Sul rassegnarsi.

Credo che i casi siano principalmente due: quando non si riesce a raggiungere un obiettivo ciò avviene o per fisica, materiale ed immodificabile impossibilità o perché non lo si desidera a sufficienza.
Ho un’amica che ha costretto una persona ad amarla. Tutti possono amarci se lo vogliamo abbastanza, se uno ha la forza di emozionarsi per due, desiderare lo stare insieme per tutti e due, brillare per due. A prezzo di felicità, anni in salute, coliche renali, gastriti, ulcere, cefalee lancinanti e acidità generica di stomaco. E ovviamente amor proprio, dignità e tutti questi insignificanti elementi personali.
Nel caso specifico del farsi amare è ovviamente necessaria una base d’interesse ed affetto, altrimenti se una persona non ti vuole non ti vuole.
In altri casi dipende tutto da quanto si è testardi e quanto si è disponibili a sacrificare.
Ci si pente di tutto questo, alle volte. Si pensa di aver perso tanto tempo, ma si pensa dopo. Quando il sogno, per un motivo o per un altro, è tangibilmente ed irrevocabilmente svanito. O quando il sentimento che ci animava se n’è andato lemme lemme chissà dove. Che è una cosa che succede, sì, succede anche questo per quanto pensarci possa essere terribilmente triste.
Quello che non capisco è perché laggggèente si colpevolizza.
Credo che sia una semplice questione matematica:
Ci tengo 3/10 —-> faccio 3/10
Ci tengo 10/10 —-> faccio 10/10, e anche di più. Goodbye dignity. No bra no pants, urli in pubblico, viaggi notturni per arrivare da una persona cantando 500 Miles, rispostacce ai Professori che non passerai mai più l’esame. Occupazioni, proteste politiche, fughe da casa, bagni in torrenti gelidi e tutto ciò per cui vale la pena fare una stronzata. Metterci tutto e forse stonare di brutto, direbbe Liga.
Se non ce l’hai fatta è perché non si può o perché non è la tua strada, non necessariamente ti stai arrendendo e sei una merda senza spina dorsale. Mi rendo bene conto della differenza sostanziale fra alcuni miei forfait… A volte avevo paura e non ce l’ho messa tutta. Altre volte ho dovuto realisticamente constatare l’intangibilità dei miei desideri. Altre ancora ho temporeggiato, e sì, chemmèrda di persona. Ad oggi mi rassegno solo quand’è sano ed intelligente farlo.
Le rassegnazioni “giuste” vanno portate con orgoglio, e basta. Questo non lo dice mai nessuno.
L’orgoglio della propria intelligenza che dice “cì, ora basta così”.

Sull’odiare.
Ne parliamo poi che adesso ho sonno e devo sprofondare sorniona nel mio caldo lettuccio lucchese. Ma ne riparliamo, oh se ne riparliamo.

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