Il filo nel cuore

“Quindi, fammi capire bene: tipo Pulp Fiction, dal petto?”
“No mamma, non funziona così. Si entra da una grossa vena nel collo e poi questo filo va giù e passa attraverso le camere cardiache.”
“Fai veramente un mestiere di merda, tu. Vedi te se è il caso d’impelagarsi a forare la gente per arrivare al cuore. Io te l’ho sempre detto che dovevi fare una cosa normale tipo Dermatologia. Da donne, avrebbe detto nonno. Maffigùrati.”
“Vabò mamy, carbonara?”

 

Al fondo delle cose, come se non fosse possibile farne a meno. Alla ricerca della mansione più difficile del campionario, che sennò godevo troppo e non avevo bisogno della gastroscopia perché magari l’ulcera non mi veniva.
Penso sia un po’ quello a cui ho teso sempre più o meno consapevolmente, e non è detto che sia sempre un bene.
Lo faccio in tutto, lo faccio con tutt*, lo faccio da sempre, lo faccio con una passione che fatico a spiegarmi, come se ne dipendesse una parte essenziale della mia personalità.
Il che è una maniera edulcorata di dire che sono una cacacazzi.  Lo faccio proprio di lavoro, principalmente nei confronti di me stessa.
Il giudice più severo e meno empatico che si sia mai conosciuto.
E niente, sto capendo che devo semplicemente volermi un po’ più bene e rendermi la vita facile. Aiutarmi di più, passare sopra  determinate cose, cominciare a fare Aerials, ascoltare più spesso i Foo Fighters. Programmare viaggi e concerti, camminare sul mare, tenere la casa in uno stato di decenza più o meno accettabile.

Prendermi meno sul serio, sorridere di più.

Non l’ho mai capito cosa significasse esattamente l’espressione “volersi bene“. Mi sembrava buonista e autocommiserativa. Realizzo solo da poco che è un po’ quel “be on your own” ma senza l’acido di stomaco di cui sopra. Appino mi direbbe di pensare poco e ridere scema, ed è ciò che ho intenzione di fare.

 

 
“Ma poi ‘sto filo… A che vi serve?”
“A capire se una persona è piena o vuota, se ha bisogno di acqua ed aria o semplicemente di scaricare qualcosa che è di troppo. Prendi un po’ di sangue da lui, un po’ ne prendi da un’altra parte, metti insieme i dati e puoi capire ciò che altrimenti mai vedresti.”
“Una volta non c’erano queste diavolerie, mi fa proprio impressione. Beh, contenta tu… Secondo me le persone sono più facili di così, tavolo operatorio o meno.”
“Sai una sega te. Comunque, buona ‘sta carbonara, mà.”

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