“Columnist” —> Ma che davvero?

E’ successo che mi hanno presa e non so nemmeno bene come.

Mi hanno presa a scrivere per un sito che non è la Tana Virtuale e che pertanto m’impone un certo contegno, l’uso dell’italiano e “compiti a casa” ogni settimana.
Mi è sempre piaciuto scrivere sotto traccia ed a quanto pare la mia caporedattrice vuole una sorta di miniserie su un tema che mi è molto caro e che abbiamo concordato insieme…
Fin qui tutto bene. Bomba. Top.
Ho scritto la bio, fatto il profilo Gravatar(grandi sforzi tecnologici per gioiakerplunk), scelto una foto che poi è la solita che campeggia più o meno ovunque sul web perché in tutte le altre faccio schifo, e buttato giù un articolo che uscirà, a quanto pare, venerdì.
In realtà ho mandato il mio primo articolo qualche settimana fa un po’ a tempo perso, giusto per provare, e mai avrei pensato che mi sarei trovata in quattro e quattr’otto a metterci la faccia, su un sito vero, con un pubblico e 8000 Like su Facebook. Vuol dire che, toh, 500 persone capiteranno su quell’articolo.
Articolo che, per inciso, non mi soddisfa per niente. Sarà che in questi giorni è tutto fuori di testa, tutto molto veloce, così veloce che non vedo nemmeno scorrerlo chiaramente di fronte a me…
O forse che, come dice Libbbbano, “io, sotto padrone, nun ce so stà“.  Non voglio dire che mi scocci l’idea delle scadenze o dei temi, anzi. Se non avessi scadenze probabilmente passerei la vita a scrivere tanto e male, mentre Decenza ed Orgoglio m’obbligano a fare un minimo si sforzo stilistico nella Tana, figuriamoci per un sito serio con tanto di sponsor.
E’ che se non mi vengono le brillànze non mi vengono, ecco. Magari mi vengono domani, magari fra una settimana, magari non sono davvero in grado… Ma nel caso saranno i Boss a decidere e mi daranno il benservito. Per ora campeggio nella pagina autori del sito e la cosa mi piace un sacco, speriamo bene.

La cosa che mi fa più piacere è che Umberto, il founder, nonché Supremo Boss del sito, mi ha scelta dopo aver letto questo “articolo“, se tale si può chiamare. Una robetta nella quale ho buttato tre anni e mezzo di esperienze, scazzi, convivenze, aule studio e vita fuorisede… Era molto mio e poco “lodevofàconstile”. Ero e sono io in quelle parole, e forse mi spaventa l’idea di mettere un ulteriore “filtro” svolgendo i miei assignements per il sito e soprattutto ampliare il pubblico al difuori di quelle dieci anime che leggono la Tana.

ParanGIoia never leaves the house, uh?

Se avessi un amico immaginario come Zerocalcare non sarebbe un armadillo ma probabilmente una nutria d’Arno che parla Cockney. E mi direbbe cose del genere, sìsì.

Anche stasera mi trovo con un esame da fare, tanti pensieri in testa, una nuova sfida, pensieri romantici come ogni giorno che Dio o chi per lui mette in Terra, un po’ d’imbarazzo e…
Aspetto domani con una canzone carica ed una romantica in testa, come sempre che non c’entrano niente l’una con l’altra, come sempre una commercialèrrima e via dicendo.

1) La canzone di quell’acchiappatopa di John Mayer, che a parte tre pezzi belli ma belli davvero mi pare il solito americanino che fa il pop che piace alla facia 92-97. Ma sticazzi, questa è splendida.

2) Direttamente dal 1993, ommioddìo questa canzone ha ventun anni. E’ anni ’90 un sacco, è carica, sìsìsì.

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2 thoughts on ““Columnist” —> Ma che davvero?

  1. mitica two princes degli spin doctors…è vero troppo anni ’90!! a me faceva impazzire…avevo comprato pure il cd!!

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