Girls 1×03 REVIEW: “Amore ed ammirazione”

Girls è reale, cazzo.
Girls è una rivelazione.
Girls è la polaroid sputata di tutti noi fra non molto.

In Girls c’è un ragazzo a cui non frega una fava di una ragazza e nonostante questo fa il carino e giocherella con la sua pancia. Did you hear me?
Lui giocherella con la sua pancia. Intendo dire che prende la sua pancia fra le mani, la sballottola e fa le voci.
Come se la pancia fosse un signore grassottello che sta parlando. Come un demente.
Capisciammé, giocherellare con una pancetta tuttaltro che piatta – lo so per esperienza diretta – è una cosa dannatamente intima che, believe me girl, ti succederà di sicuro se hai la sfiga di avere la suddetta pancetta ed un po’ d’intimità con un ragazzo.
Realtà lì spiattellata, ma non come in Skins che c’è talmente tanta depressione adolescenziale da risultare eccessiva dopo un po’. Fate altro nella vita a parte fuckarvi up?

In Girls c’è anche una ragazza stufa marcia del suo innocuo ed un po’ noioso fidanzato storico, che poverino ha la personalità di uno scopettino da cesso, ma non si sa mai. Magari mi diventa il nuovo Chuck Bass con un’esplosione postuma di testosterone e travolgente personalità.
Per farla breve: questa ragazza va ad una festa alla galleria d’arte che gestisce. Conosce uno, ci parla, lui poi se ne va e lei si chiude in un bagno colta da un raptus sessuale incontrollabile.
Perché mai?
Perché il tizio in questione è il tipico soggetto col quale si scambierebbero volentieri diversi elettroni. E le ha – senza tanti giri di parole – comunicato che la fojerebbe como si no hubiera mañana “all day all night porque la jente esta muy loca”(cit. questa canzone che non riesco a togliermi dalla testa, cazzomerda).
Come se non bastasse il tizio ci tiene anche a precisare che lui *sa* come farlo perché lui *è* un uomo.
Insomma, la bella Marnie si chiude in bagno nel bel mezzo della baldoria. E non ad incipriarsi il naso. Ma con l’intento di… Come si può dirlo in modo figo? Darsi la gioia? Farsi un solitario? Masturbarsi? Sgrillettarsi(dio quanto ODIO questo verbo)?
Ecco, magari eviterei di chiudermi dentro il bar di Gill in Vettovaglie per placare l’Ormone Assassino – anche perché vibrio cholerae nei cessi di Pisa, diciamocelo, è sempre in agguato, per non parlare del fatto che quando vado in giro vengo in contatto con qualsiasi germe esista su gradini, statue, tavoli, mani di gente marcia eccetera, quindi manco morta mi “tirerei un personal”, come direbbe il mio amico nordico, prima di essermi disinfettata le mani trecento volte…
Ma tant’è. Chi di noi non è stata colta da un raptus per un’uscita verbale particolarmente sèssi di un soggetto random con alto potenziale sessuogeno?
Rispondo io: tutte. Anche perché la persona giusta puù anche dire “riso patate e cozze” che a noi ci s’impenna l’ipofisi che comincia a scaricare GnRH a randa. Arrivederci a tutti.

In Girls c’è la ragazza di prima, quella con la trippa da battaglia, che scopre di aver contratto l’HPV, aka papillomavirus, ovvero i papillomi sulla cosina.
Prima si fa infinocchiare dal suddetto tizio(quello che si tromba, che è anche quello che LE GIOCA CON LA TRIPPA – sono ancora sconvolta da ciò) il quale afferma di NON POTER AVERE lui il virus – quando non esiste un test maschile per verificare l’infezione da papilloma. Quindi disinformazione e gaffes alle quali essa può portare.
Quante volte capita che la gente ci scavoli di brutto con le malattie sessualmente trasmissibili perché non se ne sa una beneamata seganulla?
Realtà, lì, tac.
La sopracitata tizia, NON PAGA di tutto ciò, per avvisare l’ex fidanzato di questi simpatici animaletti che le crescono sulla cervice scopre grazie ad una fortuita conversazione che lui, ops, sai com’è, fra un atto e l’altro ha scoperto di essere frocio.
Quante volte capita? Tante. Ma tante eh. Specie se vivi nella Regione Rossa dove i froci non sono relegati in club bui e nascosti, ma pascolano com’è giusto che sia per le strade, le piazza e le feste.

Insomma, cose che capitano a tutti NEL MODO in cui capitano a tutti. Con le parole che useremmo, i dubbi che ci porremmo NOI CHE VIVIAMO NEL MONDO REALE.
Col giusto equilibrio fra creepy, comico, teen drama, bellezza, bruttezza e quant’altro caratterizza la nostra post-adolescenza del cazzo.

Va da sé che questi sono americani, ma in questo caso vale il detto “tutto il mondo è paese”.

L’unico personaggio che mi convince poco è Jenna, la tipica “io sono maledetta e non givo a fuck di nulla, mi fumo le canne e sono aRternaDiva!“, che ancora non si è decifrata.
C’è la Charlotte York di turno come prevedibile, che cazzohalostessonome di una degli egos di Tara Gregson: Shoshanna. Ma che bel nome… Mi piace tantotanto. Un po’ meno mi piace il format della svampita/vergine/timoratadidio.
Ma è presto per parlarne.

La sensazione che dà Hannah, la protagonista, è di una persona eccezionale nella sua normalità, una persona che inizialmente ci viene da compatire per i suoi trascorsi e per come vive alcune situazioni quotidiane – un po’ da loser, ma poi certi episodi, modi di fare, racconti, errori sono talmente vicini ai nostri che non possiamo fare a meno di sentirci unici e speciali nella sua stessa normalità.

Bello, bello, bello.

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