Dispari.

E insomma non riesco a trattenermi. Sento la fisica necessità di fare un post su Sanremo.

Io Sanremo lo guardo sempre nonostante le conduzioni di Morandi e della Clerici mi abbian fatto passare la voglia. Sanremo è questione da sentimentaloni che in fondo un po’ italiani si sentono nonostante lo spread, la corruzione e la Carfagna.
Quest’anno, incuriosita dalla coppia Fabione + Lucianina nazionali, a maggior ragione sono stata colta da quel briciolo di amor di patria che ancora conservo e ho acceso RaiUNO. Il quadretto familiare in casa mia era nientemeno che commovente e mi sentivo tanto negli anni ’60 quando il Festival era motivo di gioia e commozione perché non c’era altro evento musicale di tale levatura, perché cantavano Mina, Tenco e mostri sacri del genere e perché si poteva ancora essere orgogliosi della propria italianità.

Non siamo a quei livelli, no. Ma confidavo nell’eleganza e nel buongusto di Fazio, che tutto sommato non mi hanno delusa anche se alcuni dettagli da lucchese stìnfia e pottina insàid m’hanno non poco indispettita.

Things I really liked

“Dispari” dei Marta sui tubi. Che chiaramente NON è passata, figurati, e della quale non esiste ancora un video sul Tubo. Speravo che i Marta rimanessero i Marta pur trovandosi in QUEL contesto e così è stato. Brividi lungo la schiena, tanto stile e tanto amore. Continuo a tifare per loro nonostante la canzone che è passata non sia eccelsa.
“A bocca chiusa” di Daniele Silvestri: quest’uomo tiene botta e non accenna a voler smettere di stupirmi per la sua incredibile eleganza e dolcezza, per non parlare del fatto che negli anni diventa sempre più bello. Come il sole.
Il fatto che non ci abbiano fatto vedere farfalline, capezzoli, mignotte impomatate e decerebrate. Le Parodi sono un esempio di donne portatrici sane di cervello nonostante si dilettino in televisione fondamentalmente cretina, poi sugli outfit di finezza si parla. Nulla più. Salvo alcune eccezioni direi che fa soddisfazione.

Things that really made me go “mèh”:
Crozza: non si può parlare di questa prima serata senza citare Maurizio, che secondo me da un certo punto di vista c’ha scavolato in pieno. Per sedare gli animi del popolino ‘gnurànt – e a breve starnazzante, già su FB s’è avviata una polemica che ha del tragicomico – bastava partire con Bersani. Tanto per non dare spazio a quello sciacallaggio triste per cui tutti se la prendono col povero B. e allora ciaòne. Via al teatrino quotidiano. Per il resto sono nauseata da questa pappa continua, da questo insistere sull’infamia e la ridicolaggine di Berlusconi. GOT IT, please just move the fuck ON. Maurizio, io ti voglio bene ed ho sudato per te. B. non merita alcun rispetto ed è ora che TUTTI lo capiscano, ma fatti furbo. E tieni botta, sempre. Noi siamo con te.
La Litty: va bene l’intelligenza e il fatto che sei una donna di spessore. Ma non puoi, ripeto NON PUOI aggirarti per il palco di Sanremo zampettando con la stessa grazia d’un trampoliere o una gallinella impazzita. E non puoi, seriamente, NON PUOI permetterti vestiti sopra il ginocchio. Lucianina, seriously, cosa dirà la Zit? Nei primi dieci minuti di Festival ho sentito dire IMU due volte, e dopo un po’ anche basta. Anche qui, LO SAPPIAMO, move-on for fuck’s sake.
Maria Nazionale per due motivi:
1) detesto il cliché alla “simmu Sud, uéué!”. La canzone popolare napoletana è una cosa, la musica leggera italiana è tutto un altro bacino d’utenza. Massimo rispetto per la prima, ma anche mia nonna che viene dal Profondo Tavoliere delle Puglie dice che non se ne può più di questa roba.
2) Pretendo Enzo e Carla in mio soccorso: come sei combinata, cuore? Penso che una cosa del genere non se la potesse permettere nemmeno la Phya dei Due Mari senza risultare ridicola. Tu, poi, che non sei esattamente un fuscellino… Règolati. Lo dico per te. E’ vero che se non osi non sei, ma appunto oserei definirla agghiacciante.
Le altre canzoni: fuffa, fuffa e ancora FUFFA.

Su Cotugno e il coro dell’Armata Rossa non mi pronuncio. La cosa non mi scandalizza ma c’è chi griderà al comunismo, considerando che si dà spazio – ORRORE – anche a froci e negri. Pensa un po’, dove andremo a finire?

A questo punto se coprono le gambe alla Litty e un altro paio di cose vien fuori un signor Festival, e sono qui che aspetto.

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