Con tutta la dolcezza della quale sono capace.

C’è qualcosa che sto lasciando sepolto da un po’ e che ha voglia di venir fuori. Non erano tutte fregnacce quelle di mio padre e mia madre che mi ripetono sempre di essere più dolce. E’ una vita che mi sento ripetere da loro e da nonna di essere più dolce.
Ma che ne sanno loro? Molto spesso penso che ai loro tempi fosse facile essere ragazze dolci, donne dolci. Figlie, mogli e nipoti dolci. Mia madre, femminista fino alla punta dei capelli, di fatto ha scelto l’indipendenza a spese di altre cose. Ha scelto il lavoro e l’emancipazione ma non è mai riuscita a sfuggire del tutto la remissività che fino a qualche anno fa si richiedeva alle donne. Nella mia famiglia, anche guardando mia zia che non è certo una cinquantasettenne come tante, le donne sono sempre le più impegnate ed anche le più dolci.
Per cui posso solo immaginarmi com’è nelle famiglie più tradizionaliste, quelle in cui il babbo non tocca un mestolo da cucina nemmeno per sbaglio e la mamma non lavora.
Sta di fatto che per le generazioni precedenti la dolcezza e la scorza morbida erano più semplici da mostrare: erano richieste per vestigia di un’idea stereotipata della donna, il classico angelo del focolare.

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Marion Cunningham, angelo del focolare

Ad oggi siamo inserite nel mondo universitario e lavorativo come gli uomini con quegli stessi doveri in più in famiglia, e fin qui non ci piove. E’ una banalità, è innegabile, non lo dovrei nemmeno star a rimarcare.
Ma se da una parte quella dolcezza, quella remissività, quell‘attitude da principesse bisognose gli uomini amano ritrovarlo in noi, dall’altra dobbiamo anche essere dure per sopportare i colpi che arrivano da tutte le parti.  La scorza di ghiaccio e pietra è necessario montarla su per difendersi ed imporsi, e non è sempre facile ed automatico.

G'sA (1)
Cristina Yang, aka “ghiaccio e pietra”

Io stessa, che sono praticamente un uomo dal punto di vista caratteriale, a volte mi stupisco di quanto sia automatica ed ìnsita la tendenza a giudicare la donna come qualcosa di meno.

Però sii un po’ più dolce.

Dimostra di saper essere una principessa perfetta ed uno squalo freddo e calcolatore per cavartela a Medicina senza che gli altri ti mettano i piedi in testa.
Sorridi, fai la riverenza ma lavora bene come gli uomini.
Non prenderla per il verso sbagliato! Voi donne siete permalose e piangete sempre. Portate il peso di figli, famiglia, genitori e lavoro. Ma siate anche perfette nei vostri tacchi e nelle vostre acconciature. Siate dolci, siate affabili ma spaccatevi la schiena.

Poi?

L’altra grande verità è che, però, noi donne ce la facciamo a fare tutto. Ad essere un po’ Christina Yang e un po’ Marion Cunningham ed allo stesso tempo sexy come Samantha Jones, un po’ impossibile e un po’ una che sa quello che vuole. Ma comprensiva, carina e un po’ scema come Susan Delfino.
A farvi capire che abbiamo bisogno di voi quando non ne abbiamo affatto ma al contempo risolvere i vostri problemi.

E poi ci sono io.
Credo che dovrei rispolverare quella dolcezza della quale una serie di cose e persone mi hanno fatto passare la voglia, perché non posso piangere di fronte a qualsiasi telefilm, tipo, per dirne una:

…e poi sembrare un dobermann quando mi aggiro per la biblioteca o intrattengo la più banale conversazione.
Ho bisogno di ritrovare tenerezza nelle mie giornate, far uscire tutta la mia morbidosità e pucciosità dal cervello e dalle mura di camera mia e portarla in giro. Sorridere di più. Mostrarlo questo lato, che male potrà farmi?
Forse inconsciamente temo di non essere presa sul serio, o temo di risultare debole, di attrarre quel genere di uomo che vuole risolverti la vita e non ti vede come essere pensante. Ma alla fine ho paura DI COSA, per Dio?
Potrei auto-ribattermi che non mi viene spontaneo, del resto è come se innalzassi costantemente un muro di cinismo e “c’hol’esameealtrecoseimportantissimedacosare”, “chennevuoicapiretu” et cetera ceterarum, per cui sostanzialmente CIAO, mordo, giro il culo e vado via.
Non ho bisogno solo di questo.

Al livello Cristina Yang ci siamo e ci risiamo, e oddio quanto la amo. Forse potrei essere la Cortellesi, o Margherita Hack, o la Levi Montalcini. Tutto quello che voglio, basta che smetta di fare la dura ad ogni costo, che tanto non mi crede nessuno e lo sa anche il gatto che ho un ripieno di morbido cioccolato tvseries-addicted e che piango ai matrimoni.

Nel frattempo mi faccio cullare da Tom Waits e penso che forse un po’ troppo dolce lo sto diventando abbastanza rapidamente, e non mi dispiace per niente.

Tom Waits – Jersey Girl

Got no time for the corner boys,
Down in the street makin’ all that noise,
Don’t want no whores on eighth avenue,
Cause tonight i’m gonna be with you.

‘cause tonight i’m gonna take that ride,
Across the river to the jersey side,
Take my baby to the carnival,
And i’ll take you all on the rides.

Down the shore everything’s alright,
You’re with your baby on a saturday night,
Don’t you know that all my dreams come true,
When i’m walkin’ down the street with you,
Sing sha la la la la la sha la la la.

You know she thrills me with all her charms,
When i’m wrapped up in my baby’s arms,
My little angel gives me everything,
I know someday that she’ll wear my ring.

So don’t bother me cause i got no time,
I’m on my way to see that girl of mine,
Nothin’ else matters in this whole wide world,
When you’re in love with a jersey girl,
Sing sha la la la la la la.

And i call your name, i can’t sleep at night,
Sha la la la la la la.

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