Quanno ce vò, ce vò.

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Memorie ad oggi uppabili perché fondamentalmente cute:

***

Raramente ho scritto di te dal profondo della cazzo di tastiera in filo diretto col mio fastidioso limbico.

Tu sei la sigaretta dopo un trenta e lode ad un esame. Sei l’invito ad una festa della quale sai che ti farà impazzire la musica perché diciamocelo, quando il DJ è quello giusto poco importa se ci sono tre gatti o l’alcol fa schifo.
Tanto bevo lo stesso.
Sei la centordicesima metafora da post-adolescente in piena fase maniacale che mi esce quando parlo con le amiche e smetto di essere quella cosa grigia ed afona che sono di solito.
Sei la sensazione di poter dormire e non dover studiare, il rigirarsi sorniona nel letto e piombare in un sonno più sereno del precedente perché è uno di quei giorni in cui non ho proprio bisogno di fare NIENTE.

Sei la perfetta sintesi di tendini, vene, parole, unghie imprecise, imperfezioni della pelle, versi di gatti arrabbiati e canzoni da hipsterdelcazzo, che moriresti pur di non ammettere che sei un po’ indie anche tu.

Sei il disegno sotto il naso dei baffi del cappuccino ed io voglio essere la persona che fa finta di non vederli per poi baciarteli via. Magari leccandoti con la stessa grazia d’un Sanbernardo.
Tanto rideresti e diresti che in realtà quando vuoi sai fare il signore.

Sei la voce che fa voltare in mezzo alla folla.
E  io voglio mille altre volte amarti nel mio modo maldestro e sentirmi soffocare affondando nel tuo petto. Banale, eh?
Potrei imparare tutte quelle cose oggettivamente ed assolutamente non interessanti delle quali ti appassioni tanto, capire come distinguere l’una dall’altra le tue stupide espressioni ed anticipare i tuoi pensieri prendendoci pure un gusto mai provato.

Sei la sensazione di polpacci che bruciano dopo una corsa, quella soddisfazione orgogliosa di aver fatto qualcosa di bello per sé stessi. Perché tu mi fai bene all’anima e mi avvolgi in un abbraccio incomprensibile, che non so da dove viene. Se da un uomo o dal solito bambino chenonsapremomaicheccazzovuole. Tu mi fai chiedere cosa ho fatto fino ad oggi in mezzo a un sacco di ragazzi, perché il fiato era un po’ che non mi mancava.
Cinica da schifo, e mi sono sgretolata al primo sorriso. Tutto per me. Pieno, pulito. Per me.

Sei il profumo di libro nuovo e la voglia di sfogliarlo febbrilmente per coglierne dei primi frammenti, il vento in Vespa, il primo mojito dell’estate. E un casino di altre cose banali ma mie.
La calma dopo una lite di quelle che gonfiano gli occhi ed arrossano la faccia, soprattutto.
La volta che non voglio sbagliare e voglio giocare carte nuove.

Sei tutto e tutto ancora, ancora una volta, per me.

***

Voglia di postare cose quando le cose non fanno più male.
Ciao, sono Gioia e supero i melodrammi.

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