Tre citazioni e un’emozione.

Partiamo col dire che Pirandello una volta c’informò candidamente che “la vita, o si vive o si scrive“.
Non si capisce bene se se l’è persa per l’ostinazione di scriverla, o la scrivesse perché impossibilitato a viverla, come si dice in questo articolo, che parla un po’ di un’altra cosa ma vabbè.
Reinterpreto questo aforisma in un senso un po’ diverso da quello voluto a suo tempo dalla buon’anima di Luigi, e mi metto a pensare che certe idee vanno buttate nero su bianco appena pensate. Sull’urgere delle emozioni. Perché altrimenti viene sottratto loro il potenziale di lucidità e tangibilità che il “nero su bianco” offre. Scrivere è fotografare sensazioni in una maniera in cui i ricordi non sono capaci.
A volte li odio i miei ricordi, anche perché non mi fido delle circonvoluzioni encefaliche.
Del resto la mia amica Sara ha detto “non mi resta altro che plasmare i ricordi come più mi torna comodo, per soffrire meno a volte, per punirmi meglio a tratti“.
E se lo dice Sara…
Sara scrive qui, se interessa, io amo il suo modo di scrivere e la sua eleganza. L’ammiro come poche volte ho ammirato una persona.

E poi c’è che Sara si è sposata oggi.
Ecco l’emozione che mi tiene in leggera tachicardia dalle cinque di oggi pomeriggio, quella di cui devo scrivere adesso perché domani sarà solo un ricordo, e non voglio che resti senza un po’ di nero sul mio inutilèrrimo diario online.

Non abbiamo mai condiviso più di tanto, a dire il vero. Io la faccio ridere tanto perché sono buffa e “paradossale”, come mi ha detto una volta. Lei m’insegna, invece. Mi ricorda che devo sentirmi normale nonostante sia piena di una serie di questioni che non meriterebbero l’attenzione di nessuno. Lei però me la dà, quando capita, con l’interesse e l’ironia di cui solo lei è capace.
E’ stato bello vederla attraversare la navata. L’ha fatto col piglio che la contraddistingue. Darei una discreta sommetta per essere elegante come lo è sempre stata, in particolar modo oggi.
Al matrimonio c’era anche Emanuele con la compagna e il piccolo Mattia, che non c’avrà manco un mese, e io lo sapevo che era nato. Gli ho messo ennemila Like su Facebook e mi sono commossa. Ma vederlo passeggiare su e giù con quell’affarino minuscolo in braccio, scorgere un’espressione stanca nei suoi occhi e contemporaneamente percepirlo come un adulto indipendente con un figlio mi ha fatto un’impressione notevole.
Poi c’eravamo noi due di stanza al bar, anzi: prima al tavolo della torta e dello spumante, poi al bar. Una liberazione e un raro piacere. Stare un po’ col mio migliore amico. Mi accompagna a un matrimonio perché sì, sono zitella e non ci conosco nessun altro. Lo fa per me, passa la serata ad ascoltarmi e commentare gl’invitati, quanto siamo cresciuti, che una volta giocavamo a pallone in Sede e ora beviamo champagne ai matrimoni. Brutta cosa, la vecchiaia.
Fatico a realizzare, ma oggi per davvero si è celebrato matrimonio della mia amica Sara, che per me voleva dire spensieratezza, eleganza, caparbietà e indipendenza. Come tutte si è fermata con un uomo, come tante, troppe fanno alla sua età.
Ma non mi delude, anzi: è Sara.
Consapevolmente si è legata a Marco, pare perfettamente naturale e coerente col suo vivere la vita da persona profondamente libera.

Non ci penso mai, non la vedo mai, ma voglio un gran bene a Sara e stanotte vado a dormire felice e piena di gioia.

Che poi domani mi sveglierò così -piena di cazzate, overthinker e carica di odio nei confronti dell’Esistente, ma ormai lo so abbastanza bene che la felicità è un momento…. Teniamoci buona stanotte.

Una cosa utile è sapere che ogni tanto tutto questo s’interrompe e una tregua ti è concessa. Un giorno, al massimo una settimana, in cui ti senti autorizzato a crederti felice.

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