It’s something unpredictable.

Siccome di domenica mi annoio a morte e non ho voglia di studiare, in più piove, oggi mi sono trovata a pensare a quando i Green Day hanno scritto Good Riddance.
Good Riddance è la canzone-tipo da falò sulla spiaggia, San Lorenzo, momenti riflessivi e romantici in compagnia di amici, campi scout e tutta ‘sta roba qua. E’ anche quella canzone che tutti pensano s’intitoli “Time of your life”, la confondono con la colonna sonora di Dirty Dancing e non sanno che si chiama così. E’ Good Riddance, per Dio, un pezzo di storia. Sapevàtelo.
Wikipedia m’insegna che Good Riddance fu scritta da Billie Joe Armstrong già nel 1994 dopo il fallimento di un’importante relazione sentimentale, ma fu pubblicata con l’album Nimrod nel 1997. Chitarra acustica, violini, contrabbasso e la voce di Billie Joe che mi riporta a quando avevo 15 anni.
Al di là di quello che sono stati per me i Green Day (il blog si chiama kerplunk non a caso), una canzone su tre quando c’è un cristiano con la chitarra in mano e un gruppo di amici è Good Riddance. Non fai in tempo a digitare “good r…” su Google che lui ti ha già trovato video, lyrics e tutto ciò che c’è da sapere su questo mostro sacro del pop-punk anni ’90. Anche quelli che non hanno mai ascoltato i Green Day amavano ed amano Good Riddance.
Insomma, ho avuto quest’illuminazione: Good Riddance E’ gli anni ’90.

Questa canzone la conosco a memoria da 10 anni, oggi mi è capitata random su Spotify e l’ho cantata a squarciagola mentre riordinavo l’armadio. Poi mi sono resa conto che non ricordavo benissimo cosa Billie Joe volesse dirmi con questa canzone. Così sono andata a rileggere per bene il testo.
Premessa: oggi con Google Traslate son tutti traduttori, per cui in giro si trovano traduzioni da pistolettata nelle rotule… Ma la popolarità di Good Riddance cozza con la difficoltà nel tradurla in maniera appropriata. La sua forza è la dolcezza mista a malinconia, quando ancora non eravamo tutti una generazione di depressi col futuro a puttane. Quella malinconia del crescere una volta era nuova, erano le prime volte che la sperimentavamo e Good Riddance è questo.
Il nostro passato.

Ma poi, Billie Joe si è reso conto di cos’ha scritto quando ha scritto God Riddance? Sapeva che di lì a poco sarebbe divenuto il re indiscusso delle schitarrate notturne?

E noi? Noi l’abbiamo vissuto davvero il time of our life? O siamo stati a chiacchierare del niente, a farci scorrere i giorni davanti impassibili? E poi… Siamo stati in grado di riporre in nostri ricordi in ordine, in modo da poterli contemplare al bisogno o per piacere, senza che ci feriscano o ci ostruiscano la via?

Queste cose mi colpiscono sempre.

Another turning point, a fork stuck in the road
Time grabs you by the wrist, directs you where to go
So make the best of this test, and don’t ask why
It’s not a question, but a lesson learned in time

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

So take the photographs, and still frames in your mind
Hang it on a shelf in good health and good time
Tattoos and memories and dead skin on trial
For what it’s worth it was worth all the while

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

It’s something unpredictable, but in the end is right,
I hope you had the time of your life.

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