Visto da qui.

Tutte le contraddizioni che mi trovo a vivere quotidianamente a lavoro sembrano una stupidaggine in confronto alla consapevolezza che ho assunto negli ultimi mesi. E’ vero, sono perennemente incazzata. Ormai lo status di rabbia mista al trallallà sembra esser divenuto la cifra della mia esistenza. Quindi, sostanzialmente, mi arrabbio spesso nelle 13-16 ore quotidiane che trascorro all’interno del Monoblocco Chirurgico di Cisanello, ma torno a casa carica a pallettoni perché… Ho una strada dentro e tante intorno.
Ho rimesso a posto praticamente tutto, a parte che la casa fa schifo, devo fare tre lavatrici e a breve mi esploderà l’armadio. Ma è il mio armadio, della mia stanza, della mia casa, delle mie quattro mura pisane.
Credo sia giusto che ricominci a dare ascolto alla parte emotiva di me, a ciò che mi fa sentire al mio posto nel mondo. Dove sono adesso, per la precisione.
Accadono cose che sono come prove continue, dalla clinica all’interazione fra colleghi, e rispondo p(rop)ositivamente ad ogni colpo esibendo una faccia di culo di livelli mai sfiorati prima.
La sala operatoria mi dà serenità. Quel quadrilatero di asta con infusioni, paziente, monitor e respiratore mi regala ore di tranquillità e riflessione fra diario, libro, agenda e attenzione clinica. Anche musica, quando ad operare è un chirurgo che ne vuole.
E credo sia impagabile trovare armonia nella routine lavorativa. Mi sento una stronza fortunata da morire.
La stessa cosa nelle relazioni personali, fosse il tizio di turno o fosse l’amico lontano da consolare e cazziare di tanto in tanto. Sto bene, so dove vado, non ho per niente paura di farmi del male perché qualsiasi sia la saprò affrontare. Gongolo pensando a quanto sono cresicut a e quanto adesso sono capace di vivere bene le incertezze altrui. Mi farò del male ma sarà tutto forte, fortissimo. Altrimenti non sarà e sarò solo io, cercando di riderne possibilmente. E scopare tanto, che secondo me è salute.
E niente, va veramente tutto bene. Sorrido e sono stanca morta, poi vado a lavorare, m’incazzo e sono carichissima, poi ritorno a casa a bere una birra con Melissa e mi scatta nuovamente il sorriso.
E’ tutto molto intenso, vissuto, bello e mio. Visto da qui, dal mio angolo di pace.

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