Life makes echoes if you seem them.

Questi sono i momenti in cui, per quanto riguarda la sottoscritta, il mondo se ne può anche andare a spigare.
Uno di quei momenti in cui non desidero null’altro che avvolgermi fra le mie coperte con un bicchierone di succo ACE, un paninozzo e la Fetta al Latte per quando mi verrà voglia di dolce, le sigarette… E SPARIRE per una tre ore buone.
E’ un processo che richiede almeno un’ora di attento listening and comprehension con relative bestemmie e ricerca febbrile di trascrizioni adeguatamente fedeli e spulciamento compulsivo di Urbandictionary.
Un’operazione che vuole un’attenta analisi dei nuovi elementi comprese nazionalità e formazione professionale, che magari m’aiutano a capire checcazzodicono.

E’ l’inizio di una nuova era.
E’ l’ennesimo freno alla mia carriera accademica.
E’ il sogno di un pomeriggio di mezzo autunno.

Io e la prima puntata della quarta stagione di Misfits.

Insieme.
Per vincere.

****

V-I-S-T-A.

Sarebbe più appropriato dire “spazzolata”, “mangiata”, “divorata”.
Divorata con la sempreverde ansia, aspettativa e tachicardia con cui ho aspettato ogni episodio di Misfits…
La paura era tanta stavolta. Siamo alla stagione quattro, abbiamo perso Robert Sheehan alla fine della seconda e il calo è stato inevitabile.
Voglio dire, avevamo Robert Sheehan e avevamo Nathan Young.
Avevamo questo:

Non che Joe Gilgun sia da meno, intendiamoci. Joe Gilgun c’ha uno stile che più creepybritish non si può, un personaggio fenomenale e una mimica facciale unica.

Un pezzo assolutamente esplicativo della bravura di quest’uomo, direttamente dalla terza stagione del miglior TF èvah:


Il fatto che faccia parte degli uomini oggettivamente brutti che mi farei in qualsiasi momento e contesto insieme al plurime volte citato Eugene Hutz è un discorso a parte, ma certamente contribuisce al mio amore sconfinato per questo personaggio.

Se la presenza di Joe/Rudy ci rallegra e fa pensare che la sua storyline abbia ancora un sacco di sviluppi e direzioni da prendere, la presenza di Curtis(Nathan Stewart-Jarrett) pare quasi rassicurante, a ricordarci che Misfits è sempre quello e che c’è un filo conduttore che non si spezza. Una presenza alla quale siamo abituati ma che, nonostante sia stata decisiva in molti snodi della storia, non ha mai veramente “riempito” lo schermo con la sua interiorità, nonostante l’abbiamo esplorata più volte con interesse e partecipazione. E’ il solito bravo ragazzo, un punto fermo su quel che è stato.
Ma non è una Kelly, un’Alisha, un Simon.

Tenera anche la presenza di Seth che ci parla di Kelly e di come adesso se ne sta a disinnescare bombe in Uganda. Kelly mia, perché non torni? Quanta saudade per te, mitica grezzona. Voglio ricordarti così:

Ma ora veniamo alla puntata.

Abbiamo due cuccioli che per adesso ci hanno detto poco o nulla e forse meritavano di essere un attimino introdotti meglio. Inevitabile l’associazione con Simon ed Alisha, un po’ per i colori, un po’ per la timidezza del piccolo Finn e per l’aria da badass di lei.
Jess(Karla Crome – ecchiccazzoè Karla Crome? Anche sul web se ne sa proprio poco, staremo a vedere) vede attraverso i muri a quanto pare, Finn è una specie di Prue Halliwell incapace di usare il proprio dono.
Lui faccetta childish, lei figlia della wastedyouth o che cosa? Non cadetemi nel banale per cortesia, che poi mi rovinate un amore senza precedenti.
I cuccioli arrivano nell’inaffondabile Community Centre ed ovviamente figurati se possono passare la mattinata a raccogliere rifiuti o tinteggiare panchine… Prima che possano dire “twats” si ritrovano rinchiusi in un frigorifero in compagnia d’un mezzo cadavere.
Seth, come da copione, s’è prodigato nella tortura del suddetto quasi-cadavere tagliando genitali e simili carinerie, Rudy ha completato il tutto segandogli una mano come se stesse preparando il compensato per le casette degli uccelli.
L’Eroe è come sempre Good Rudy, di una dolcezza sconfinata,

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