Riots I miss you.

Quando ero al Liceo avevamo un Collettivo simil-comunista che raccoglieva circa cento adolescenti freakkettoni intenzionati a cambiare il mondo e a smuovere Lucca dal suo sopore culturale e politico.
Avevamo un sacco d’idee e le abbiamo messe tutte in pratica. Abbiamo visceralmente odiato il fascismo e pianto sotto le cariche dei carabinieri che sembravano tanto importanti e pericolose.
Il fatto che a 23 anni sia andata a Roma quel fatidico 15 ottobre di un anno fa ha cambiato drasticamente la mia percezione di cosa sia essere caricati dalla polizia.
Quando a inizio corteo ti danno una bottiglia di acqua e Maalox e un limone e non sai che cazzo devi fartene, che la limonata mi ci viene con un sapore schifoso. E poi capisci un sacco di cose quando vedi gli amici tuffarsi fr acassonetti bruciati e lacrimogeni.
Ma ero giovincella quando credevo che tre celerini fossero un esercito di servi insormontabile e disgustoso. Quando credevo che quei tre idioti in divisa potevano farmi male e togliermi quei due diritti in croce dei quali t’importa a sedici anni.
Ho sfondato il mio primo cordone e mi sentivo così riot da poter guidare la rivolta in qualsiasi paese del terzo mondo.
Abbiamo amato la lotta ed imparato a conoscerla, e son cose che poi ti servono, non è una cretinata. Amare la causa e buttarci i pomeriggi, i pennarelli, il cervello e tutta la vena poetica della quale si dispone.
Ero una persona meglio e questo l’ho sempre pensato.

All’Università ho replicato due anni fa durante il NO DDL Gelmini, una favola mastodontica, un movimento del quale non si aveva misura… Iniziato con la più blanda Onda, che non ci portò tutti in piazza ma quasi.
Due anni fa il nostro universo si è completamente ribaltato ed abbiamo costruito una cosa meravigliosa. Una cosa che ancora ci fa tremare il cuore e che vive insepolta dentro di noi.
Dormire in Aula Magna, accendere coscienze fino a quel momento dormienti, abbracciarsi e scoprirsi simili. Baciare, cantare, ballare e lavorare sodo. Attenzione alla polizia, ai Professori, a chiunque si ponesse fra noi ed il nostro obiettivo.
Abbiamo scoperto le leggi etiche del Paese, contestato l’inaccettabile senza sé e senza ma.

Adesso siamo grandi ma queste cose non posso dimenticarle, mi sento così naive in questi giorni che partirei col mio eskimo ancora una volta.
Sto regredendo fra Disney, fissa postuma per Trainspotting e nostalgia della rivoluzione.
Lo so che potrei andare al Rossi, unirmi a LeGrif, entrare in rappresentanza e fare un sacco di cose ma mi sento veramente una cariatide disillusa.
Sono convinta che la gente sia scema, è questo il problema, ma l’ignavia non mi fa certo onore.
Mi manca quella sensazione…
E ho paura di dimenticare come mi sono sentita, quali erano i cori. Cosa urlavamo con tutta l’anima.
Ho paura di dimenticare le cose veramente importanti e voglio tornare. Ma non so in che modo…

Quello che so è che è stato bellissimo.
E l’abbiamo fatto NOI.

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