Ciò che ci si aspetta.

Dovrei scrivere cinquecento cose. Ho aperto una Stickynote apposita, cosa mai fatta in precedenza perché di solito quando ho UNA cosa da scrivere la scrivo a tempo debito. E finora è sempre stata una. Una per volta, one mistake at a time.
Non mi era mai capitato di avere montagne d’idee, ma dev’essere il tirocinio dal MMG e il trasferimento a Lucca. Stimoli. Stimoli everywhere.
Sto cambiando, sta cambiando tutto, e non posso fare a meno di avvertire un indefinito senso di fastidio. Non il fastidio che provavo a livello studentesco/sociale fino ad un annetto fa, è un fastidio diverso.
Sono qui, in un posto che alle volte sembra mi rigetti completamente per il mio modo di pensare e la mia situazione socio/lavorativa. Sono qui e una parte di me vorrebbe essere da un’altra parte, mentre quella preponderante si scoccia perché non riesce a trovare una nicchia comoda e divertente dove impiegare il tempo libero.
Sul tempo di studio e lavoro sono il solito panzer, anche se ho avuto occasione di sperimentare una serie di debolezze delle quali non mi credevo capace.

Uno dei topic di cui mi sentirei di parlare è quest’ossessione legata a matrimoni, convivenze, gravidanze e vita di coppia in generale. Non so se è capitato a tutt*, ma ultimamente non sento parlare d’altro. Persino Vagina sproloquia candidamente di matrimoni e della dicotomia single/accoppiati, continuamente, senza sosta. Il che va bene, i blog come il suo esistono affinché la condizione di single possa esser metabolizzata nella maniera giusta, che a mio avviso comprende nient’altro che ironia e leggerezza. Perché non è un tumore terminale, la singletùdine.
E’ tutto questo cicaleccio nella piccola Lucca che inizia seriamente a uggiarmi.
Come se ci si aspettasse che io, a 26 anni, STESSI con qualcuno e AVESSI QUALCOSA in programma. Certo, mi piacerebbe rispondere che io e il mio fidanzato Louis Garrel stavamo pensando di trasferirci in un attico a Covent Garden e dedicarci alla degustazione di birre artigianali provenienti da tutto il mondo.
O anche che mi sono messa con uno del Padùle* che mi fa tanto ridere col quale voglio finire i miei giorni in un bilocale a Zone**.
Ma non è così, e ciò che mi stupisce sinceramente è il salto che fa la maggior parte dei lucchesi. Questi non è che ti chiedono se al momento sei fidanzata, che perlamordiddìo ci sta: loro ti chiedono con chi stai adesso.
Si suppone che io, alla mia veneranda età, abbia già eletto un qualche pene al quale mi donerò, perlomeno per il prossimo futuro.
Quando rispondo che non sto con nessuno sopraggiunge una smorfia mista fra la curiosità e la pietà più pura, che lì avrei proprio voglia di fare come Zidane qualche anno fa.
Poi, il colpo di grazia: “vedrai che prima o poi lo trovi!”.
Ma chi ti dice che lo stia cercando?
L’amore non si cerca, andare in giro col lanternino è quanto di più deleterio si possa fare. Attenzione: “andare in giro col lanternino” significa proiettare ogni propria irrealistica aspettativa su qualsiasi soggetto ci si pari davanti.
Svolazzare di fiore in fiore e conoscere phyi bellini, intelligenti e simpatici è proprio un altro paio di maniche, e quello ben venga.

E’ questa immagine da donne bisognose, questa tendenza al percorso preconfezionato, quest’aspettativa da parte delle persone che angoscia e ci fa ricordare, come dice Vagy, che l’amore lo vogliamo anche noi.
Solo che per stare bene non ci pensiamo troppo, ci divertiamo e campiamo una giornata dopo l’altra. Non ha senso costruire castelli d’aspettativa o caricare gli altri delle nostre lacune.
Siamo anime senza buchi, questo vorrei che gli altri capissero.
Dobbiamo arrivare a desiderarlo sorridendo senza averne bisogno. La società non ci aiuta, ma non ho alcun dubbio sul fatto che ce la faccio, e come me ce la fanno tutte. Perché farci vedere noi stesse come un problema?

* Per “Padùle” s’intende la parte più grezza del comune di Porcari (ridente paesello in provincia di Lucca). Paludosa, umida e triste.
** Orrido ulteriore paesello situato sulla Via Pesciatina, sempre alla periferia di Lucca.

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