And there is time to kill today, ma tipo “ammazzare oggi”, proprio.

Una volta il fluire del tempo mi piaceva. Amavo ritrovarmi a capo di una settimana e sorprendermi di tutti i momenti diversi che l’avevano composta. Mi sono scoperta spesso a pensare che passa troppo velocemente, che non è possibile che sia già mercoled’ quando tre secondi fa era sabato, e il giorno prima ancora che abbiamo fatto quella passeggiata, e l’altro che mi sono addormentata a lezione, e ancora.
Mi piaceva guardarmi scorrere lungo le ore, i giorni e le settimane ed individuare quei momenti e quelle situazioni che, un po’ come in Sliding Doors, mi avevano portata ad un certo stato d’animo o in una certa biblioteca ad un’ora imprecisata.
Io amo il passare delle ere, l’avvicendarsi delle stagioni ognuna con le sue piccole gioie. Amo lo spuntare delle luci di Natale ad ogni palazzo proprio quando mi comincio a stufare del buio che arriva alle cinque e mezza, e l’allungarsi delle giornate quando ancora il freddo punge la punta del naso e mi fa arrossare le dita.
Mi danno profonda soddisfazione i germogli e gli alberi che cambiano verso aprile, li guardo e penso che solo cinque secondi prima studiavo al freddo avvolta nel plaid con una tazzona di thè a scaldarmi le mani.
E passa e passa e passa, lo rivedo nei blog e nei miei diari sempre più consunti e numerosi ad occupare quei due cassetti segreti in un angolo della mia stanza a Lucca. Pieni di me, di cazzate e di cose delle quali un giorno mi vergognerò.

Sta di fatto che oggi il tempo io lo odio. E’ la prima volta che mi viene da pensare che vorrei fermarlo, mai ho voluto arrestare tutto.
Semmai l’avrei voluto più veloce. Svegliarmi alla fine delle sessioni d’esame  tutte ‘ste baggianate qua.
Adesso odio non capire dove finisce la simulazione ed inizia la realtà. Non riesco a discernere se preferirei essere una macchina per non avvertire certe cose o perlomeno riuscire ad elaborarle properly. O vorrei tornare a vedermi girare in analogico col corredo di auto maledizioni che m’infliggo da lustri, le riflessioni, lo scorrere angosciante e tutto il corrimidietro.
Non so niente. I know nothing like John Snow, pure peggio a dirla tutta.
E mi dispiace vivere il tempo come un nemico che mi porta via due occhi incredibili e una sintonia indescrivibile.
Quel tempo che mi è sempre stato amico e mi ha fatta guarire ogni volta che mi sono fatta male, da quel graffio sugli scogli all’amore finito e le persone che non ci sono più.
Quel tempo che adesso mi sta ammazzando e che spero un giorno mi aiuterà a smettere di ficcare la testa nella merda e poi lamentarmi se puzza.
Sono molto stupida, io.

 

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