Le parole sono bolle d’aria, che si formano, sotto la lingua.

Canzoni che passano.
Su alcune mi soffermo come un’autistica.
Su altre non ho molto da cogliere se non la solita cit del cazzo che taggherò su qualsiasi superficie grafabile di qui a X giorni.

Same old same old, insomma.

Il giorno strano è oggi e la luce è quella che è entrata oggi verso le dieci e mezza attraverso le persiane della mia stanza. Il mattino era appena a metà e le mie ansie ancora in sordina. Eravamo così schifosamente vulnerabili, assopiti e felici che mi sarebbe potuto esplodere tutto attorno e mi sarei abbandonata ad un caos ancor peggiore di quello che ho ancora dentro.
Se pensavo di essere persa? In realtà una parte di me veleggiava sul solito sentiero, quello che mi sono scelta. Un’altra semplicemente si sentiva come in un brodo primordiale in attesa che un cazzo di qualcosa succedesse.
E mi sei successo tu. Il mio destino è cambiato? Questo non posso saperlo, quello che so è che non posso programmare tirocini prossimamente perché me ne vado, oplà. Saludos amigos. Me voy. Cisi. Sayonara. Cia’.
Sarebbe bellissimo non sentirmi vagamente svuotata, tipo come se mi avessero preso tutti i visceri e l’avessero messi in fila sul tavolo autoptico con l’ipotetica idea di infilarmeli dentro alla rinfusa in un secondo momento.
Sarebbe bello se smettessi di infilare il proverbiale culo nelle pedate, potermi anestetizzare per un po’ o sopprimere ‘sta mole di pensieri ingombranti.
E credo che la cosa più naturale del mondo sarebbe non far capitare proprio un bel niente. Starcene in pace nei nostri mondi. Respirare, lavorare, scopare, tirare la carretta nel migliore dei modi facendo finta che quel dopo sbronza non sia stato provvidenziale. A quanto pare non è così impensabile che ciò stia capitando per davvero, e a pensarci la cosa è d’una tristezza fuori dal comune. Ma sta succedendo adesso, fa male solo a tratti, più perché sono stanca in generale, ma senza nessuna intenzione di fermarmi.
Da paradiso ad inferno ci sono passata a tempo record per poi rendermi conto che non era un inferno bensì la mia vita, quella vita che amo così profondamente da stupirmene spesso e volentieri. Ci sono abituata e c’ero abituata,mi pareva ovvio che sarebbe continuata così e non mi dispiaceva per niente.
Poi, una cosetta da niente. Occhi, sorrisi e gesti concitati perché non capivo cosa stesse succedendo.
Quel giorno che la sera prima avevo bevuto veramente veramente troppo.

Sarebbe estremamente fico riprenderla, non lo nego. E’ quel “prenderla senza eroi” che adesso suona così difficile, perché mi sento un po’ eroina e un po’ fessa e non so a quale parte del mio ego smisurato cedere. Sento che sto combattendo con una fatica immensa ma ho una faccia addosso che sembro Lil’Kim nei super momenti da neGra incazzata che non giva a fuck proprio di nulla. Mi capisco? No.
E sarebbe il non plus ultra avere in testa e nel cuore solo il buono, andare, fare ciò che devo fare, prendere TUTTO avidamente e tornare indietro contenta, senza un peso da tre tonnellate fra il collo e la spalla, con tutta la mia leggerezza sull’altra che è fatta solo di cose prettamente mie.
Ma non posso.
Fuori dalla tua porta vorrei esserci e non sai quanto, suonare il campanello di una strada sconosciuta di una città sconosciuta e dirti che sono qui e prepararti il thè e tutte quelle cose lì.

