In fin dei conti.

“In fondo è scontato, automatico e naturale. E’ lineare, è come dev’essere: una questione di sopravvivenza. Abnegazione o continua negazione a seconda del punto di vista. E schiena dritta verso un futuro che vedo brillare e non brillare  a fasi alterne. Testa alta, in culo agli sbalzi d’umore e le crisi uterine più  svariate.
Cammino e lotto contro ogni spigolo, ogni vicolo ed ogni angolo di questa città.
E’ semplice, non c’è discussione: tu per me non esisti. Non ci sei, ecco tutto.
E non importa il fatto che ogni tanto mi senta come se si stesse strappando tutto.
Quando mi rendo conto che sono proprio queste e strade che percorro ogni giorno, quasi combattendo contro la mia stessa insofferenza…
Quando mi rendo conto che abiti ancora  in questo modo violento dentro di me…
Quando mi rendo conto che non piango più.
Non importa semplicemente perché sto camminando e mi sento una forza immensa addosso, non so nemmeno perché.”

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