Why so serious?

Sei qui?
La prima reazione è tipo “Macchéddavvero?”
La seconda: “Cccccè, no, dai!“.
La terza è quella di quando scopri che ti prende benissimo.

Sei qui perché ti gira così, io nel frattempo guardo il mondo e rido. Me la godo tutta perché non posso fare altrimenti e mi stupisco di tutte le sensazioni che mi si accavallano dentro.
Secondo me sono proprio schizoide, sentimenti di una complessità tale non riuscirò mai a riportarli nero su bianco, né a giustificarli a nessuno.
Prima di tutto a me stessa. Mi limito a sentirlo quello che provo per te, ad osservarlo e a riderne.

Sei qui a cadenze irregolari ed imprevedibili ed è come se sentissi l’eco di un fastidio antichissimo bussarmi al cervello. Ma la cosa curiosa è che non fa male nemmeno il ricordo di quei pianti infiniti.
Quello che fa dannatamente male è vederti in questo modo. Lo scheletro scomposto della persona che ha riempito la mia vita in quegli anni così importanti, vuoto come le frasi insulse che t’ostini a mettere in fila per fare il tuo show.
Eppure ai miei occhi brilli come hai sempre brillato. “Ho un’immagine di te che non parla” e l’impulso è sempre lo stesso da una decade ormai: stringerti fino a toglierti il fiato alla ricerca di quella sicurezza che mi dava il tuo abbraccio. Del tipo “non andare mai via, finché ci sei tu va tutto bene”.

MAI esistita sensazione più ingiustificata.

Mi ci vuole la consueta dose di puttanate e cattiverie gratuita per ricordarmi che quella persona l’hai buttata via ed adesso non riesci più a trovarla da nessuna parte.
E’ inutile volerti tutto questo bene. Ma, as long as it doesn’t hurt, stigrancazzi.

Sei qui e l’importante è aver abbandonato il senso d’inadeguatezza che accompagnava la consapevolezza di non riuscire in alcun modo, seppur mettendoci tutta me stessa, a tirartela fuori quella persona che era tutto il mio mondo di frasi e tenerezza.
Una persona che esisteva fuori da me e che ora vive solo cazzo qua dentro.
E’ questo che mi ammazza del vederti. Non il resto. Il resto si gestisce.
Rabbia e pena.
Voglia tremenda di chiudermi nel tuo abbraccio e fare finta di niente, che sei sempre tu e non è successo un bel nulla in dieci anni.
E voglia di dire le cose come le diresti tu. Parlare la tua lingua, con la tua esse strana che ador(av)o.

E ti direi che i saldi estivi non sono ancora finiti ma io e te siamo un’altra storia.
Sei qui? Sentiti fottutamente speciale, cazzo.

***

[…Che poi puoi farci un post fighissimo sul blog parafrasando e mettendoci tutte le virgole, le subordinate e gli avverbi di modo possibili…
Resta il fatto che un affetto del genere certa gente… Ennò, non se lo merita.
Ma che ci puoi fare quando qualcuno ti fa scrivere?]

A me ricordi il mare
e non per le vacanze
che abbiamo fatto insieme
Ma per il tuo ondeggiare 
tra il gesto di chi afferra
e quello di chi si trattiene
Ci sono validi motivi per cui dovrei evitare di dirtelo 
ma dal momento che mi scrivi dirò 
che l’ho capito da subito 
perché sei? 
perché sei tu che quando arrivi sorridi 
e a me mi gira benissimo 
e sempre tu che se decidi ti giri 
e mi pugnali in un attimo 
così succede che mi pare che va bene
e invece non va
e se migliora allora peggiorerà
oppure
sono sicuro che va male arrivo di là
e te lo dico tu mi dici “ma va”? 
e ancora
a me succede che va bene
e invece non va
e se migliora allora peggiorerà
oppure
sono sicuro che va male arrivo di là
e te lo dico tu mi dici “ti va”?
ma io così non vado avanti
Mi ricordi il mare
non per i riflessi
per il sugo andato a male
il qualunquismo dei discorsi
sotto l’ombrellone
il sudoko che non torna
e quello che era scritto a penna
è già da cancellare
è come l’amore
va di tasca in tasca come l’accendino vuole 
ti ritorna quando non hai niente da appicciare
se escludiamo il poco che rimane
ancora ancora ancora
Baci, baci ed abbracci 
che diventano lacci 
e più diventano stretti 
più nascondono impicci 
come un cane ti accucci
sui tuoi poveri stracci
e piano piano vai giù
come un programma di Socci
piano piano vai giù
ma poco dopo risorgi
solo che non ti accorgi
dei sorrisi posticci
dei pensieri che scacci
delle cose che lasci
per banali capricci
Mi ricordi il mare
Non per gli ombrelloni
Per la fila in tangenziale
Il malfunzionamento del mio condizionatore
la discesa libera sui sassi senza aver le scarpe
per fare i fricchettoni
Questo è un po’ il sapore
del tutto compreso
inclusa la consumazione
io l’ho già bevuta
eppure ho ancora troppa sete
soprattutto quando tu mi uccidi
ancora ancora
Quello di chi si trattiene
a me ricordi il mare
e non per le vacanze
che abbiamo fatto insieme
ma per il tuo ondeggiare
tra il gesto di chi afferra
e quello di chi si trattiene.

Daniele Silvestri – A me ricordi il mare

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