

Mi dica cosa dovrei fare ora che, al secondo scorrimento, risulto ancora esclusa dai 5500 fortunati e/o preparati colleghi che hanno un posto in Specializzazione.
Forse dovrei confessarle, Ministro, che non me l’aspettavo davvero.
Perché io sono brava, Signor Ministro. E, come me, tanti altri sono bravi. Sa perché siamo bravi? Siamo bravi perché la selezione l’abbiamo fatta già. Col test d’ingresso, l’abilitazione, ma soprattutto con i sei teorici anni di Medicina – che per molti studenti si protraggono ben oltre.
Quando avevo 19 anni mi è stato detto che il numero chiuso mi avrebbe tutelata in futuro, perché programmato sulle proiezioni di necessità di Medici nel nostro Paese. Oggi partecipo ad un concorso che basa i suoi esiti su 120 quesiti a risposta multipla e sui titoli attribuibili alla carriera di ciascun candidato.

Ma io sono una ex-studentessa di Medicina, Signor Ministro, per cui non temo le selezioni. Ho accettato la sfida, anche se giunta all’indomani della mia laurea, quando avevo studiato e confezionato il mio curriculum per ben diversi parametri, come da vecchio sistema baronale – Dio lo benedica, a ‘sto punto.
Ho però incassato il colpo, perché vivo in Italia da quando sono nata e conosco il concetto di retroattività delle riforme, così come “l’effetto sorpresa”, col quale ci hanno allenati sin da studenti. Il sistema di tirocinio  mutava, il Professore cambiava, gli ordinamenti pure, ma siamo stati abituati ad essere malleabili e ad adattarci, come brave macchine da guerra per arrivare ad essere chiamati Dottori.

Quello a cui non ero pronta era l’essere surclassata da colleghi con curriculum bestiali, che poi ai quiz hanno totalizzato 5 punti meno di me. Non ero pronta a sostenere la prova di Area Medica che poi era l’Area dei Servizi, e tutti ‘sti cazzi qua.

Più di tutto, m’illudevo di avere a che fare con colleghi Medici, non coi soliti studentelli arrivisti che pensavo di essermi lasciata alle spalle. Su questa pagina, la MIA pagina, poche settimane fa ho scritto che provo antipatia per coloro che si sentono il Fuoco Sacro della Medicina dentro, quelli che ti risultano leziosi e iperglicemizzanti quando parlano di etica e di poveri pazienti malati.
Alla fine scopro, Signor Ministro, che il Fuoco Sacro ce l’ho proprio io. Io che, Lei non mi conosce, ma sono talmente acida da far sembrare basico un cesto di limoni. Io, che Medicina l’ho fatta per curiosità insana e morbosa verso la Macchina che è il corpo umano.
Il Fuoco Sacro non è farsi la foto col fonendoscopio e il bambino di colore o andare ai convegni sull’infibulazione nel Medio Oriente.

E’ quel senso di orgoglio che t’impone di non portare per il CULO migliaia di persone che hanno vissuto dinamiche simili alle tue, quel RISPETTO che la Laurea in Medicina e Chirurgia non ti consegna automaticamente insieme alla possibilità di curare le persone.

Ed è un peccato, Signor Ministro, che Laurea e coscienza di classe non siano recapitati in pacchetto unico e non scindibile. E’ un peccato perché, ad oggi, non sono in grado di valutarmi come Medico perché so per certo che davanti a me ci sono molti “colleghi” imbroglioni, che stanno lì perché al concorso hanno potuto copiare a mani basse.

Io incolpo Lei e tutti coloro che questo concorso l’hanno organizzato, per il palese menefreghismo che evidentemente sottende la scelta delle modalità logistiche e organizzative.
Mi sorprende la sua totale indifferenza al problema, il suo continuo far orecchie da mercante di fronte a responsabilità morali che sono Sue e nient’altro che Sue. Vorrei che comprendesse che atteggiamenti di deresponsabilizzazione sono possibili solo nella Sua posizione ed in poche altre, perché noi Medici non possiamo mai deresponsabilizzarci di fronte al dolore e al danni arrecato al prossimo. Non siamo nella posizione, anzi, spesso ci accolliamo anche colpe non nostre.
Noi, se scambiamo per una “grave anomalia” due esami del sangue, rischiamo anni di processo e forse di reclusione.

Le chiedo cortesemente di darmi qualche idea su cosa dovrei fare dato che non ho potuto firmare il mio contratto con la Continuità Assistenziale per i mesi di Novembre e Dicembre, dato che non potevo sapere in anticipo se sarei stata Medico Specializzando o no.
Io sono Medico, e voglio FARE il Medico.

E sa, Signor Ministro, sono molto abbattuta nel leggere quotidianamente i post di gioia e festa su Facebook pubblicati da tanti miei colleghi che ce l’hanno fatta.
Perché meritavo di farcela anch’io, e non mi sento in queste vesti adesso. A casa ad attendere la possibilità di lavorare, l’esito di un ricorso. A sfogliare le pagine del Foundation Program inglese pensando che probabilmente la mia carriera non sarà qui ma in Regno Unito.

Signor Ministro, me lo dice lei cosa devo fare o no?

Ho ventisei anni, sono Medico con lode e abilitata, voglio fare l’Anestesista.

Come la mettiamo?

Cordiali saluti,

Dott.ssa Gioia Grazzini

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