Istantanee: switch off brain, I’m tryin’ to sleep.

In questi giorni mi sento un po’come ZeroCalcare dopo l’intervista con Repubblica.
Non nel senso che rosico, anche se le espressioni “populismo del rancore quotidiano” ed “è quasi sempre un’intimità rosicona” potrebbero confacermisi in più di un’occasione.
Mi sento come se qualcosa di me fosse stato profondamente travisato e la cosa mi confonde. Ma, contrariamente a ZC che difende con convinzione ciò che è ed è sempre stato, io mi faccio assorbire dal tunnel alla “ooooh the times they are a-changin'”, e chi sono, e chi sarò.
Il mio problema e che non sono un punto fermo né una realtà di base, per dirla coi CCCP.
Vorrei essere il mio punto fermo anche più di quanto lo sono adesso. Sentirle più solide queste basi, fidarmi ancora più ciecamente di me stessa se possibile. E per farlo ho bisogno di capirmi meglio ed essere in grado di spiegarmi agli altri formando frasi di senso compiuto. Mi manca qualcuno che mi capisca meglio di quanto mi capisco da sola. Ma magari nemmeno un qualcuno. Magari la canzone adatta, quella che fa fare “click”.
Ce ne sono tante ma l’unica giusta mi fa provare qualcosa che apre altre mille questioni ed altrettante domande.

Lei è quella giusta:

Fuckin’ scatoline cinesi.
Una positività immensa da questo pezzo, ma anche dubbi su dubbi su dubbi su dubbi. Un accumulo continuo.

Ci sono dei giorni in cui mi detesto e al contempo mi compiaccio della mia capacità di scavare e trovare sempre nuove questioni da aprire. Anche se sono noiose ed inutili. Anche se domani invocherò qualsiasi divinità per sentirmi più leggera e scacciarmi dalla mente leelucubrazioni di dubbio valore filosofico-letterario-psicologico-maturativo.

Ma stica, ci sono gli esami.

E dopo volo in UK a farmi venire voglia di improvare  il mio inglese, prenderla secchissima, abbracciare la mia nemesi oltremanica e respirare l’aria di Hyde Park con un sacchetto(grondante olio) di fish and chips in mano.

Per il resto stasera la corteccia frontale mi ha lavorato a mille e ho pensato che sono abituata a sciogliere i nodi dal suo cervello, farlo pensare, pensare insieme dentro la sua testa. Poi entrare nella mia e mettere in fila i miei di pensieri. E vorrei che fosse sempre sempre sempre così. Invece no. Invece niente, e stasera è amaro.
Almeno questa sensazione l’ho capita. E’ lì, chiara. Sputata.
Amarezza in mezzo a un mare di domande, carica, sorrisi, Pacinotti, amici, capelli color carota, ubriacature del lunedì sera, maglioni e camicie di jeans.
E ci stava bene anche Cryin’ come terzo pezzo ma vabbùh.

 

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