“Oh god it’s wonderful
to get out of bed
and drink too much coffee
and smoke too many cigarettes
and love you so much.”
(Frank O’Hara)

Dirti che oggi siamo solo noi e non c’ho un cazzo da fare a parte perdere il tempo con te a guardare il mondo scorrere.
La cosa giusta non la faccio da un po’ e me lo dicono anche gli Infected,”I can’t stop making bad decisions”.
Ma ne vado così fiera che anche loro alla fine mi fanno l’occhiolino e a ‘na certa non m’importa di sbagliare. Un altro cantautore coi controcazzi mi sussurra che “almeno sbaglio bene”.
Proprio ieri mi hanno detto che sono estremamente cerebrale, qualche anno fa La Persona mi ha detto che sono “irrazionalmente istintiva”. Non si tratta di un ossimoro perché rifletto anche su quanto e come sia istintivo e profondamente idiota ciò che sto facendo o sto per fare, non credo di esser mai stata realmente istintiva né tantomeno razionale in ventiquattro anni e mezzo, non c’ho mai capito niente.

Pausa.

Mi faccio male circa cento volte al giorno, a cominciare dal fatto che sono le due e dieci e sono qui, mentre dovrei dormire. Farmi il sonno di salute mentale per ripartire più saggia e più giovane per studiare le emorragie subaracnoidee e altre cose simpatiche. Sarebbe bello smettere come avevo detto, sarebbe bello smettere di avere ”un casino di pallini rossi nella parte nera a sinistra del pensiero, ognuno di questi e’ un argomento che mi può venire in mente, alcuni più grossi in funzione di quanto peso hanno.”(the credit for this one goes to Paolo Giangrandi – on FB).
E smetterla con tutta questa vita interiore della minchia, con questo fluire di robe mie dal dubbio valore letterario che a tratti sono come coltellate autoinflitte belle e buone.

Non che non sia eroico non essere degli eroi. Non essere degli eroi è uberfigo in questo momento.
Il fatto che non sono un eroe fa di me un eroe in potenza, mi fa scavare in una serie di debolezze fino a adesso sconosciute nonché scoprire che in certe situazioni io, come dire, ci sguazzo. E azzarderei che spacco gran culi.
Per quanto concerne la leggerezza, questa rappresenta il mio principale problema. Un giorno sarò leggera sempre come quando ballo Fluorescent adolescent o come quando mi arrampico con le scarpette da scoglio e mi tuffo in quel silenzio fighissimo che c’è nel mare.
Ma per adesso ogni cosa ha un risvolto di pesantezza e riflessività autoimposta che mi è immensamente difficile eliminare.
Tutto sta nel guardare alla bright side of things, come per esempio il fatto che possa o non possa capitare a noi.
Prima di tutto ciò che sta capitando a me è formidabile, non so chi ringraziare essendo fondamentalmente atea, ma forse me lo meritavo… Un po’ di quell’equilibrio.
Un po’ di chissenefrega e momenti para-free, un po’ di serenità nonostante il Pippone sia sempre dietro l’angolo.
Un po’di mi sento inquieta ma fondamentalmente meglio di così c’è solo il trenta e lode al prossimo esame.

Questa ERA fondamentalmente una canzone, ora un’altra:

Oggi sei dicembre
io sono come un foglio bianco
mi basta capire che
tu non trovi le parole
Guarda come sono attenti
I tuoi capezzoli irridenti
Puntati sulle nuvole nei giorni
Che adesso piovono dagli occhi
Ah aaahh…
Oggi sei dicembre
Sei stata tutte le stagioni
Non sento freddo nelle mani
Vorrei che nevicassi ancora
Ci faremo un calendario
Grande come un aeroplano
Che volerà sul fuso orario
Se il tempo non si può fermare
Ah aahhh..
Reggiseno di similpelle
Sulle nostre miserabili spalle
E mai la forza di gridare : per favore!
Non leccarmi gli occhi mentre ti parlo…
(Le parole, sono bolle d’aria
che si formano, sotto la lingua)
Ah aaah
Oggi sei dicembre
Io sono come un foglio bianco
Mi basta capire che
Tu non trovi le parole.
(Marta sui tubi – Sei dicembre)

…che non si spiega perché si spiega già da sola, perché è perfetta ed è quasi viva.

Oggi ne ho decise tremila ed altrettante ne ho elaborate per decisioni future, a cominciare dal fatto che devo assolutamente bucarmi il petto e l’orecchio.
Che devo continuare a scrivere tanto tanto tanto, e che ho bisogno di quest’entusiasmo ogni giorno.
So bene anche dove trovarlo.
E’ tutto qui, nella mia testa.

 

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