Au contraire.

E’ tutto fondamentalmente precario.

Costruisco, costruisco, analizzo e sorrido. Penso “oggi ci siamo!”.
Poi m’inalbero. Poi la nostalgia. Poi mi batte il cuore. E non riesco a dormire.
E smoccolo perché pare che, ogni volta che sono altrove, in qualche modo il fastidio torna a infestare la mia stanza, le mie lenzuola, il mio Old Holborn che se ne sta mezzo aperto sul tavolo. Tanti gesti che mi sembra di conoscere da una vita ai quali per circa mezzo secondo ero riuscita a non pensare.
Per cui, prima che le mie fondamenta diventino abbastanza solide, si frappone la puttanata di turno a tirar giù tutto.

Tuttavia.
Oggi una sottile pellicola mi separa dalle sempreverdi paranoie.
Oggi ho scritto un sacco e mi sono sentita una donnetta. Oggi ho alzato la testa, dato e ricevuto amore.
Oggi ero triste e felice.
Oggi c’era il sole.

E domani descriverò la stranezza per cui ognuno di noi ha il suo modo di girare(rollare, incartare, rullare, fare) una sigaretta, chiuderla con più o meno precisione, accenderla e fumarla.
E mi chiederò come mai si prova tanta tenerezza a tratti a pensare a qualcuno che arrotola una sigaretta mentre questiona del mondo e del’uomo.
Oggi, intanto, c’era il sole.

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