Bersaglio del Fastidio.

Cerco di spezzare una palese fase di blocco dello scrittore(scrittore, ha ha ha) parlando di un argomento forse abbastanza scontato, ma che mi preme parecchio affrontare perché ultimamente mi ha toccata da vicino generando scariche di bestemmie della cui originalità mi sono stupita io stessa:

“Di quel mese in cui ragionai più e più volte sul TEMPISMO col quale disgrazie ed eventi più disparati mi si abbattono fra capo e collo”:

A volte mi chiedo se non sarebbe saggio da parte mia rivolgermi a qualche nerboruta signora meridionale e farmi fare magheggi vari con olio, riso, zucchero e quant’altro per scacciare il malocchio e le varie macumbe che, sono convinta, pendono sulla mia testa.
Perché non è possibile che alla normale ed oggettiva difficoltà di un esame pallosissimo e un professore che pretende le presenze ad orari antelucani a Cisanello(per poi NON presentarsi a lezione) si aggiungano i fastidi più impensabili a cadenze regolari.
La normale amministrazione è già cosa provocante non poco niffitùme*. Ultimamente pare che la mia fisiologica capacità di sopportazione venga messa a dura prova ogni santo giorno, ne sono prova gli episodi di disagio che mi sono trovata di fronte:

1) Ruota forata nel bel mezzo del Nulla:
forare una gomma è indubitabilmente un contrattempo che si affronta con due  o tre bestemmie, un po’ di soldi e la perdita di qualche ora della propria vita.
Ci sono molti modi per forare una gomma. La si può forare uscendo di casa o in centro a Pisa, dove esistono nel raggio di un kilometro dai tre ai quattro meccanici dove portare la piccola Vespina, ricoverarla in attesa di tempi migliori e via discorrendo.
No.
Io foro a Cisanello. Col serbatoio pieno, i.e. 110 kg di motorino. Con la ruota che struscia per terra in maniera preoccupante. E il mio coinquilino che riesce a cogliere solo l’ilarità della cosa sottovalutando il fatto che sto per piantargli uno specchietto nella carotide.
Sicché vai al bar sotto la pioggia incessante, fai la ricarica(il giorno dopo tuo padre ti ricaricherà 20 euro a sorpresa, per cui quei dieci se non avevi ‘sta sfiga cosmica te li tenevi per le cicche in grazia di Dio), chiama il carro attrezzi, scopri che vogliono CENTO EURO per fra dieci minuti di strada fino all’officina. Parla con un meccanico che probabilmente ha visto i suoi giorni migliori nel Pleistocene, preoccupati per le sorti della piccola Fly e zampetta nelle pozzanghere verso casa col solito coinquilino che irride la tua bad luck.
Emozionante.

2) Caduta accidentale del PC causa cavo arrotolato attorno al gambo di una sedia:
conseguente distacco di un pezzo laterale.
Il mio piccolo Marvin adesso fa un ronzio tipo vibratore, ma pare star bene a parte la sbucciatura laterale.
Mancano meno di due settimane all’esame. Il computer mi serve più delel gambe e dei reni. Non so quanto i suoi piccoli circuiti resisteranno, ma sto già pregando.

3) Storta epica alla caviglia:
Correva l’anno 2001 quando la mia caviglia decise di slogarsi in circostanze esilaranti, e da lì non è più stata la stessa. Per cui periodicamente insiste a CEDERE sia che stia portando scatoloni da 200 kg, sia che me ne stia tranquilla tranquilla in piedi. Quella ruota e mi ritrovo puntualmente culo per terra. Stavolta però è diventata una salsiccia maremmana e non riesco a muovere un passo.

4) Rush epidermico idiopatico stress-correlato:
come succede una qualsiasi delle idiozie sopracitate, udite udite, IO MI RIEMPIO DI BOLLE. Sembro una pubblicità progresso del vaccino trivalente. O la Pimpa, che non so quale delle due è peggio.
Pare la questione sia correlata a qualcosa che infesta la mia casa di Pisa dato che oggi il Morbo è clamorosamente retrocesso, e si sa che gli standard igienici in casa dei miei a Lucca sono più elevati di quelli garantitimi da Piergiuseppe, Giacomo e Me Stessa affetta dal niffitùme di cui sopra.

Basta, che poi mi lamento troppo. Poi ne succedono anche di più pese, di più light, di collaterali ovviamente sfavanti. Ma su certe cose non ci si blogga.

L’importante è chiudere con un sorriso e sapere che in fondo, “fino a qui tutto bene”.

* = Niffitùme: espressione del vernacolo lucchese che sta ad indicare, non necessariamente nell’ordine:
– disagio
– scocciatura
– nervosismo
– insofferenza generica totale globale

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