Della superficialità come sport agonistico.

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale, seriously.

Ieri sera mi sono ritrovata protagonista di un’accesa discussione a tema “Gioia, non sono tutti come te”, ormai inflazionato, trito, ritrito, non se ne può più. Mi aspetto che mi chiami la Rai per farci uno sceneggiato, o i The Pills per un episodio, un’intervista sul Tirreno o comunque qualcosa.

La premessa è che sono una persona estremamente superba e dalle forti convinzioni.
E questo, ammetto, può dare un fastidio immenso. Quello che mi giustifica è che la superbia e la spocchia invereconda le riservo solo a quegli ambiti nei quali posso permettermi di insegnare qualcosa, ma davvero.
Non mi sento -sempre- in diritto di salire in cattedra nemmeno quando si parla di Medicina, una roba che ho studiato per sei anni e mezzo e ci ho anche preso un pezzo di carta.
Però ho delle convinzioni basate su esperienze che altri non hanno avuto, e non è questione di accettare chi la pensa diversamente da me, è che alcune volte chi la pensa diversamente da me sbaglia, o addirittura non sa di che cacchio stia parlando. C’è qualcosa di male a dire “guà, te sai una sega, regolati perché il mondo non gira così”? A me l’avranno detto cento volte.
Non capisco come mai per me sia così facile chiedere, mettere in discussione, imparare, cercare di vedere più in là del mio naso ed altri si permettano di mostrare arroganza su questioni in merito alle quali non hanno una sega da dire, o non sono in grado di comportarsi correttamente.
Perché alla fine della fiera di questo si parla: correttezza. Che spesso viene meno perché le persone sono convinte di avere chissà quale mondo interiore, ma non ce l’hanno. O meglio, non hanno ancora avuto gli strumenti o le esperienze che consentono di acquisirlo.
Li riconosco a miglia e miglia di distanza quelli che sanno di cosa stanno parlando, e magari non capisco una cippa di altri ambiti nei quali risulto immensamente limitata e miope. Ma ci vuole l’umiltà di ammetterlo, ci vuole autocritica e un po’ di onestà intellettuale.

Ci vuole non essere superficiali, ecco.
Non guardare la ferita superficiale squarciata a libro e strillare come ossessi, ma pensare se effettivamente ci sono lesioni agli organi interni prima di esagerare millantando dolore e sofferenza.
Perché magari non hai mai sofferto tanto, perché magari hai culo e non dovrai mai soffrire tanto. Ma allora, siccome non ne hai idea, a 26 anni la bocchina la chiudi.

Insomma, libertà di pensiero e di azione sì, ma anche libertà di dire che hai fatto una boiata e sei un’emerita tastadicazzo di una superficialità sconvolgente…

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