“It never gets easier, you just get better.”

Ho capito che questa città non solo è oggettivamente e geograficamente troppo piccola: a volte rischia di essere troppo grande per starci in due.
In due ci si perde qui dentro, ma non perché non ci sia la fisica possibilità d’incontrarsi come succederebbe a New York, a Londra o a Dubai. Succede che ci si perde perché questa città altera gli equilibri come qualsiasi cambiamento repentino, per quanto programmato o atteso con aspettative positive. Ma li altera in un senso che ancora non riesco a comprendere, mi cambia e ci cambia in modi che non mi aspettavo assolutamente.

Mettiamo che eri una studentessa fuori sede e stavi molto bene nella tua città. Eri inseritissima, tremila fra amici e conoscenti, mai sola, nemmeno provandoci.
Mettiamo che l’università finisce e ti laurei in pari a Medicina con 110 e lode (prima o poi dovevo scriverlo).
Poi devi tornare a casa in attesa dell’Esame di Stato e del concorso di specializzazione.
Arrivi un po’ triste e un po’ curiosa di vedere cosa succede a uscire qui ogni weekend, studiare in biblioteca qui ogni giorno e ricostruire tutto da capo.
Inizialmente dire che va tutto di merda è un eufemismo. Hai una difficoltà immensa a socializzare e a superare quei residui d’insicurezza adolescenziale che ti porti dietro perché fondamentalmente sei bacata nell’animuccia. Anche se la gente alla fine è carina e simpatica e tutti sorridono.
Tuo malgrado scopri che le dinamiche che caratterizzavano il piccolo liceo della piccola città sono andate parzialmente esaurendosi ed esistono solo nella tua testa. Che la gente è cresciuta, ha iniziato a mescolarsi. Che ci sono decine di facce nuove e l’angolo fra San Michele e via Calderia è pieno di sorrisi uguali uguali a quelli che animavano Pisa. Che è una bellissima città e alla fine gli stimoli non mancherebbero.
Mettiamo che però continui, testarda come un mulo, ad essere bacata nell’animuccia e ad essere timidissima, manco avessi gli occhiali a fondo di bottiglia, i brufoli e l’apparecchio. Per qualche motivo hai deciso che non sei abbastanza bella, figa, awanasghèps (copyright Vagina) e spumeggiante per stare a tuo agio qui.
Mettiamo che le tue amiche sono tutte fidanzate e c’hanno i cazzi loro, nel vero senso del termine. Qui la vita di coppia è abbastanza pantofolara, o forse lo è dai 20 anni in su a prescindere da Lucca. Provo a spiegarmelo: perché siamo grandini e ognuno ciaddafà, ciaddalavorà, ciaddastudià, e quindi se hai una dolce metà non è che ti viene da fare le serate allo sfascio simil-Ibiza di venerdì sera.
Mettiamo che hai una serie di sovrastrutture mentali che non ti consentono mai di capire fino a che punto pretendi troppo tu o fino a che punto sono gli altri che ti trascurano e non fanno abbastanza per farti compagnia in questo ambiente nuovo, che fa un po’ paura, nel quale ti senti un po’ sola.

Mettiamo che però ti alzi la mattina, fai le tue cose e raccogli il coraggio e quel tanto di faccia di culo che ti consente di uscire, sorridere, essere carina con tutti e tutte, e non restare in casa a covare acido nello stomaco.

Cominciamo anche a dire che hai iniziato a correre spendendo un centinaio d’euro di roba profèscional, che non è mica una pensata da scemi. I pantaloncini da running hanno la mutanda traspirante incorporata, il che significa che il sudore traspira tuuuuutto e tisenti asciutta che manco uno spot della Lines. E poi la mutanda fa sì che i pantaloncini stiano ancorati alle chiappe e non scendano né salgano. Una figata. Poi dì anche chehai  riesumato le Nike dell’anteguerra, illibate come una femmina Hamish, e hai preso anche un reggiseno sportivo perché lo sballonzolìo, oltre ad essere scomodo, fa male alle tette. Fascetta per lo smartphone, canotta accollata e via. Grazie alle Snob per avermi dato il la.
Aggiungiamo l’acquisto di Tintura Madre di mirtillo e ippocastano perché hai una circolazione che fa schifo e tanta tanta insalata. Saranno due mesi che non mangi carbonara, fai un po’ te, e ti pare anche poco.

Ecco come, fra mille paranoie e difficoltà, inizi a fare cose per te, una sfida sociale nuova nella TUA città – perché, ricordatelo, Lucca è la tua città -, lo studio come sempre e la gioia immensa di seguire un ambulatorio dove ti rispettano e stimano, per non parlare delle responsabilità e del fatto che ancora una volta sei maledettamente felice di essere medico. Che vuoi questo lavoro. Che ci tocca pure ringraziare Renzi per queste 5000 borse di specializzazione.

Allora, insigne testadicazzo, lo vedi che non va così male?

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