Rianimatori e tutto il contorno. [prima o poi edito, giuro]

Ho smesso di fumare. Non credevo fosse possibile, eppure è dal 4 novembre che non tocco sigaretta.
Non si è trattato di un fioretto o qualcosa di simile, perché ho mollato una sera a caso, prima dell’ingresso in Specializzazione, dopo aver comprato un pacchetto da 10 come tante volte ho fatto.

Ho anche deciso d’iniziare a curarmi l’emicrania. Ho prenotato la visita neurologica, iniziato l’integratore al magnesio e un ciclo di massaggi cranio-sacrali che stanno incredibilmente funzionando. Almeno fino a quando non mi sveglierò con la testa spaccata in due come succede regolarmente da tanti anni.

Il mal di testa me lo fanno venire figurativamente un sacco di cose, in primis l’home banking che non funziona. Un cretino che mi graffia la macchina nuova. Scoprire che “è tutto un pagà”, e che essere adolescenti era molto più facile.
Che essere egoriferiti non si può più, perché c’è di mezzo la sopravvivenza, il benessere psicofisico e la felicità di N persone.
Mi viene mal di testa e contemporaneamente mi sale il nazismo di fronte al tempo perso, alle ore mal vissute, alle fiure di merda con gli Strutturati. E a confronto col fatto che, minchia, ho ancora bisogno di studiare un sacco.

M’innervosisce altresì il fatto che ho disimparato a scrivere, anche se non ho mai avuto così tante cose da dire. I pensieri sono infiniti e mi sfuggono per poi tornarmi in mente ma tanto la voglia di sedermi e metterli insieme non c’è, anche perché non ho voglia nemmeno di guardare un film, tanto sono stanca.

Ecco, sono stanca, anche. Non ho bisogno di dire “sono stanca” per parafrasare i “non ne ho voglia”.
Perché io sono stanca, stremata, distrutta fisicamente tutto il tempo. Per cui va a finire che la sincerità sussiste al 100% ogni volta che pacco un’uscita, il che avviene più volte a settimana.
Non è colpa mia, io ci ho sonno.

E poi il Blocco Operatorio, io, lo odio e lo amo.
Odio te, Infermiere di Chirurgia, che hai lo stesso pressappochismo del Chirurgo ma meno voglia di laurearti per poter giungere a tagliuzzare la gente.
Ma ti amo perché mi fai dare un occhio alla flebo che è finita e m’insegni a muovermi veloce e produttiva in Sala Operatoria.
Odio te, Specializzando di Chirurgia che assisti a tutti gli scivoloni e puoi riderne con colleghi miei coetanei, la cui massima responsabilità consiste nel tener fermi i divaricatori e fare suture superficiali, per cui fammi ridere. L’atrofizzazione del tuo cervello sta solo cominciando, ma vedo che procede a passi da gigante.
Ma ti amo, perché come me sei nuovo e devi capire dove puoi arrivare e dove non devi assolutamente avventurarti, e a te posso spiegare come vanno le cose davvero e perché no, quella paziente in sala non posso farla entrare per davvero. Senza le sovrastrutture che riservo solo ai Chirurghi Strutturati. Voi, voi proprio vi odio perché con quell’inutile complesso del Dio avete rotto ogni tipologia di gonade. E no, voi non vi amo, salvo forse quando mostrate quel minimo di umanità che non mi consente di generalizzare sul fatto che siete una categoria d’immondi maniaci self-involved da fare sincero spavento.
Odio te, Tecnico di Anestesia, perché pensi che io sia piovuta nel Blocco direttamente dal Paese dei Decerebrati, per cui ritieni opportuno spiegarmi anche come tagliare i cerotti, salvo poi sparire al momento di preparare la sala o portarmi le lame sterilizzate. COmparsate improvvise invece me le fai al momento dell’intubazione, manovra che NON ti compete ma che inevitabilmente in decenni d’esperienza hai imparato ad eseguire. Che vuoi essere medico anche tu, e allora se a me non riesce subentri. Posso dirti una cosa? C’è una Facoltà, si chiama Medicina e Chirurgia,che bisogna affrontare per avere le MIE competenze, che non sono le TUE. Come diceva Paola, se avessi voluto fare l’Infermiera avrei fatto l’Infermiera. Stessa cosa deve valere per te.
Ma ti amo, Tecnico di Anestesia, quando rispetti il mio ruolo e pari i colpi degli strutturati, perché ne sai più di me e vuoi aiutarmi a non ricevere mazzate inutili. Rispetto te e la tua esperienza, e non finirò mai di esserti grata.
Odio e, strutturato che ti sei dimenticato che vuol dire essere alle prime armi, avere la testa piena di nozioni e logistica tanto da dimenticare lo studio teorico e il vero motivo per cui sei lì. Odio te che sparisci mentre il monitor suona all’impazzata, odio le tue fissazioni che finiscono con l’essere la mia croce, e per finire odio la tua arroganza e il fatto di lavorare per te.
Ma ti amo, strutturato, perché anche con una scorreggia m’insegni qualcosa. M’insegni a intubare, incannulare, regolare il ventilatore, comprendere cosa succede nel corpo del mio paziente. M’insegni a guardarlo in faccia, a osservare l’espansione del suo torace e non solo l'”appannometro, che però è tanto utile.
Mi racconti quella volta che il paziente è andato in asistolia e hai avuto paura, o quando la Testimone di Geova si è lasciata morire ed era notte e tu eri impotente.
Amo la tua esperienza, la invidio, invidio la sicurezza con cui somministri le nostre pozioni.
E amo fare il mio lavoro, nel mio ruolo, nel mio piccolo essere formica tuttofare. Un soggetto spesso vilipeso, ignorato, non trattato come dovuto. Ma che svolge un grande servizio, un BUON SERVIZIO.
Con le sei ora che diventano puntualmente otto.
Col riso freddo che va di traverso.
Con la pacca sulla spalla di un collega, che i miei colleghi sono la mia gioia.
Con le corse per una firma, entra e filtrati, esci e rimettiti il bianco.
Con quel fuoco di cui parlavo un po’ di tempo fa.
Forte, ma forte davvero.

Dei pazienti ne parliamo un’altra volta, perché c’è troppo da dire…

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