Another brick.

Non ho mai capito da cosa fosse realmente costituito.
A tratti era spesso e nero, come se fosse rivestito di catrame. Alcune sue parti erano di quella gomma dura, come pneumatici ammassati. In altri punti era vi vetro spesso ed opaco.
Poi mattoni, mattoni e mattoni, ma il tutto sempre intervallato da punti di fragilità immensa, plastiche e vetràmi sottilissimi, punti attraverso i quali riuscivo a vedere pur non arrischiandomi a superarlo.

Sembrava uscito da un incubo, e quell’incubo era sempre con me. Non mi abbandonava, forse ancora non mi abbandona, senz’altro ogni tot mi fa presente che in qualche modo è sempre lì.

Il Muro.
Che pareva così insormontabile eppure ne scorgevo le debolezze ed il carattere di sogno. Sapevo e so che non è reale, che esiste solo nella mia testa. Sapevo e sono en conscia del fatto che anche che secondo le leggi della fisica classica che governano questo modo era/è praticamente impossibile che stesse/stia in piedi.
Potrei, avrei potuto abbatterlo quando volevo e fare i conti solo coi mattoni e le cose veramente importanti che ne facevano parte. Avrei potuto in qualsiasi momento farmi largo, vederlo crollare ed arrivare ad avere un’immagine più nitida dei miei problemi, le mie ansie, le mie aspirazioni.

Non vorrei essere eccessivamente ottimista, ma sento che sto sgretolando qualcosa… Che sto cambiando profondamente… Che presto vedrò cos’è importante e cosa, effettivamente, non lo è e non lo è mai stato.

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