Qualcosa dalla testa di qualcuno.

“Sembra che in ogni momento riesca a leggere la mia mente!”
… E, in effetti, era così. Alessandro non aveva mai chiesto niente, né al destino né ai diversi dèi nei quali non aveva mai creduto. Eppure molto spesso sentiva quanto avveniva intorno a lui. E la cosa più fastidiosa era che gli capitava per caso, quando in aula studio non fissava il proprio pensiero su niente, ma si trovava immerso in quella serie di pensieri inutili di quando non si ha voglia di mettere gli occhi sul libro. Solo che, quando non pensava distintamente a niente, improvvisamente i cazzi degli altri si materializzavano cristallini nella sua scatola cranica.
C’erano stati decine e decine di film in proposito. Serie tv, kolossal, libri, ciarlatani. Ma a lui accadeva davvero, e davvero temeva di poter esser giudicato pazzo o maniaco, anche se era sempre sé stesso, solo… Sentiva la vita degli altri attraverso brevi e, talvolta, fortuiti scorci.
Quel giorno era particolarmente difficile concentrarsi sui libri, specie pensando alla scollatura di Lavinia due tavoli più in là.
Eppure ad un certo punto tutto si fece ovattato…
“…non mi guarda, è inutile!”
Ancora. Un altro pensiero inassociabile ad una faccia o ad una voce.
Nei film il malcapitato che scopre di avere questa chiavica di potere si gira verso la persona che crede di aver sentito parlare, inorridisce ed al successivo cambio di scena è già consapevole del proprio dono, ma soprattutto di come usarlo.
No.
Alessandro non conosceva nessuno in quella città. Non era in grado di associare voci a facce, per cui l’opportunità di entrare nella testa altrui non gli sembrava altro che una colossale fregature.
La prima persona con cui riuscì a fare un’associazione, solo perché Elena alla macchinetta del caffè si stava preoccupando che l’amica non avesse capito che anche lei era attratta dallo stesso tizio che sedeva sempre nei tavoli centrali .
E poi Elena aveva parlato.
Allora era lei.
La conobbe dopo aver conosciuto alcuni dei suoi pensieri più idioti un giorno agli armadietti, quando lei fece piombare un tomo di Scienza dei Materiali ai suoi piedi proprio mentre stava riponendo le borse.
“Scusami, oggi è proprio un disastro!”
Alessandro,  che non aveva mai rivolto parola a nessuno, si guardò bene dal fare una battuta brillante ed invitarla a prendere il caffè per non sembrare un mandrillo, ma sorrise e disse:
“Figurati, è niente rispetto a quanto combino io di solito!”
Un paio di giorni dopo Alessandro stava sulla porta assillato da un capitolo di letteratura francese che la ragazza sul muretto affianco stava ripetendo con incredibile concentrazione. Fumava una sigaretta tutto quieto, quando Elena si avvicinò e, sfilandosi le cuffie, lo salutò e gli chiese se gli andava un caffè.
Dopo trenta minuti di caffè più sigaretta più varie ed eventuali udì distintamente nella testa della ragazza il pensiero felice di una nuova conoscenza entusiasmante, la conoscenza dello studente di Biologia Molecolare che sembra legga la mente.
Niente sarebbe più stato lo stesso, e forse quella disgrazia del penetrare la mente altrui non era così male, dopotutto.

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